C4 Corso Manga: Lezione #15 – Effetti con il pennino 2: tecniche d’inchiostrazione

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Salve a tutti e bentornati con C4 Corso Manga 🙂 con la speranza che vi stiate riabituando alla fine delle vacanze estive, noi torniamo attivi con l’inchiostrazione 😀

Oggi parliamo di effetti grafici con il pennino.

Abbiamo detto più volte che il manga si basa sull’equilibrio tra nero, bianco e grigi. Gli effetti di pennino, di cui abbiamo visto già il tratteggio, ci aiutano a lavorare su quest’equilibrio e ci forniscono uno strumento per dare atmosfere e sensazioni dei personaggi, il movimento e tanto altro.

Brandite i vostri maru pen e iniziamo!

1- Tenga

Partiamo da un effetto di facile esecuzione, ma che richiede un pochino di pazienza. I lettori di shojo manga avranno visto moltissimo questa tecnica, anche se forse più spesso a retino, che crea il classico “sfondo a bollicine” di un manga romantico: l’effetto tenga.
Tracciando una serie di piccolissimi puntini si disegna un cerchio e si prosegue, man mano allargando lo spazio tra i punti mentre ci si avvicina al bianco del foglio; come moltissimi effetti a china il tenga si basa sul passaggio da nero a bianco (più puntini = più scuro, meno puntini = più bianco) e dona la sensazione della dissolvenza.

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Quando un personaggio o la storia diventano cupi e ansiosi, aiutare con effetti grafici porta il lettore a “sentire” più vicino il personaggio. Scure lingue nere sono ottime per sottolineare l’incombenza di una decisione o di una scoperta

2 – Effetto “odoro” 

Utilissimo per donare ad una vignetta un senso di incombenza, di cambio drastico di atmosfera. L’Odoro (ribattezzato così perché il risultato finale ricorda un po’ delle volute di profumo) richiede meno pazienza del tenga, ma calma nell’esecuzione e precisione. Molto utile come allenamento prima di avventurarsi in cose come la kakeami.

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3 – Nawaami

Traducendo molto alla buona, intreccio. Un effetto un po’ vecchiotto (i lettori di manga anni ’80 potrebbero riconoscerlo) ma molto utile per creare sfondi e riempire le opportune vignette.

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Per via dei ghirigori che lo compongono il nawaami dona un effetto di distorsione, di confusione; ottimo per piccole scene come questa

Il nawaami è considerato “parente” della kakeami, e in generale è un tipo di tecnica basata su sovrapposizione precisa di linee parallele di egual lunghezza. L’effetto finale dona la sensazione di tanti cordoni o fiumiciattoli che si annodano sullo sfondo.

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4 – Kakeami

Probabilmente l’effetto più noto, più vario e più usato nei modi più disparati. Di base la kakeami è un insieme di linee che, nella lettura, ci donano l’effetto del grigio senza dover inserire un grigio pieno: creano cioè un “tono intermedio” tra il bianco della pagina e il nero assoluto diverso dai puntini del retino, variando quindi la gamma dei toni da nero a bianco.

La kakeami può essere usata come riempitivo (ad esempio in uno sfondo) come gradiente (cioè per evidenziare il passaggio da nero a bianco e donare un cambio di atmosfere o di contesto nella sequenza della storia) ancora sfruttandola appieno come sostitutivo del nero in scene in cui, per esempio, l’abito nero di un personaggio risulterebbe difficile da vedere.

La base per creare la kakeami è realizzare una serie di quadratini composti da un numero variabile di linee che, affiancati, creano una trama che non permette all’occhio di riconoscere un disegno definito aiutando l’illusione ottica.

ink-kakeami2Qui vi mostriamo le diverse “tipologie” di kakeami: partendo dalla più semplice (che useremo nelle spiegazioni e vi consigliamo di usare all’inizio) è la nikkake, cioè due linee intese come due sensi in cui sono tracciati i segni (orizzontale e verticale); la sankake, tre linee, aggiunge una serie di linee diagonali alle prime due, e la yonkake ne aggiunge un altro gruppo, sempre in diagonale ma di inclinazione opposta.

Per amor di cronaca esiste anche la ikkake, una linea, che consiste nel tracciare gruppi di cinque/quattro linee O in orizzontale O in verticale e ottenere l’effetto della kakeami. Nonostante le linee siano meno la ikkake è di più difficile gestione proprio per la sua semplicità, e non ci aiutava a spiegare come si realizza la kakeami.

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In Black Butler l’autrice usa spesso la kakeami per rendere più evidenti le ombre degli abiti neri, che vista l’alta presenza rimarrebbero “piatti” senza ombre, e con semplici luci bianche avrebbero un effetto di pelle o plastica

4 – Beta flash

Prima di dirvi cos’è il beta flash accenniamo un istante alle linee cinetiche. Chiunque abbia letto un manga sa cosa sono . Dette semplicemente, si tratta di linee che si assottigliano verso un determinato punto (un oggetto lanciato, un pugno, insomma il centro dell’azione) focalizzando l’attenzione su quell’azione e sottolineando il movimento e il dinamismo della scena.

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Le linee cinetiche si realizzano tassativamente a righello, o a curvilineo se la scena richiede (e se vi sembra più gradevole) una linea cinetica curva.

Il beta flash è un effetto che si realizza sul principio della linea cinetica, quindi di un insieme di linee precise che si assottigliano ad una estremità. Come dice il nome il beta ricorda il flash di una macchina fotografica, un bagliore, e viene utilizzato per evidenziare stupore, folgorazione, ma anche per il semplice uso di simbolo di esplosione (magari su uno sfondo di un cielo nero) o come baloon per il testo (per enfatizzare, ad esempio, i concitati pensieri di un personaggio agitato.)

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Il beta flash si utilizza anche in gruppi: più beta flash su uno sfondo e di misure diverse danno la sensazione di “esplosioni multiple”, quindi di situazione concitata o di stupore particolarmente enfatizzato (che spesso può prendere anche una sfumatura comica.

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La realizzazione non è complessa. Una volta realizzati i beta flash necessari, si colora tutto lo sfondo di nero; a questo punto con un pennellino e l’inchiostro bianco, senza essere troppo precisi, si tracciano linee che tocchino ogni beta flash simulando, per l’appunto, delle scariche di fulmini e ponendo ancor di più l’accento sull’effetto “folgorante” dello sfondo.

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Speriamo che questa lezione vi sia stata di aiuto 🙂
Per una lezione abbiamo abbandonato il video, dato che le cose da spiegare erano davvero tantissime e dovevate poterle vedere ben fatte e con precisione, ma torneremo 😉
Vi salutiamo e vi diamo appuntamento tra due settimane con GENSAKUSHA Special!

Stay tuned! :3

The King's Dream Studio

"The King's Dream Studio©" nasce nel 2012 grazie alla collaborazione tra Martina e Nicolò. Martina "Dream" Longinotti: Diplomata al liceo classico, laureata in Arti Figurative e Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara (laurea triennale e specialistica). Disegnatrice da sempre. Nicolò "K.i.S." Belloglio: Diplomato al Liceo Classico, ha frequentato l'Università degli Studi di Pisa, corso di laurea in Lettere Moderne. Appassionato di lettura, manga e scrittura fin dalle medie, si dedico alla sceneggiatura, in particolare a quella manga.

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