C4 Camelot: Lake of Fire e la crociata albigese

Inginocchiati, Hugh, te lo sei meritato

Ben ritrovati a tutti su C4 Camelot, la rubrica più apprezzata dai medievisti, dove Nona Arte e Storia si mescolano dando a un mix frizzante e divulgativo. Quest’oggi, dopo una lunga assenza, torniamo per parlare di Lake of Fire, edito da SaldaPress e realizzato da Fairbairn e Smith, le cui vicende si ispirano alla celebre crociata contro gli Albigesi, la prima crociata di cristiani contro cristiani.

Erano tempi bui per i soldati di Cristo: dopo il sacco di Zara e la presa di Costantinopoli nel 1204, ecco che papa Innocenzo III lanciò una nuova guerra nel 1209, quella contro gli eretici del sud della Francia, detti Albigesi dalla città di Albi o Catari dal greco “puri“. In precedenza si era tentato a suo di predicazioni di ricondurre i deviati alla vera fede, ma si arrivò comunque al conflitto armato: casus belli fu la morte del messo papale Pierre de Castelnau nel 1208, un affronto che non poteva essere tollerato. Ecco quindi che i volontari e i signori più importanti presero la croce e si recarono in Linguadoca, sterminando tutto ciò che incontravano sul loro cammino: la prima città a fare le spese di questa violenza vendicativa fu Béziers, i cui abitanti, tanto cattolici quanto catari, furono massacrati senza pietà al grido diUccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi!, frase attribuita al capo spirituale della spedizione, Arnaud Amaury, monaco cistercense. In realtà non si sa se quest’ordine fu davvero mai lanciato, dato che nelle cronache il passo ricalca un’espressione biblica usata come citazione.

Ad ogni modo, assedio dopo assedio, massacro dopo massacro, accanto ad Amaury emerse il condottiero militare e politico della crociata, Simon IV di Monfort, conte di Leicester. Quest’uomo, che davanti a Zara nel 1204 si rifiutò di ucciderne gli abitanti cristiani, giocò un’intensa partita a scacchi castello per castello e fortezza per fortezza con Raimondo VI di Tolosa e suo figlio, che cercavano disperatamente di mantenere il controllo della regione. Nel 1218 Simon, durante il secondo assedio di Tolosa, nel tentativo di salvare il fratello Guy ferito, fu colpito dalla pietra di un argano, morendo sul colpo.

Il comando passò quindi al figlio Amaury VI, ed è qui che cominciano le vicende del volume in questione. Siamo nel 1220, in una situazione di stallo: i meridionali stanno recuperando terreno grazie a Raimondo VII, il conte giovane di Tolosa, mentre il Monfort arretra sempre di più, sperando nell’aiuto del re di Francia, che però scenderà in campo solo nel 1223. Theo, un giovane cavaliere e i suoi due scudieri Hugh e Michel arrivano al campo base, mossi dal sacro fuoco contro gli eretici e pronti all’assedio di Castelnaudary, contravvenendo al volere della famiglia, che li vorrebbe al sicuro. Per Amaury VI sono solo dei giovani sprovveduti, un peso per l’azione militare che sta per compiersi: per questo decide di inviarli sui Pirenei, in un piccolo villaggio dimenticato perché agiscano contro i Catari, se ve ne sono. Ma proprio in questo punto la trama scarta dallo storico al sci-fi, donando un guizzo magico alla storia: non Albigesi, ma vermi alieni mangiauomini sono il vero pericolo in cui incorre la malcapitata spedizione.

Nonostante la svolta fantascientifica, capace di scelte imprevedibili sul destino dei personaggi e i loro intrecci relazionali, gli autori non mancano di fornire particolari veri, come il già citato massacro di Béziers oppure lo stile di vita cataro, pacifico e ascetico, non certo pericoloso. C’è da dire tuttavia che per la Chiesa dell’epoca lo era eccome, e anche per il sistema feudale: gli Albigesi infatti rifiutavano qualsiasi autorità, fatto che metteva in discussione l’ordine sociale e morale di tutta la Cristianità. Molto apprezzabile la decisione di mettere in discussione i valori della crociata e della religione: se la gerarchia ecclesiastica appare esaltata e corrotta, ci sono cavalieri e aspiranti tali che capiscono i limiti della violenza repressiva, così come i catari, dal canto loro, al di là di posizioni non violente, mostrano un’intransigenza eccessiva che non favorisce lo scambio di opinioni. Questa ricchezza di posizioni e riflessioni permette al lettore, dopo aver letto un volume davvero avvincente, di continuare a porsi questioni morali e storiche che non appiattiscono il dibattito su quella che fu una crociata i cui echi risuonano ancora oggi, fra chi difende il primato della Francia e della Chiesa e chi la posizione dei signori del Sud. Fairbairn e Smith mostrano come sia possibile un approccio diverso, più neutrale, anche in sede di intrattenimento.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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