Game Boy Tales Extra – I rivali di Game Boy: Sega Game Gear

Nintendo, nei suoi primi due anni sul mercato, stava macinando vendite su vendite ed è logico che altre aziende, ingolosite dal successo, si fiondassero sull’allora neonato mondo delle console portatili: non poteva mancare la rivale numero 1 di Nintendo, SEGA.
La Software house di Tokyo è stata l’unica casa che è riuscita a tenere testa al successo del Super Nintendo nell’epoca 16-bit, accaparrandosi molti consensi in mercati in cui il brand Nintendo era molto debole, come il Brasile ed una fetta dell’Europa.
È normale che negli anni ‘90 SEGA decise di entrare in diretta competizione con Game Boy, tirando fuori dal suo cilindro magico una console portatile, il SEGA Game Gear.

La piccola console di casa Nintendo, nonostante il suo successo, mostrava il fianco agli avversari  in più di un fattore: come precedentemente visto con Atari Lynx, Game Boy aveva in dotazione un display non molto entusiasmante, capace di riprodurre solamente un ristretto spettro di colori.
Inoltre, la storica console portatile made in Kyoto aveva una forma che, all’utenza un po’ più grandicella, poteva dare fastidio alle mani, causando ad esempio dei crampi dovuti alla risrettezza dell’area adibita al posizionamento delle dita inutilizzate.
Con il Game Gear, SEGA cercò di creare una console in grado di correggere questi difetti, proponendo un design orizzontale come quello di Lynx (un po’ ingombrante, ma non tanto quanto la console Atari) e con uno schermo a colori LCD con matrice passiva, capace di riprodurre immagini a schermo non molto dissimili dalle TV a tubo catodico dell’epoca.
Parlando di freddi numeri e di accorgimenti di design che la grande N non ha avuto, sulla carta SEGA poteva spodestare dal trono di re delle console portatili il Nintendo Game Boy.
Uscito in Giappone nel 1990, la console al lancio ha venduto moltissime unità: peccato però che la casa di Segata Sanshiro non riuscì a mantenere quelle vendite nel lungo periodo.
Infatti, il lancio in Nord America ed in Europa non replicò il successo del lancio in madrepatria, questo perché, oltre a non avere la possibilità di sceglier il Game Gear del proprio colore preferito, la line-up di lancio non era molto entusiasmante.

In Europa al debutto era disponibile anche un accessorio che dava la possibilità agli utenti del Game Gear di guardarci i canali della televisione in portatilità.
Un gadget molto curioso, che in caso di trasferte molto lunghe avrebbe potuto far comodo: peccato però che le 6 batterie necessarie per l’alimentazione del Game Gear durassero solamente 5 ore.
Sebbene sulla carta SEGA avesse provato a migliorare il design delle handheld console, il risultato non fu molto entusiasmante.
Le dimensioni del Game Boy erano sicuramente un punto di forza: basti pensare che la piccola di casa Nintendo entrava perfettamente nelle tasche dei jeans, il Game Gear, sia per la sua forma allungata che per il suo spessore, no.
La console di SEGA pesava mezzo chilo ed era veramente difficile da tenere in mano e trasportare.

Il parco titoli del Game Gear non era ampio come quello di Game Boy, ma si potevano contare molti giochi interessanti.
Dr.Robotnic Mean Bean Machine, i titoli disney per Game Gear ( tra cui lo splendido The Lucky Dime Caper Starring Donald Duck) così come i port dei primi due Sonic sono tutt’oggi degni di essere giocati.

Il problema però, all’epoca come oggi, era l’eccessiva fragilità degli schermi del Game Gear: infatti, negli anni ‘90 si usavano condensatori scadenti che prima o poi si sarebbero rotti.
Difficile trovare un Game Gear che funzioni ancora (a meno che i venditori o gli ex-padroni non abbiano sostituito quei condensatori).
La via più facile per testare le capacità della macchina e avallare il limitato tempo di durata delle batterie, è quello di optare per la strada dell’emulazione.
Sebbene fossero uscite anche altre console in concorrenza con il Game Boy, Atari Lynx e SEGA Game Gear hanno provato a prendere una strada antitetica rispetto a quella di Nintendo, mentre Neo Geo Pocket e il Bandai Wonderswan (ideato sempre da Gunpei Yokoi) rinunciavano alla potenza bruta proponendo una portabilità e una durata delle batterie maggiore rispetto alle competitor a colori, avvicinandosi agli standard che avevano garantito il successo al Game Boy.

Nella prossima puntata, l’ultima riguardo al primo Game Boy, analizzeremo gli odierni usi della piccola console di casa Nintendo.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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