Dark Night: il film di Tim Sutton sarà proiettato in anteprima a Roma

Roma, 6 febbraio 2018
ore 18:30 
c/o Anica
(Viale Regina Margherita, 286)

Proiezione stampa
di

Dark Night

di Tim Sutton 
con Robert Jumper, Eddie Cacciola, Aaron Purvis,
Shawn Cacciola, Anna Rose Hopkins

e le musiche di Maica Armata
Distribuzione: Mariposa Cinematografica e 30Holding

Nelle sale dal 1 marzo 2018

Liberamente ispirato al tragico caso del massacro di AuroraDark Night ritrae sei personaggi, compreso il giovane killer, nelle ore precedenti l’attentato criminale. Sei giovani individui galleggiano in un vuoto di relazioni, ciascuno di loro potrebbe essere l’artefice del folle gesto. Le loro azioni e il loro vissuto sembrano condurli a piccoli passi verso il dramma finale, lo stesso che si consumò nel cinema Century 16 alla prima di The Dark Knight Rises (Il cavaliere oscuro – Il ritorno, di Christopher Nolan).

Dark Night è stato presentato al Sundance Film Festival, nella selezione ufficiale 2016 e ha vinto il Premio lanterna magica alla 73a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nella sezione Orizzonti de La biennale di Venezia 2016

Uscita: 1 marzo 2018
Durata: 85′
Distribuzione: Mariposa Cinematografica e 30Holding

Il massacro di Aurora

Il 20 luglio 2012, all’interno del cinema Century 16 di Aurora, in Colorado, alla prima del film The Dark Knight Rises di Christopher Nolan, durante la proiezione di mezzanotte, si verificò una sparatoria. Un giovane uomo armato, vestito con un abbigliamento militare, lanciò granate di gas lacrimogeni contro il pubblico e sparò agli spettatori con diverse armi da fuoco. Dodici persone furono uccise e altre 70 rimasero ferite. Il Massacro di Aurora fu l’attentato che causò il maggior numero di vittime in un’unica sparatoria sul suolo statunitense, fino a quella avvenuta nella scuola di Sandy Hook il 14 dicembre dello stesso anno. Dal massacro della Columbine High School nel 1999, quello di Aurora fu l’incidente che causò più vittime in Colorado. Il killer, il ventiquattrenne James Eagan Holmes, fu arrestato vicino alla sua auto fuori del cinema la sera stessa del massacro.

I fatti

La sera del 20 luglio 2012 Holmes comprò un biglietto per il film The Dark Knight Rises ed entrò nella sala 9. A circa 20 minuti dall’inizio dello spettacolo, il giovane uscì dalla sala attraverso la porta di emergenza con accesso diretto all’area del parcheggio sul retro, bloccando la porta con una tovaglia di plastica. In sala c’erano circa 400 spettatori. Holmes si diresse alla sua macchina parcheggiata vicino alla porta di uscita, indossò degli indumenti tattici protettivi e recuperò le armi. A circa 30 minuti dall’inizio del film, intorno alle 0.30, rientrò nella sala attraverso la porta di uscita. Era vestito di nero e indossava una maschera antigas. Per evitate di udire le reazioni all’interno della sala Holmes ascoltò musica techno attraverso un paio di cuffie. Alcuni tra i sopravvissuti presenti affermarono che inizialmente nessuno si era reso conto della minaccia. Secondo i testimoni, Holmes sembrava indossare un costume, come altri membri del pubblico che si erano travestiti per l’evento. Molti credettero che si trattasse di uno scherzo, mentre altri pensarono che fosse una trovata pubblicitaria organizzata dal cinema. Holmes lanciò due lacrimogeni che oscurarono parzialmente la vista dei membri del pubblico e sparò. I primi colpi furono diretti sul fondo alla sala, poi sulle persone ai lati. Un proiettile attraversò il muro e colpì tre persone nell’adiacente sala 8, in cui era proiettato lo stesso film. Secondo alcuni testimoni il sistema di allarme antincendio del multiplex iniziò a suonare poco dopo l’inizio dell’attacco. Holmes sparò 76 colpi nella sala. Uccise 10 persone sul colpo, mentre altre due persero la vita in ospedale nelle ore successive. Tra i deceduti vi furono molti ragazzi giovani e una bambina di 6 anni. Tra i feriti, che riportarono gravissime conseguenze, anche una donna incinta, rimasta tetraplegica, perse il proprio bambino dopo una settimana dalla sparatoria. La polizia, avvisata intorno alle 0.39, giunse sul posto in 90 secondi. Circa 15 minuti dopo l’attentato, sul retro del cinema, l’ufficiale di polizia ammanettò Holmes vicino alla sua auto, senza che questi opponesse alcuna resistenza. Inizialmente Holmes era stato scambiato per un altro ufficiale di polizia a causa del suo abbigliamento. La polizia dichiarò che al momento dell’arresto il killer era calmo. Secondo due funzionari federali, si era tinto i capelli di rosso e disse di essere “Joker”. La notte del massacro alcuni vicini di casa di Holmes riferirono di aver sentito della musica ad alto volume provenire dall’appartamento del ragazzo. L’appartamento di Holmes conteneva più di 30 granate fatte in casa, collegate a una scatola di controllo posta in cucina, e 110 litri di benzina. Un funzionario della polizia riferì anche di aver rinvenuto una maschera di Batman nell’appartamento.

Il processo

Il 23 luglio del 2012 James Eagan Holmes è apparso per la prima volta in tribunale. Secondo la stampa appariva stordito e in gran parte inconsapevole di ciò che lo circondava. Il 30 luglio, i procuratori del Colorado hanno presentato 141 capi d’accusa formali contro Holmes. Per ciascuna vittima sono state presentate due accuse dare ai pubblici ministeri maggiori opportunità di ottenere condanne. Il 9 agosto, gli avvocati di Holmes hanno richiesto l’infermità mentale per il loro cliente chiedendo più tempo per valutare la natura della sua malattia. A causa dei diversi tentativi di suicidio compiuti da Holmes, il giudice accettò di posticipare il procedimento fino a dicembre 2012. Il processo è iniziato il 27 aprile 2015. La giuria era composta da diciannove donne e cinque uomini, due dei quali avevano legami con il massacro della scuola superiore di Columbine. I procuratori della contea di Arapahoe hanno sostenuto che Holmes fosse sano di mente durante la sparatoria e che avesse avuto intenzione di uccidere tutte le 400 persone presenti in sala, mentre gli avvocati di Holmes difendevano la tesi che il ragazzo fosse in preda ad un episodio psicotico durante l’attacco. Il 26 maggio sono stati rivelati i dettagli contenuti nel taccuino di Holmes rinvenuto in una cassetta della posta universitaria indirizzata alla sua psichiatra Lynne Fenton. Il taccuino ha mostrato, oltre la sua insoddisfazione per la vita, per la ricerca di lavoro e per problemi di salute, che Holmes fosse ossessionato dall’idea di uccidere già da dieci anni prima dell’attentato. In esso erano contenuti anche alcuni dettagli relativi alla pianificazione della sparatoria.

*** Local Caption *** Dark Night, , Tim Sutton, USA, 2016, V’16, Spielfilme

Diversi psichiatri, nominati dal tribunale e chiamati a testimoniare, hanno dichiarato che Holmes era malato di mente, affetto da disturbi schizoaffettivi, ma in grado di intendere e di volere al momento dell’attentato. Holmes scelse di non testimoniare. Il 23 luglio la giuria ha stabilito che Holmes ha agito in modo crudele con l’aggravante della premeditazione sebbene non intendesse uccidere bambini quando aprì il fuoco. L’appello per la clemenza è stato respinto il 3 agosto in base al presupposto che fattori attenuanti come la malattia mentale non hanno prevalso su fattori aggravanti come il numero di vittime nel massacro. Holmes è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale il 7 agosto dopo che i giurati non hanno raggiunto una decisione unanime sulla condanna a morte. Al termine dell’udienza del 26 agosto, Holmes è stato condannato formalmente a dodici ergastoli senza condanna a morte e ad un massimo di 3.318 anni in più per tentato omicidio e possesso di armi da fuoco.

James Eagan Holmes

Secondo le autorità giudiziarie prima del massacro di Aurora James Eagan Holmes non aveva mai commesso prima alcun reato, fatta eccezione per alcune multe. Dopo gli omicidi, Holmes, affidato alle cure di uno psichiatra nominato dal governo, dichiarò che la recente rottura con la sua fidanzata aveva contribuito alla sua depressione violenta. Secondo il suo avvocato, il killer era convinto che uccidere altre persone gli sarebbe stato in qualche modo di giovamento. Coloro che conoscevano Holmes dicevano che fosse socialmente imbarazzante e che era difficile tenere una conversazione generica con lui. Holmes primeggiava nei giochi al computer e diventò uno dei migliori giocatori di World of Warcraft (gioco di ruolo online diffuso nel 2004). Holmes aveva conseguito il dottorato in neuroscienze, che comprendeva un corso in disturbi psichiatrici e neurologici, presso l’Università del Colorado Denver. Dichiarò di aver scelto questo ambito anche per comprendere le proprie difficoltà personali fin dall’infanzia. Nella primavera del 2012, presso il Anschutz Medical Campus, Holmes cercò insistentemente aiuto presso un operatore socio sanitario, che lo indirizzò ad uno psichiatra del campus, il quale gli prescrisse immediatamente una cura farmacologica. Holmes aveva informato entrambi, e un terzo psichiatra, che stava pensando di uccidere delle persone, senza specificare individui o metodi. Quando il suo stato mentale si deteriorò e la sicurezza del campus fu messa in guardia, Holmes lasciò il suo corso. Molti psichiatri gli hanno diagnosticato una forma di disturbo schizofrenico o schizoaffettivo o connessi schizotipi. Ciononostante nel periodo del processo, dopo essere stato stabilizzato in ospedale con dei farmaci antipsicotici e psichiatrici, Holmes è stato dichiarato capace di prendere parte al processo. I suoi avvocati hanno richiesto la non colpevolezza per infermità mentale o schizoidi di personalità. Il suo processo ha avuto inizio il 27 aprile 2015 ed è durato 11 settimane. Holmes è stato condannato a 12 ergastoli consecutivi, più 3.318 anni di carcere, senza la possibilità di riduzione della pena.

Note di regia

Ci sono alcuni film che mi hanno fatto nascere il desiderio di diventare regista. Quando ho visto per la prima volta I 400 colpi di François Truffaut (1959) – e ogni volta che lo rivedo ancora – rappresenta per me intimità, gioventù, bellezza, umorismo, autenticità, solitudine, è una storia d’amore epica ed è l’esempio di ciò che una storia cinematografica può offrire attraverso l’intelligenza e l’anima utilizzando la minima quantità di strumenti o trucchi. È stato però Ballast di Lance Hammer (2008) però che non mi ha fatto rinunciare alla voglia di realizzare un film. Quel film è così sottovalutato che mi addolora. Lo stile etereo della narrazione, la cinematografia strutturata, i personaggi autentici presenti in un mondo strano e rallentato, riconoscibile ma del tutto unico. Il montaggio di questo film ti sposta ritmicamente in avanti con una voce fresca e un’estrema sicurezza registica. Sono troppi da contare i film che mi hanno letteralmente ossessionato. Solo per parlare degli italiani, da Professione: reporter (1975) di Michelangelo Antonioni a Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1972) a Gomorra di Matteo Garrone (2008). Ogni mio film ha una vibrazione simile per quanto riguarda l’aspetto estetico, ma per ciascuno l’approccio è stato in qualche modo diverso. Per girare Dark Night (2016) ho avuto sedici giorni. Avevo una sceneggiatura molto precisa. Ho tagliato alcune scene che pensavo non aiutassero la narrazione. L’andamento narrativo doveva essere come un imbuto, in un certo senso, sempre più stretto. Ci sono alcune scene che mi sono davvero piaciute ma che ho tagliato. È un film abbastanza duro così com’è e non volevo portare la gente fuori da questa spirale. E così siamo andati avanti in termini di atmosfera da thriller, piuttosto che rappresentare momenti reali.

[Tim Sutton]

Note di distribuzione

Il 20 luglio del 2012 il ventiquattrenne James E. Holmes aprì il fuoco alla prima di Dark Knight Rises (Il cavalire oscuro- Il ritorno) in un cinema di Aurora, Colorado. Uccise 12 persone e ne ferì 70. Il 7 agosto 2015 James Holmes è stato condannato a 12 ergastoli, uno per ogni vittima. Il film è liberamente ispirato agli eventi del massacro di Aurora.

All’indomani di un massacro, insieme al dolore per la tragedia che ha colpito le vittime, rimane spesso il l’atroce interrogativo riguardo le motivazioni che possano aver indotto un essere umano a commettere un gesto tanto folle. La ragione non riesce ad accontentarsi della sola giustificazione dell’insanità mentale. Dark Night spinge l’immaginazione ad esplorare la realtà umana e il contesto ambientale in cui erano immerse le vittime e il killer artefice di quel tremendo e insensato massacro. Sutton fotografa i personaggi cogliendo i momenti di normalità della loro giornata, mentre la bellezza degli ambienti e di certi paesaggi contrasta e al tempo stesso rispecchia il disagio esistenziale delle loro vite. Dark Night esplora una realtà disturbante, solo all’apparenza confortante e confortevole. Ogni personaggio incarna uno degli aspetti del complesso profilo del killer, incastrati in una realtà distorta in cui un senso di alienazione e malessere pervade ogni attività. La percezione di una distorsione pervade ogni momento del film e la colonna sonora ne accompagna il movimento. Un linguaggio cinematografico di alto livello, una fotografia raffinata e visionaria e una colonna sonora ipnotica fanno di Dark Night una stupefacente e articolata critica alla cultura americana sulle armi e al senso di alienazione e disagio causato dal sistema di vita suburbano. Girato a Sarasota, in Florida con il contributo alla fotografia della celebre DP Hélène Louvart (PinaLe spiagge di Agnes, L’intrusa), Dark Night offre visioni, come in un sogno in cui emergono sia paesaggi, curati e tristi al tempo stesso, sia il malessere e il senso di tremenda solitudine dell’ambiente. Vincitore del Premio lanterna magica alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, Dark Night è stato presentato nella selezione ufficiale del Sundance Film Festival. Dark Night è un’opera fondamentale, non solo in quanto cinema d’autore, ma anche per l’analisi sociale complessa e suggestiva che propone.

Intervista alla musicista Maica Armata
[in esclusiva per la distribuzione italiana, non coperta da copyright]

Nel 2012 un tragico massacro sconvolse la quiete dell’area suburbana della cittadina di Aurora in Colorado. Cosa ricordi di quell’evento? Cosa ne pensi dello sconvolgente sviluppo della vicenda?
Purtroppo non mi è rimasto altro che un vago ricordo di quell’evento isolato. Tali atti di terrorismo e violenza stanno diventando sempre più comuni in Nord America. Quando si verificano sparatorie di massa individuali, è triste, sono turbata, ma alla fine della settimana mi sembra semplicemente un’altra statistica da aggiungere all’inventario. Lo sviluppo di queste storie sembra sempre lo stesso: un giovane maschio bianco soffre di malattie mentali e noi tutti andiamo avanti senza guardare adeguatamente indietro. È per questo motivo che l’arte gioca un ruolo importante nel rivisitare questi temi, altrimenti la nostra attenzione andrebbe calando.

Come è iniziata la tua collaborazione con Tim Sutton?
Tim era a Montreal per RIDM (Rencontres internationales du documentaire de Montréal), per la presentazione del suo precedente film, Memphis. Al Festival mi è capitato di suonare alla mostra “Suoni per il popolo”. Tim si trovava lì al momento giusto e secondo lui, in quel momento ha capito che voleva collaborare con me. Ho ricevuto una sua email qualche mese dopo, poi ho guardato i suoi film, con cui mi sono sentita facilmente in sintonia e poi, prima che me ne accorgessi, volavo in Florida per provare una delle più straordinarie collaborazioni che abbia mai avuto. È una storia che mi sentirò sempre fortunata di raccontare.

La tua performance in Dark Night, sia musicale che attoriale, conferisce al film un’atmosfera particolare, vibrante, elettrizzante, delicata e tesa. Qual è stata la tua ispirazione per la musica? Come hai lavorato al tuo personaggio?
Non ci ho pensato molto. Tim voleva solo che fossi me stessa. A volte mi suggeriva un aggettivo o uno stato d’animo con cui lavorare. Volle specificamente che riscrivessi “You are my Sunshine“, ma a parte questo, sentivo che tutto ciò che dovevo fare era essere me stessa (sia musicalmente che nel recitare). Essere in Florida, con il cast e la troupe mi ha aiutato ad avere un’altra prospettiva di un’America che non avevo ancora conosciuto. Ero stata in Florida prima, ma in circostanze molto diverse. Questa volta, ho avuto un’immagine più realistica della povertà lì e anche di una vasta area suburbana come non ne avevo mai viste in Canada. Inoltre, conoscere il personaggio principale, Robert Jumper, è stato un processo molto importante per me. Credo che la colonna sonora originale non sarebbe stata la stessa se non avessi conosciuto lui.

Il film esplora diversi aspetti del killer, James Holmes. Conoscevi la sua storia prima di lavorare con Tim? Come ti senti quando pensi a questa vicenda?
Non l’ho fatto e non lo faccio ancora. Ho lavorato con i personaggi del film, poiché ognuno di loro esplora le caratteristiche di ciò che serve per diventare un killer. Ho cercato di evitare di concentrarmi su un singolo individuo e sui fatti dietro la loro storia. Mi sono collegata, in un certo senso, a tutti i personaggi, perché ognuno di loro avrebbe potuto essere il killer. Ora, quando penso alle riprese di Aurora, penso ai giovani del Nord America e al fatto che sembrano annoiati a volte. C’è una mancanza di risorse e creatività che può facilmente guidare un giovane ai limiti della solitudine.

Il film evidenzia il problema delle armi, la diffusione di videogiochi elettronici violenti tra i giovani e diverse forme di alienazione sociale. L’esperienza del film ha influenzato le tue idee su questi temi?
Mi sembra che il film ponga più che altro l’attenzione su forme di alienazione sociale. L’esperienza di questo film mi ha permesso di comprendere meglio un aspetto demografico di cui avevo poca o nessuna conoscenza. Ora, per esempio, ho una preoccupazione più viscerale per i giovani veterani di guerra. Si sono approfittati di loro, li hanno rimandati a casa in condizioni difficili e ci sono così poche risorse per aiutarli a superare l’isolamento e un dolore così estremo, è terribile!

Uno dei tuoi progetti più interessanti porta un nome italiano. Che tipo di connessione hai con l’Italia, con la nostra musica e la nostra produzione artistica?
A essere onesta, c’è una storia dietro questo progetto e non è collegata in modo particolare all’Italia. Si chiama Caro diaro (sic, ndr) e in questo progetto mi sembra praticamente di cantare proprio il mio diario.

Hai altri progetti cinematografici e quale sarà il tuo prossimo progetto musicale?
Mi piacerebbe molto, ma niente al momento. Forse un giorno troverò qualcun altro con cui collaborare. Il mio prossimo impegno musicale è quello di pubblicare l’album di Caro diaro e continuare a lavorare sul mio nuovo progetto, che non ha ancora un nome, ma che coinvolge pianoforte e voce. Sono molto entusiasta di questo.

Tim Sutton – Regista
Memphis 2013; Pavillion 2012

Helene Louvart – Direttore della fotografia
Hélène Louvart (nata nel 1964) è una cineasta francese. Si è laureata nel 1985 al prestigioso Louis-Lumiere Collège di Parigi. È membro di The French Society of Cinematographers (AFC), l’equivalente francese dell’American Society of Cinematographers. Ha lavorato con molti registi francesi e internazionali, come Wim Wenders, Agnès Varda, Claire Denis, Christophe Honoré, Jacques Doillon, Nicolas Klotz, Sandrine Veysset, Marc Recha, Dorothée Smith o Léos Carax. Recentemente ha firmato la direzione della fotografia anche per il film L’intrusa, di Leonardo Di Costanzo presentato alla Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes 2017.

Maica Armata – Musiche originali
Cantautrice canadese, musicista, produttrice e ‘attrice occasionale’. Nata e cresciuta a Montreal, dove ha preso parte a diversi progetti musicali, tra cui il suo da solista Caro diaro, quello nel gruppo doom-rock MaicaMia e nel complesso electro- acustic Strickland Trio. Maica Armata e il regista Tim Sutton si sono incontrati al festival RIDM (Montreal International Documentary Festival), dove lei si esibiva, quando Sutton stava proiettando il suo film, Memphis. Da quell’incontro è nata una collaborazione molto proficua.

Fonte: MariposaCinematografica.it

Marco Rubertelli

Appassionato di fumetti e informatica. Dopo essere stato un fedele abbonato a Topolino per anni, un giorno, per caso, legge l'albo #224 di Dylan Dog, Sul filo dei ricordi, e inizia a leggere tutta la serie. Presto l'interesse si estende a qualunque tipo di fumetto, soprattutto graphic novel. Nel novembre 2013 fonda insieme all'amico Nicholas il portale C4 Comic.

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