Recensione: Il piccolo Führer, il viaggio interplanetario del giovane Adolf Hitler

Editore Shockdom
Autori Stefano Antonucci, Daniele Fabbri e Mario Perrotta
Prima pubblicazione 5 ottobre 2017
Prima edizione italiana 5 ottobre 2017
Formato 13 x 18 cm cartonato
Numero pagine 112 pagine

Prezzo 10,00 euro

Ripetete una bugia cento, mille, milioni di volte e diventerà una verità.

IL RITROVAMENTO

L’incipit del libro illustrato Il piccolo Führer, poiché non si può parlare di fumetto data la prevalenza di testo rispetto ai disegni, è chiaro: Stefano Antonucci, Daniele Fabbri e Mario Perrotta hanno ritrovato un volume mai pubblicato di Adolf Hitler e hanno deciso di riproporlo al pubblico. La trama, chiaramente ispirata a Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupéry, vede un giovane Hitler in giro per vari pianeti dell’universo, ognuno con una caratteristica e con abitanti diversi. Il libro è intervallato da divertenti illustrazioni a colori dallo stile anni ’40 e presenta fatti storicamente accaduti in chiave satirica. Dopo Gesù e Mussolini arriva la parodia di un altro personaggio controverso e discusso come Adolf Hitler il cui odio razziale ha condizionato le sorti di tutto il mondo.

IL VIAGGIO

Il tema centrale dell’opera è il viaggio che Hitler compie per l’universo. In ogni pianeta in cui approda trova sempre qualcosa di nuovo da odiare, un nuovo tassello per costruire il proprio programma di purificazione. I riferimenti e i personaggi storici non sono palesi ma sono facilmente riconoscibili, basti pensare al Luce che governa il pianeta Belpianeta o al pianeta UR55. Il viaggio di formazione di Hitler non sfocia nell’amore verso il prossimo ma, contrariamente al famosissimo libro a cui è ispirato, fomenta nella testa del giovane Adolf un odio sempre crescente verso le razze inferiori. Gli ebrei, il popolo più perseguitato dal Führer, sono rappresentati come ratti, a mio avviso questo è un omaggio a Maus di Art Spiegelman, un’opera fumettistica che racconta in prima persona il dramma della Shoah.

CONCLUSIONI

Esattamente come è successo nel film di Quentin Tarantino intitolato Grindhouse – A prova di morte che inizia con un fake trailer, Machete, che poi è diventato un film diretto da Robert Rodriguez anche Il piccolo Führer ha preso vita grazie a una finta promozione pubblicata sulla precedente creazione di Stefano Antonucci, Daniele Fabbri e Mario Perrotta: Qvando c’era Lvi. La lettura scorre veloce, il registro utilizzato è molto moderno e l’umorismo proposto non è mai banale, spesso crea interessanti spunti di riflessione. L’incontro con i personaggi storici, in fondo al volume è presente un indice dove vengono esposti tutti i fatti dai quali gli autori hanno tratto ispirazione per i vari capitoli, rende il libro molto più accattivante. Il rapporto tra disegni e testo, come detto all’inizio di questa recensione, è un po’ basso e questo, a mio avviso, penalizza un po’ l’opera. In ogni caso si tratta di un volume dalla pregevole fattura in un formato cartonato con sovraccoperta in edizione ignifuga. Al di là delle ideologie politiche Il piccolo Führer è un libro che merita di essere letto per l’ironia con cui vengono affrontati temi delicati che sono ancora molto attuali anche ai giorni nostri.

PRO CONTRO
– Divertente
– Affronta temi molto delicati con ironia
– Non scende nella banalità
– Pochi disegni rispetto al testo

C4 MATITE:

Marco Rubertelli

Appassionato di fumetti e informatica. Dopo essere stato un fedele abbonato a Topolino per anni, un giorno, per caso, legge l'albo #224 di Dylan Dog, Sul filo dei ricordi, e inizia a leggere tutta la serie. Presto l'interesse si estende a qualunque tipo di fumetto, soprattutto graphic novel. Nel novembre 2013 fonda insieme all'amico Nicholas il portale C4 Comic.

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