Costruire “Lo Scultore”: L’incontro a Roma con Scott McCloud

lo scultore mccloudSi è svolto ieri l’incontro romano con Scott McCloud, tappa d’esordio del suo tour italiano. Come detto in diversi articoli negli ultimi giorni (QUI un esempio), McCloud è uno dei massimi esperti del fumetto inteso come linguaggio narrativo, uno straordinario conferenziere e divulgatore della nona arte e, non ultimo, artista completo e saggista.
Dopo essersi fatto le ossa sulla poetica serie supereroistica ad ambientazione fantascientifica Zot!, l’autore è divenuto celebre in tutto il mondo grazie ai suoi saggi a fumetti sul mondo della narrativa illustrata, primo fra tutti l’illuminante Understanding Comics, Capire il Fumetto.

Per McCloud la tappa italiana rappresenta l’ultima meta del tour europeo per la presentazione del suo nuovo graphic novel, Lo Scultore. Roma è la prima città del nostro Paese a poter apprezzare la spontaneità e la passione del fumettista. Di seguito cercherò di sintetizzare gli argomenti da lui toccati tramite le varie domande rivoltegli dal pubblico e da Michele Foschini, editor Bao Publishing e moderatore dell’evento.

lo scultoreSulla genesi del progetto, McCloud racconta che Lo Scultore è una storia che ha avuto in testa per più di venticinque anni. I concetti elevati, le gesta epiche e la grandeur narrativa di quando era giovane sono state necessariamente mitigate dall’esperienza, in modo da poter affiancare ai temi menzionati anche contenuti più umani e personali, come le interazioni tra i personaggi e le relative sfumature emozionali.
Per citare direttamente l’autore:

I giovani raccontano storie incentrate su grandi cose, i vecchi raccontano storie su piccole cose. 

Su suggerimento di Foschini, poi, l’autore si sofferma sulle fasi iniziali di realizzazione del suo graphic novel e sul ruolo giocato dal suo editor (Mark Siegel, autore di Sailor Twain) presso First Second Books, editore statunitense del volume. McCloud ha raccontato di come i suggerimenti di amici e supervisori siano stati fondamentali per guidarlo attraverso il lungo processo di stesura e revisione iniziale, durato due anni invece di uno come pianificato.
Emblematica in tal senso è stata la citazione di Ernest Hemingway: “La prima bozza di qualsiasi cosa è merda”, con la quale il fumettista ha fortemente convenuto.

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La prima domanda del pubblico verteva su cosa l’autore pensasse dell’attuale panorama fumettistico e quale fosse il posto de Lo Scultore in tale scenario. Per tutta risposta il cartoonist ha evidenziato che tutto ruota intorno alla biodiversità, è la differenziazione che rigenera la linfa vitale del fumetto, sia essa di tipo narrativo o di natura umana; fumettisti di diverse nazionalità, religione, estrazione sociale e idee politiche sono le colonne portanti della sopravvivenza della nona arte.
Per quel che riguarda l’essenza del suo nuovo libro, McCloud ha fatto notare che la sua speranza è quella di aver trovato una sintesi tra l’intrattenimento e l’adrenalina tipica dei supereroi dei prodotti mainstream nordamericani e l’introspezione e la delicatezza dei più intimisti graphic novelist mondiali. Per fare ciò, ha continuato, ha fatto uso delle tecniche narrative tipiche dei manga, estremamente immersive e coinvolgenti, accostandole alla dettagliata costruzione di mondi del fumetto francese.

20150421_181810Un altro interessante intervento da parte del pubblico ha riportato a galla il termine “arte invisibile“, una delle definizioni di fumetto data da McCloud nel suo Understanding Comics. È stato chiesto se l’autore ritenesse tutt’ora valida tale definizione o se qualcosa fosse cambiato e, in caso, perché. Il fumettista ha risposto che all’epoca definì in tal modo il fumetto per tre motivi principali: innanzitutto, perché utilizza un solo senso, la vista, per evocare efficacemente gli altri quattro. In secondo luogo, perché uno dei fattori più rilevanti (e sottovalutati) per ogni fumetto è lo spazio bianco tra una vignetta e l’altra, l’intervallo che rende il lettore vero protagonista e parte attiva nella realizzazione di un’opera a fumetti. Infine, arte invisibile perché sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico.
McCloud termina rispondendo finalmente alla domanda, chiarendo che, ad oggi, l’unico elemento differente rispetto al passato è l’ultimo, per questo il fumetto può ancora fregiarsi dell’originale definizione.

Puntuale è giunta anche la domanda sul vociferato adattamento cinematografico de Lo Scultore, in particolare è stato chiesto se l’autore preferisse una fedelissima ma compressa versione del fumetto sul grande schermo o una interpretazione più libera dello stesso. Rivelando di non amare molto la versione su pellicola di Watchmen, McCloud ha espresso la sua preferenza per la seconda opzione, auspicando che chi lavora nel cinema metta nel proprio lavoro la stessa passione che un cartoonist mette nel suo.

20150421_191141È stato chiesto poi cosa ne pensasse del modo di fare fumetto delle major statunitensi del fumetto supereroistico, che insistono su formule di supposto successo piuttosto che individuare nuove e inesplorate porzioni del mondo della narrativa. McCloud ha individuato alcuni limiti del mainstream statunitense nella lunghezza standard dei singoli numeri di ventitrè pagine. Troppe informazioni vengono limitate dal poco spazio, così che il lettore possa trovare soddisfacente il rapporto tempo di lettura/denaro speso. Anche i lettori di supereroi apprezzano le storie emozionanti, ha continuato, ma raramente queste riescono a trovare la loro giusta dimensione, troppo spesso vengono compresse e mal sfruttate.
In contrapposizione a questo fenomeno, l’autore ha elogiato lo stile narrativo con cui vengono realizzati i libri illustrati per i lettori più piccoli, dichiarando:

Ogni emozione merita una pagina a sé. 

Affascinante l’osservazione sulla colorazione del volume: quando gli è stato chiesto come mai l’intero libro sia stato realizzato in tinta blu, McCloud ha dichiarato di apprezzare i fumetti colorati, ma di non avere le capacità per scegliere un’ampia e adeguata gamma di colori.
Ha scelto il blu perché è il colore che meglio gli ha permesso di rappresentare la forma, le fragilità, la potenza e gli ambienti rendendo invisibile la mano dell’artista, ovvero la sua. Questo era uno dei suoi obiettivi principali nella realizzazione de Lo Scultore: lasciare che il lettore venisse catturato dagli elementi visivi e narrativi e fare in modo che non si soffermasse a studiare il suo stile, per non rallentare o appesantire l’esperienza di lettura.

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Per terminare, sempre stimolato dalla curiosità dei lettori, McCloud ha raccontato di non aver avuto molto tempo a disposizione per la lettura durante gli ultimi anni, ma che intende recuperare quanto prima. Ha tuttavia elencato alcuni dei suoi autori e fumetti preferiti degli ultimi tempi, elenco in cui compare Mazzucchelli con i suoi Asterios Polyp e Città di Vetro, Brian K. Vaughan e Fiona Staples e il loro Saga, E la chiamano estate delle cugine Tamaki e Panther di Brecht Evens. Sul fronte dei libri illustrati per bambini, che il fumettista ha imparato ad apprezzare particolarmente, sono stati fatti i nomi di Raina Telgemeier e Vera Brosgol.

Imprescindibile ed estremamente apprezzata è stata la presenza all’incontro della moglie di Scott, Ivy, fonte di ispirazione primaria per la creazione di Meg, co-protagonista femminile della storia.
Al termine della presentazione e della chiacchierata, è stata organizzata l’usuale sessione di dediche che caratterizza ogni incontro organizzato da Bao Publishing.

Marzio Petrolo

Appassionato e lettore di fumetti da più di un decennio. Affamato di fumetti intelligenti, bizzarri, magici, ermetici o almeno esoterici. Debitore a vita di Neil Gaiman e della sua prosa.

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