[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Josephine Signorelli

La sua pagina, Fumettibrutti, è stata una delle next big thing del mondo del webcomic in questo 2017 (tanto da arrivare alla candidatura immediata ai Premi Micheluzzi). La neonata collana di Feltrinelli Comics, curata da Tito Faraci, sta per lanciare il suo primo lavoro stampato per la grande distribuzione. Abbiamo raggiunto Josephine Signorelli per parlare dei suoi progetti futuri, del suo lavoro sul web e dei temi trattati.

C4 Comic: Ciao Josephine e benvenuta su C4 Comic. Ti va di raccontare qualcosa su di te, per i pochi che ancora non ti conoscono?
Josephine Signorelli: In breve: classe 1991, catanese ma attualmente vivo a Bologna, troppo carina per finire in prigione e quando mi chiamano artista rispondo “sono solo una perdente”.

C4C: Partirei da una delle tue ultime vignette, che sembrano raccontare l’anima della tua narrativa. “Scarabocchietto sesso mentre aspetto amore” recita la strip. Quanta fiction e quanta Josephine c’è nei tuoi fumetti?
J.S.: La realtà non è bella, lo dico anche se così sputtano la mia poetica, se esiste. Secondo me, per creare una storia è bene prendere a grandi mani dal proprio vissuto e ultimamente ne sto facendo man bassa. Però mi piace scrivere anche altri tipi di storie, pur partendo da qualcosa che mi appartiene e darlo ai personaggi, creando dei mondi diversi attorno a loro. E a meno che non muoia entro due anni, credo sarebbe la giusta evoluzione del mio percorso.

C4C: È più forte il desiderio d’amore o l’arte che ne scaturisce fuori?
J.S.: Per dirti cos’è per me l’arte userò una frase di Brunori, che non avrei potuto scrivere meglio: “Canzoni che parlano d’amore, perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?” Tutto quello che faccio è amore. Amare è dare qualsiasi cosa, senza la pretesa di ricevere nulla in cambio. Ed è per questo che vado dicendo che sono una perdente.

C4C: Condividiamo le emozioni per sentirci più vicini agli altri ma anche per farci ascoltare“. Quanto c’è di vero in questa frase, secondo te?
J.S.: L’essere umano, per quanto a volte schifoso, è un animale sociale. L’idea di scrivere, disegnare o creare in generale, parte sempre dalla voglia di essere ascoltati. Le storie, come il disegno, determinano il numero di persone che puoi raggiungere, apprezzeranno, o capiranno il tuo lavoro. Questo non vuol dire che avere un grosso seguito determini la qualità di un’opera, ma neanche il contrario.

C4C: Siamo la generazione del nulla cosmico, degli attacchi di panico, dell’incertezza sul futuro e della noia nel presente. Oppure i malesseri di questo tempo non sono nulla di nuovo?
J.S.: Ho sempre pensato che non ci sia nulla di nuovo, che sia solo la percezione ad essere modificata, come le mode o le diverse correnti, o la tecnologia tra le altre. In compenso i vecchi li riconosci subito, possono avere solo venticinque anni ma si lamentano dei nuovi, forse perché in realtà ne hanno paura. Fuggo da chi parla come i vecchi.

C4C: Sembra ormai imminente l’arrivo del tuo “Romanzo esplicito“, realizzato per Feltrinelli Comics. Cosa puoi raccontarci di questa esperienza? Puoi anticiparci qualcosa sul contenuto?
J.S.: Si tratta del mio primo libro a tutti gli effetti, parla di un amore finito e le sue conseguenze nella vita passata e presente. Scriverlo e disegnarlo è stato molto faticoso, riguarda alcuni avvenimenti accaduti negli ultimi anni che credevo di aver superato, e invece ho dovuto asciugare lacrime dalle tavole. Il fatto è che disegnandolo solo su carta uso mano l’effetto è ancor più sgradevole (che mi piace, sia chiaro).

C4C: In una vignetta hai scritto “Quando sono felice non faccio fumetti“. Vuoi parlarci della spinta che muove la tua ispirazione?
J.S.: Dico sempre che è da tutta la vita che faccio “pompini ai fumetti”, perché avrei voluto farli ma non ne ero capace. Ho dipinto e venduto tele per un po’ (cosa che vorrei tornare a far presto) e raggiunto una buona tecnica, ma non riuscivo a creare delle vere e proprie tavole coi miei disegni. Tutto quello che “fumettavo” mi faceva schifo, era frustrante. Finché durante una brutta giornata non ho sentito la necessità, e lì ho capito che dovevo trasferire su carta tutto il mio dolore, senza preoccuparmi che il risultato fosse “bello”. Ultimamente ho scritto una frase che vorrei disegnare: “Niente di più potente e universale del dolore”. Tutti soffrono, il dolore è una parte importante dell’uomo, e quando ho capito che per creare dovevo servirmene sono nati i Fumettibrutti.

C4C: Il passaggio dal web alla carta è stato molto duro? Ti aspettavi una scalata così rapida nel mercato italiano?
J.S.: Non me l’aspettavo, anche se ce l’ho messa veramente tutta per essere dove sono. Il web per me non rappresenta un trampolino, piuttosto una vetrina, e mi piace pensare che chiunque possa leggere e fruire dei miei fumetti quasi istantaneamente. Quando vado alle fiere smercio adesivi, stampe di disegni o originali, fanzine e autoproduzioni che vendo anche via internet su richiesta. Sto facendo in modo che un giorno sia questa la mia principale fonte di guadagno. Amo disegnare e curare i miei profili social, raggiungere più lettori che posso con le mie tematiche. Sono brava a fare quello che mi diverte.

C4C: Quali sono i tuoi artisti di riferimento?
J.S.: Non ho più riferimenti, è come se mi avessero cresciuta e sbattuta fuori casa per cercare la mia strada. Posso dirti però, nei vari ambiti, quali artisti seguo, guardo, ascolto e leggo con adorazione. Scrittura: Nabokov, Tondelli, Marquez, Buzzati. Registi: Raimi, Hitchcock, Almodovar, Lynch. Musica: Indie (vari), Verdena, Rancore, Lana del Rey e DPG. Pittori (solo i contemporanei e ancora in vita): Liepke, Tinei, Puczel, Amano e Atak (illustratori). Autori di fumetti: Crepax, Mattioli e Paz li saltiamo (le influenze mi sembrano più che evidenti) Vivès, Baudoin, Ratigher e Galli, Andrea Bruno, Clamp e Kaori Yuki. Infine, ho una piccola parte di cuore dedicata ai disegni di Romita Jr., Ceccotti, Cattani e Ripoli.

C4C: A livello estetico sembri in continua ricerca della sperimentazione grafica. Stai cercando la chiave definitiva del tuo disegno o si tratta di pura esplosione creativa?
J.S.: Voglio “arrivare” prima con l’idea piuttosto che col disegno. Mi piacciono i pennelli, l’odore dei colori ad olio, i pastelli, le matite colorate, i pennini, palate di china, gli acquerelli, i pennarelli a spirito, i pantone, la grafite e tutto quello che ho voglia di fare nel momento in cui lo sto facendo. Gli unici limiti che mi sono imposta sono la carta e l’utilizzo di un solo strumento per volta. La mia tecnica si basa sulla noia, tutto quello che non mi fa perdere rapidamente concentrazione o voglia di fare è quello sputerò su carta.

C4C: Chiudiamo con una domanda di rito. A cosa stai lavorando al momento?
J.S.: Durante quest’anno uscirà Romanzo esplicito per Feltrinelli, ma sono prevista anche in un altro progetto (sempre Feltrinelli) di cui non posso ancora parlare. In più sto facendo una storia di genere per una raccolta di Diabolo Edizioni, curata da Marco Galli e dal titolo “Materia degenere”, in cui sono coinvolte altre quattro ragazze esordienti ma conosciute nella scena: Monica Rossi, Elena Pagliani, Federica Bellomi (Doner Club) e Roberta Joe Muci. Personalmente, invece, curo la mia fanbase sul web, faccio autoproduzioni come fanzines e progetti vari, e sto lavorando per dare gli ultimi esami in accademia (vivendo in studentato se non raggiungo i crediti mi cacciano). ll mio sogno in realtà è quello di autoprodurmi e non aver bisogno di alcun editore (tranqui Tito Faraci non allarmarti tvb sempre) anche se in Feltrinelli, oltre a delle condizioni vantaggiose, ho trovato persone splendide, e il mio percorso in casa editrice potrebbe continuare a lungo.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.