Attentati di Parigi: leggere “Catarsi” un mese dopo il 13 novembre

INSONNIA

catarsi cover baoLa notte ho qualche problema a dormire. Ci sono notti in cui quasi mi sembra d’impazzire per non riuscire a chiuder occhio, notti in cui dormire mi sembra semplicemente sbagliato.
La tragica notte del 13 novembre non mi trovavo nei luoghi colpiti dagli attentati, non ho pregato per la città mentre succedeva l’inferno in terra e, soprattutto, non mi sono sentito Parigi. Non perché abbia mancato di rimanere colpito da quanto accaduto per le strade di quella che forse è la città più bella del mondo, ma semplicemente perché non si può avere la presunzione di capire cosa voglia dire vedere del sangue versato sulle strade che percorri tutti i giorni.
Cosa ho fatto il 13 novembre? Fino alle quattro del mattino ho seguito in tv quanto stesse succedendo. Senza piangere, condividere frasi preconfezionate su Facebook o inneggiando alla crociata.
Se per Charlie Hebdo la mia reazione era stata di odio incontrollato e desiderio di vendetta nei confronti di chi aveva profanato la santa (in senso laico) libertà d’espressione, questa volta la storia è stata totalmente diversa.

TERRORE

Conclusa la rassegna stampa mi sono buttato sul letto: dopo alcuni minuti passati a riflettere sul chi, come, cosa e perché, una domanda mi è entrata sotto la pelle: “Se ci fossi stato tu al posto delle vittime?” o peggio “Se ci sarai tu la prossima volta?” o peggio ancora “Se la prossima volta ci saranno le persone che ami al posto tuo?“. TERRORE.
Chi ha ucciso  stava ottenendo l’effetto desiderato: l’idea di prendere il treno per andare a Pisa a seguire le lezioni mi terrorizzava, pensare di andare a mangiare fuori una pizza mi terrorizzava. Oltre al terrore sono stato attraversato da un profondo senso di colpa, dovuto dal fatto che pur non potendo nemmeno immaginare come si sentissero le persone direttamente coinvolte, stessi reagendo come se gli spari fossero rimbalzati contro i muri di casa mia.

CATARSI

ParisDalla sua uscita avrò letto Catarsi di Luz non meno di trenta volte: questo libro mi fa stare bene, quest’anno a mio parere non è uscito nulla di più vero e intenso. Rileggerlo con il terrore addosso è stata una vera e propria catarsi. I giorni seguenti all’attentato qualcuno ha proposto di rendere obbligatorio lo studio di Oriana Fallaci nelle scuole. In questo momento non sono sicuro sia la cosa più intelligente da fare: urlare in faccia alle persone che fanno bene ad avere paura e che dovrebbero averne ancora di più mi sembra pericoloso.
Luz nel suo libro non nega l’esistenza del terrorismo nè cerca di comprenderlo, non si limiterà nemmeno a consigliare lo sterminio di chi commette attentati, farà molto di più: continuerà a vivere passando oltre. Vi assicuro che è maledettamente convincente.
Spegnete la tv e se ancora non l’avete fatto leggete questo libro: chiedetelo in prestito a un amico, leggetelo in compagnia, parlatene e non abbiate paura.
Leggere questo fumetto dopo gli attentati del 13 novembre mi ha fatto comprendere quanto Luz sia stato generoso nel consegnarci un’opera intima come Catarsi. Attraverso la propria esperienza riesce a rassicurare, nei limiti del possibile, persone terrorizzate come me.
Questo mio articolo non vuole essere una recensione (ci ha già pensato egregiamente il collega Nicholas Venè QUI), vuole essere un invito alla lettura di un libro che educa al non aver paura. Ne abbiamo tutti molto bisogno.

Jacopo Cerretti

Classe '90, cresciuto a pane (tanto) e comics con approccio disinteressato, negli ultimi 3 anni ho sviluppato un vero e proprio amore per il fumetto grazie in primis all'indagatore dell'incubo, i colleghi di casa Bonelli e alle poesie grafiche di Gipi.

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