Game Boy Tales episodio 4: The Legend of Zelda – Link’s Awakening

 

Dopo l’uscita di molti capolavori, il pubblico rimaneva comunque dubbioso riguardo alla profondità dei titoli in uscita per Game Boy.
Non è bastato Tetris al lancio, né tantomeno Metroid II a convincere l’utenza che gameplay stratificati tanto quanto i titoli per home console fossero riproducibili sulla piccola di casa Nintendo.
Nel 1993, due anni dopo lo strepitoso successo di The Legend of Zelda: a Link to the Past, la sezione Entertainment Analysis & Development di Nintendo ha lanciato sul mercato il sequel del famoso gioco per Snes, ma questa volta su console portatile.
The Legend of Zelda: Link’s Awakening è il quarto capitolo della serie ed il primo pubblicato su Game Boy e qualitativamente si è dimostrato all’altezza dei suoi predecessori.
La storia che fa da sfondo a questo capitolo è ben lontana dalla solita trama classica e ricorrente della serie nonché una delle migliori.


Il nostro eroe dalle orecchie a punta non deve salvare la principessa Zelda nel regno di Hyrule, ma si vede bloccato da una balena volante gigante sull’isola di Koholint: anche se così può sembrare scontato, il titolo vede Link intrappolato nel sogno stesso dell’enorme mammifero, rendendo la trama del quarto capitolo della serie di Zelda una delle più allucinogene di sempre.
Accompagnato da un Gufo, il protagonista dovrà ritrovare gli strumenti della sirena, che gli consentiranno di risvegliare la balena dal grande sonno che la affligge: man mano che si progredisce nel gioco, si inizia ad intuire che è di vitale importanza risvegliare l’immenso mammifero perché l’eroe dal cappello verde è intrappolato nei suoi sogni, e così dovrà destarlo sconfiggendo i suoi incubi.
Data l’assenza della triforza e di molti personaggi chiave degli Zelda per home console, il titolo è stato categorizzato dai fan come spin-off: successivamente Nintendo ha reso pubblica la timeline dell’intera serie e si è scoperto che Link’s Awakening si colloca dopo gli avvenimenti di A Link to The past e Oracle of Season/Oracle of Ages, precedendo il capitolo per 3DS di A Link Between Worlds.
Sebbene l’impostazione di gioco sia del tutto simile al precedente titolo per Super Nintendo, il titolo ripesca in alcune occasioni la visuale laterale presente nel secondo capitolo della saga.
Nintendo in Link’s Awakening ha saputo condensare tutto il savoir faire nello sviluppo del gameplay di Zelda nella piccola cartuccia del Game Boy.
L’isola di Koholint si figura molto più lineare rispetto alla regione di Hyrule e il titolo è effettivamente più guidato degli altri capitoli della serie.
Nonostante l’esplorazione abbia un feeling un po’ diverso rispetto a quello delle controparti casalinghe, non si avverte mai la sensazione di essere costretti verso un obiettivo, visto che il titolo ci consente comunque qualche piccola variazione sul nostro cammino, proponendo anche alcune sub-quest.
Inoltre, sbloccando nuovi oggetti, sarà possibile accedere ad aree che erano irraggiungibili in precedenza, invogliando il giocatore ad esplorare l’isola di Koholint.
I compromessi che il team di sviluppo ha fatto per la mappa del gioco non si possono annoverare per i dungeon del titolo: tutte le grotte che andremo a esplorare presentano enigmi ben congegnati che mettono alla prova in maniera egregia il giocatore.
il titolo presenta una curva di difficoltà ben equilibrata e i dungeon presenti, man mano che proseguiremo nel titolo, diventeranno sempre più arzigogolati.


Link’s Awakening, svolgendosi all’interno di una dimensione onirica, non lesina nemmeno riferimenti ad altri giochi Nintendo: basti pensare a Tarin che prende palesemente ispirazione dal design di Super Mario, al Categnaccio, l’anti-Kirby e Mr.Wright, personaggio molto simile al Dr.Wright apparso in Sim-City per Snes e pensate che questa è solo la punta degli iceberg, essendoci veramente moltissimi cameo!

La grafica del gioco è veramente sconvolgente: non si capisce dove Nintendo abbia trovato la potenza nel Game Boy per inserire degli assets non troppo dissimili a quelli visti nel precedente capitolo per lo snes: tutt’ora vederlo in movimento è una meraviglia.
La colonna sonora del titolo è fantastica: musicalmente parlando è tranquillamente paragonabile agli splendidi accompagnamenti musicali di A Link To The Past, ma è ancor più miracolosa se si pensa che quei suoni provengono da una macchina che ha solamente 4 canali audio sfruttabili per note ed effetti sonori.
Insomma: non ci sono scuse per non recuperare The Legend of Zelda: Link’s Awakening, titolo che ha dimostrato al pubblico che le console portatili potevano sfornare titoli di una complessità pari a quella delle console fisse, senza rinunciare alla piacevolezza di una partita mordi e fuggi.
Inoltre, se volete recuperarlo, vi consiglio di giocare alla versione DX uscita per Game Boy Color.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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