C4 Camelot: Il fiore e la serpe, la storia di Federico II fra realtà e leggenda

Stupor mundi: l’attributo dell’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II Hohenstaufen è stato spesso tradotto come “meraviglia del mondo”, lo stupore che faceva sbalordire gli uomini del suo tempo per la quantità di virtù e pregi dell’uomo che possedeva il grado più alto del potere temporale. Non è così: stupor indicava il senso di scandalo che Federico generava con i suoi comportamenti, uno su tutti la crociata pacifica che fu costretto a lanciare contro l’Egitto per volere del papa. Nel corso di questa spedizione infatti, sempre rimandata con sommo fastidio, Federico si dimostrò un ottimo diplomatico, trattando con il Sultano per ottenere risultati importanti senza spargimenti di sangue; non solo, il suo intento d’unificare la penisola italiana sotto la sua egida trovò l’ovvia opposizione del pontefice romano, interessato a mantenere il cosiddetto Patrimonio di San Pietro, ovvero buona parte dell’Italia centrale.

Questo personaggio peculiare, poliglotta, autore di un trattato sulla caccia con il falcone e non certo difensore strenuo degli interessi papali raccolse numerose critiche nel corso della sua vita proprio da parte della gerarchia ecclesiastica, fino all’arrivo della scomunica per mano di Gregorio IX. Considerato da questi l’Anticristo, non stupisce che nelle cronache realizzate da chierici l’imperatore assomigliasse a un mostro orrendo, capace delle più grandi atrocità.

Il fiore e la serpe, opera di Frekt e Sanse edita da Hazard Edizioni nella collana Midi, trae spunto per il suo intreccio da un episodio fosco e molto noto: il famigerato esperimento per trovare la lingua primigenia. Salimbene de Adam, monaco, narra infatti che Federico chiuse alcuni bambini in una torre isolata e impedì alle nutrici di parlar loro, per scoprire quale fosse il primo idioma che, senza influssi esterni, un uomo ha dentro di sé.

I bambini, come si sa, morirono tutti: o forse no? Da questo dubbio si sviluppa il volumetto, molto veloce e ben costruito, con un imperatore decisamente sopra le righe, capace di grande generosità ed ira allo stesso tempo, dalla prestanza fisica notevole (contrariamente a quanto dicono le fonti, che lo vogliono piccolo, minuto e stempiato); un personaggio eccessivo in tutti i sensi, tormentato dalla profezia di Michele Scoto della morte sub flore, cioè che l’imperatore sarebbe morto in una città con il nome di un fiore, come poi di fatto accade a Fiorentino di Puglia.  A voi scoprire chi sia la Serpe che insidia il potente, in una storia breve che cerca di coprire uno dei punti più controversi della vita dello Stupor mundi.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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