[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Frank Santoro

Ritorna la nostra rubrica C4 Chiacchiere. Durante il Napoli Comicon! abbiamo raggiunto e intervistato Frank Santoro, pubblicato per la prima volta in Italia da 001 Edizioni con il suo Pompei (per uno sguardo ravvicinato al volume vi invitiamo a vedere il nostro video). Abbiamo parlato con lui del suo lavoro e delle sue molteplici attività di promozione e sviluppo del fumetto.

Foto di Pietro Badiali

C4 Comic: Ciao Frank e benvenuto. Domanda di rito: come ti sei approcciato al mondo dei fumetti?
Frank Santoro: La mia esperienza nasce da quando ero molto piccolo. La mia famiglia vendeva fumetti in una piccola edicola e sin da subito mi sono approcciato a questo mondo, leggendo (il Daredevil di Frank Miller è stata una delle mie prime letture) e disegnando sin da subito e mano a mano approcciandomi a corsi di belle arti. In America il fumetto è considerato una parte importante della cultura popolare, anche se c’è molta meno credibilità rispetto a qualsiasi altra forma d’arte ma io non ho mai visto questo tipo di differenze.

C4C: Pompei è il tuo lavoro di esordio con il pubblico italiano. Cosa puoi raccontarci al riguardo?
FS: Inanzitutto ci tengo a ringraziare 001 Edizioni e sono molto contento del volume che hanno pubblicato. Spesso quando si viene pubblicati in Giappone o altri paesi c’è il rischio di vedere i propri lavori in un formato diverso o più piccolo, mentre questa edizione è fedele a quella originale pubblicata di PictureBox Inc. Diciamo che potremmo definirlo quasi come una mia versione della prosa spontanea di Jack Kerouac, dove ogni pagina è stata pubblicata nella sua versione più immediata ed istintiva (anche se ogni tanto ho corretto qualche pagina) e disegnato in uno stile che volevo realizzare il più simile possibile a quello dei graffiti. Volevo fare qualcosa di diretto e semplice che esplorasse l’idea di Pompei e tutto quello che c’è dietro, una storia sull’amore e sulla compagnia. La storia racconta la storia di Marcus, che è un apprendista alla corte di Flavius e qui raccontiamo la sua crescita personale attraverso uno sguardo attento alle generazioni passate.

C4C: Com’è nata la scelta di Pompei per ambientare il tuo fumetto?
FS: Vivevo a New York durante l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Quando gli aerei hanno colpito gli edifici siamo rimasti tutti immobili a fissare la scena. Ricordo che nel momento in cui le torri sono crollate ed un’immensa nube di fumo si è alzata ho pensato che avremmo potuto rivivere un’esperienza simile a quella che c’è stata a Pompei. Ovviamente non è successo, ma mi ha lasciato a pensare per molto tempo. Qualche tempo dopo ho visitato le rovine di Pompei ed ho così deciso di raccontare qualcosa sul posto da dove provengo (mio nonno è di origini campane) e che è un concentrato così potente di storie e sensazioni differenti per ogni visitatore. Nelle mie intenzioni, in un periodo in cui tutti si stavano affacciando al mondo dei graphic novel, era anche quella di creare un prodotto accessibile a tutti e non ermetico ed in questo il fatto di parlare di uno dei siti archeologici più famosi al mondo è stato sicuramente d’aiuto. Mi sono potuto così concentrare molto di più su quello che volevo raccontare sul serio, dietro ai costumi ed ai fatti che sono noti c’erano persone con le loro storie e c’era il pathos.

C4C: Nella storia amore e arte si muovono di pari passo. Credi che ci sia un collegamento tra due mondi all’apparenza così inconciliabili?
FS: Se penso alla letteratura o alla poesia, mi è capitato per esempio di recente di leggere alcune poesie dei secoli scorsi di poeti italiani, i migliori lavori sono immortali proprio perché riescono a parlare al pubblico in maniera trascendentale anche nel corso degli anni. I miei personaggi in Pompei sembrano quasi essere sul palco di un teatro a recitare, lasciando spazio principalmente alle interazioni umane ed al loro sviluppo.

C4C: Nella tua crescita personale ed artistica ci sono stati particolari punti di riferimento ed influenze?
FS: È dura cercare di fare nomi perché nel mondo dei fumetti è molto difficile cercare di “rubare” lo stile di qualcun’altro, anche se adoro i lavori di Frank Miller, Bill Sienkiewicz o Kevin Easteman ho sempre cercato di non copiare e trovare un mio stile il più semplice possibile. Allo stesso modo ho sempre cercato di pensare fuori dagli schemi. Guardando i lavori di Picasso, Matisse ho sempre pensato “Come sarebbe stato il loro lavoro all’interno del mondo dei fumetti?“. Così decido di muovermi per cercare sempre strade non battute. Ovviamente ci sono nomi che hanno segnato la mia strada, penso al tratto ed ai lavori di Francesco Clemente o alla narrativa di William Blake, all’arrivo nella mia vita dei lavori di David Mazzucchelli (uno dei miei mentori ed insegnanti) o all’esplosione del mio cuore con la pubblicazione in America dei lavori di Moebius. Sono un grande fan di Gary Panter che una volta ha detto “Se riesci a copiare da tutti quanti nessuno potrà dire da chi stai rubando” e credo che questa frase raccolga a pieno il mio percorso artistico e personale.

C4C: Tra le tue molteplici esperienze di promozione culturale della Nona Arte c’è stata anche quella dell’apertura di una scuola di fumetto. Vuoi raccontarci qualcosa su questa esperienza?
FS: Con l’apertura della mia scuola di fumetto volevo riportare al centro dell’attenzione dei ragazzi che si approcciano a questo mondo le tradizioni che mano a mano si stanno perdendo con l’avvento della digitalizzazione. Ultimamente si ritrovano tutti a disegnare i propri lavori con tavolette grafiche e computer mentre nelle mie intenzioni c’è la volontà di far tornare alla ribalta la tradizione della penna e del foglio. Ho deciso di affrontare questo percorso per lasciare un’impronta indelebile nella storia, una volta che sarò morto nessuno leggerà più i miei lavori  mentre così posso lasciare ai miei studenti, che vivono giornalmente con me, un segno indelebile e spero che qualcuno si ricordi di me [ride]. Proprio come in Pompei e nel rapporto tra i due protagonisti mi ritrovo anche io nella situazione di poter fornire, nel rapporto tra maestro ed apprendista, a chi decide di affrontare questo percorso uno sguardo più conservativo del fumetto, ripartendo dalle basi.

C4C: A cosa stai lavorando al momento?
FS: Ho un libro che da poco è stato pubblicato in Francia (Pittsburgh, pubblicato da CA ET LA, NDR), un vero e proprio memoir sulla mia famiglia, sul posto da dove vengo e della vita dei miei genitori durante la permenanenza di mio padre in Vietnam. Spero che sarà pubblicato anche in America ed ovviamente spero anche in Italia. Ma al momento sto ancora nella fase gestionale dei miei prossimi progetti, quindi nulla di concreto da segnalare.

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

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