Recensione: Infetto, il body horror post-moderno di Danilo Manzi

Editore Hollow Press
Autori Danilo Manzi
Prima pubblicazione 2017
Prima edizione italiana 2017
Formato
Numero pagine 168

Prezzo 20,00 euro

Fino a che punto la mente può spingersi tramite l’infezione se riesce perfino ad ingannare gli occhi e la ragione dei sani?

Il body horror, sottogenere artistico della deriva più orrorifica, ha fatto da sempre della deturpazione del corpo umano il suo punto di forza nella ricerca dello shock dello spettatore e del lettore. Di pari passo insieme alla mutazione fisica si muoveva sommessamente anche un lavoro psicologico, che andava completamente a ribaltare la caratterizzazione dei protagonisti. Infetto, primo lavoro “lungo” di Danilo Manzi pubblicato da Hollow Press, si inserisce perfettamente nel genere andandone però a ribaltare i canoni per raccontarci qualcosa di più sul nostro presente. La mutazione e la putrefazione del corpo diventano essi stessi parte dell’evoluzione umana, una presa di coscienza della malattia che diviene dunque il mezzo per la fascinazione postumana.

GLORIA E VITA ALLA NUOVA CARNE

Saturno Cotard è un uomo che vive la sua vita nella squallida provincia italiana, sommerso dalla società che lo circonda e lo affonda. Il suo destino in continuo declino viene inevitabilmente sconvolta della lenta e progressiva comparsa sul suo corpo di escrescenze misteriose, una vera e propria infezione con la quale con il tempo dovrà imparare a vivere e condividere. Sulla sua strada si troverà a confrontarsi con una setta che cercherà di instillare in lui un sentimento di quasi totale abbandono alla malattia, nascondendolo come un prezioso tesoro dal quale ricevere qualcosa di molto più grande. L’autore campano decide di parlarci così di oggi, di una società di giovani inetti, di incompiuti e di reietti.

Come in Tetsuo, straniante e scioccante monolite del genere realizzato dal regista Shinya Tsukamoto, l’ibridazione della carne con quella che David Cronenberg definiva “nuova carne” è un riflesso stesso dell’ansia che l’uomo ha nei confronti della società in cui sta vivendo. Se per il cineasta asiatico la paura più grande era quella della costante macchinazione del mondo, qui si riflettono più le paure per un futuro incerto. Dobbiamo abbandonare qualsiasi contatto con la “carne” e la sua imperfetta perfezione per ascendere a qualcosa di più sicuro? E cosa di resta di noi e del diverso una volta che abbiamo accettato la nostra natura?

Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi, in realtà non abbiamo più diritti. Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre

Cosi parlava Marshall McLuhan, sociologo e filosofo canadese nel suo Gli strumenti del comunicare e la sentenza sulla nostra società sembra riflettersi alla perfezione nella chiave di lettura dell’opera. In questo il protagonista sembra essere una scheggia impazzita. Eterno incompiuto che sembra non voler accettare la strada che sembra pararsi difronte a lui: quella fatta di successo e fama ottenuti senza fatica, quasi da “vittima“. Il Grande Malato e i suoi adepti si sono uniti chimericamente con un corpo alieno, che ne ha per assurdo esaltato le qualità. Saturno, appoggiato al ricordo materno ed alle poche briciole di umanità che gli rimangono decide di strapparsi di dosso questo vestito che sembra essergli stato cucito addosso.

UN INFERNO A MATITA

Quello messo in piedi nelle 168 pagine che compongono questo esordio sprezzante è un inferno a matita. L’oppressiva routine fatta di giornate e palazzi tutti uguali nella piccola provincia italiana è spezzata da un male che infetta tutto e tutti, rappresentato qui con un gioco di chiaro-scuro incredibilmente riuscito. Il tratto di Danilo è figlio della grande tradizione italiana, capace di giocare magistralmente con uno uso sapiente delle inquadrature e dello storytelling.

Aprendo questo albo, curato fin nei minimi dettagli anche nel packaging curato da Marco “Keno” Del Negro che ha optato per un rosso carnale ed una copertina “infettata“, sembrerà di trovarsi difronte al figlio illegittimo del Guido Crepax de Il dottor Jekyll e del Dino Battaglia apparso su Linus con le sue trasposizioni di Edgar Allan Poe.

ACCOGLIERE LA CONTAMINAZIONE

“Accogliere la contaminazione è l’unica scelta rimasta.”

Infetto è un’opera difficile, un’operazione come poche se ne vedono al giorno d’oggi per un volume d’esordio. Danilo Manzi si carica sulle spalle il peso di raccontare una storia in cui con un occhio torbido si guarda al giorno d’oggi e il risultato che ne esce fuori è tutto fuorché rassicurante. Il pretesto narrativo della deriva body horror diviene un pretesto narrativo per raccontarci una storia di riscatto sociale. Accogliere la contaminazione, come recita Tuono Pettinato nella sua apocalittica introduzione, è l’unica scelta rimasta. L’infezione ha ormai preso il sopravvento.

Hollow Press come sempre si conferma come uno degli editori che con il tempo dimostra di voler fare della propria fortissima identità un marchio di fabbrica, con il quale differenziarsi e staccarsi dal mercato pop. Trovandovi difronte ad un’opera pubblicata da Michele Nitri e dalla sua oscura squadra riconoscerete fin da subito il marchio di fabbrica, tra una cura editoriale invidiabile e un comparto cartotecnico sempre di alto livello.

C4 MATITE:

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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