Invincible è finito, lunga vita a Invincible

La mia speranza più grande è quella, un giorno, di svegliarmi quando sarò più anziano e di leggere un fumetto di INVINCIBLE di autori più giovani che non ho incontrato e che faranno un lavoro che odierò.
– Robert Kirkman
Intercambiabilità. Questa sembra essere in questi anni la parola d’ordine per le cosiddette Big Two del fumetto americano. Autori, artisti e personaggi si trovano oramai coinvolti in un loop narrativo nel quale è impossibile cercare di creare archi narrativi a lungo raggio, senza poi dover ricadere nella trappola del ritorno alle origini per permettere ai “nuvoi lettori” di saltare a bordo delle testate senza il minimo sforzo cognitivo. Questo impasse potrebbe dipendere da diversi fattori: l’inevitabile bacino d’utenza implementato dall’inaspettato successo del mondo dei cinecomics, la svolta decisa verso una narrazione globale più serrata ed immediata (quasi “sostituibile” per il continuo bombardamento di nuovi contenuti). I pochi baluardi rimasti cadono come foglie, tra questi si annoverano sicuramente nomi inossidabili come SpawnSavage Dragon e il protagonista di questo nostro approfondimento: Invincible. Ma facciamo un lungo passo indietro.

2003: siamo nel pieno dell’esplosione del fenomeno superoistico su scala globale. Al cinema la Marvel prova i suoi primi, altalenanti, approcci al mondo del grande schermo con opere dimenticabili come Daredevil di Mark Steven Johnson e l’Hulk di Ang Lee, mentre nel mondo della carta dominano prodotti come il Batman: Hush di Jeph Loeb Jim Lee, i tamarri cross-over tra Marvel e DC Comics e gli Ultimate Fanstastic FourImage Comics, per cavalcare l’onda situazionista, sta per lanciare una nuova collana dedicata al mondo degli uomini in calzamaglia e decide così di vagliare un progetto nato dalle menti dietro la serie di SuperpatriotsRobert Kirkman Corey Walker ed in seguito Ryan Ottley si trovano così a creare uno dei comicbook più longevi ed apprezzati delle prime decadi del nuovo millennio.

UN UNICO, GIGANTESCO, AFFRESCO

La storia ruota attorno alla vita di Mark Grayson, quello che potremmo definire a tutti gli effetti come un “figlio di un attempato e padre di famiglia Superman“, o come viene chiamato in questo caso Omniman. Dopo una partenza quanto meno altalenante (per non dire “poco riuscita“, capace di allontanare il lettore più disattento) l’intento degli autori prende lentamente forma e salta all’occhio: ci si concentra sulle relazioni e sul loro sviluppo, sul più forte eroe del pianeta e del suo continuo cadere e rialzarsi, cambiare per restare sé stesso.

Il protagonista diviene quindi una pedina nelle mani di Kirkman, che lo catapulta in un situazionismo ironico di cliché del genere con il quale si diverte a giocare. Temibili invasioni di proprie versioni da altre dimensioni, l’inevitabile minaccia proveniente dallo spazio e della proprie origini (in un mix letale tra i sayan di Toriyama ed i kryptoniani di DC) e altre riflessioni ironiche come il penultimo ciclo di storie, che fa il verso ai reboot ed ai viaggi nel tempo come “soluzioni narrative“, sono solo la scusa per dipingere un unico e gigantesco affresco. Il vitrumita, libero dalle scevri costrizioni di eventi e jumping on point, ha così la possibilità di maturare e modificare in modo coerente il proprio punto di vista.

L’INCREDIBILE LAVORO DI RYAN OTTLEY

Il fumetto spesso è una questione di “incontri casuali” (passatemi la definizione baciperuginiana, ndr): una serie di elementi si mescolano, magari in maniera casuale, per creare qualcosa che si incastra in maniera irreale. Sarà difficile quindi credere che per una mera questione editoriale il non proprio brillante Corey Walker, schiacciato dai tempi “stretti” della mensilità” sia costretto ad abbandonare dopo pochi numeri e ancora più difficile sarà credere alla storia di Ryan Ottley.

All’epoca l’artista che, da quel momento, ha accompagnato con le sue matite Mark e gli altri protagonisti per oltre 130 numeri, si divideva tra fan art postate sul forum Penciljack.com e la pubblicazione del suo webcomic Ted Noodleback – Bycicle Delivery Boy. Una volta ricevuta la chiamata da Image Comics, nel ruolo di “manovalanza” come filler inner per il numero 8 della testata, si dimostra da subito un professionista di assoluto rilievo. Riesce dunque a soddisfare le richieste della casa editrice in sole due settimane e si ritorva così, complice anche l’abbandono del suo predecessore, un lavoro di assoluto rilievo nella terza forza del comicdom statunitense.

Da quel momento Ryan ha lentamente e progressivamente alzato sempre di più l’asticella, complici anche i continui climax narrativi. Il suo tratto spigoloso e dinamico calza perfettamente con le silhoutte slanciate degli eroi protagonisti e con le maestosità ipertrofiche dei nemici sempre più potenti. Come non parlare poi degli scontri? La sua comfort zone sembra essere quella della pura violenza esplosiva: ogni incontro in Invincible si trasforma in una battaglia dai toni epici e qualsiasi colpo sembra quasi essere tridimensionale, quasi sfondare la gabbia delle vignette per uscire fuori e colpirci.

PERCHÉ LEGGERE INVINCIBLE?

Nel saggio di culto Apocalittici e integrati nel 1963 redatto da Umberto Eco lo scrittore di Alessandria soffermandosi sul cosiddetto “mito di Superman” aveva analizzato il rapporto tra la forma superumana e la società, sottolineando l’intoccabilità del “mito” e della sua discesa verso l’umanizzazione. Ecco, il fumetto di saldaPress prende questo concetto (oramai assodato e plasmato per le esigenze narrative) ribaltandolo completamente e andando a creare uno dei pochi unicum che confermano la regola. Il concetto di continuity si lega così ad una concezione lineare del progetto, con una clinea temporale più vicina a quella della nostra realtà.

Robert Kirkman un autore che forse meglio di tutti, al momento, è capace di guardarsi intorno per raccontare la società che lo circonda. Invincible è il quadro più lucido sulla società moderna e sull’influenza che l’Übermensch rappresenta per il nostro presente, probabilmente è e resterà a lungo il pezzo unico dal quale partire, in futuro, per affrontare il genere in tutte le sue declinazioni.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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