Game Boy Tales episodio 6: LSDJ

La musica è un’arte molto potente: ognuno di noi associa delle canzoni a dei momenti felici della vita e riascoltarle in una situazione futura ed estranea a quegli attimi ci riempie la mente di ricordi che, fino ad allora, erano rimasti sopiti.
La musica suscita emozioni anche non rievocando nessun ricordo, agendo direttamente sul nostro subconscio.
Nel mondo dei videogiochi, gli effetti audio sono strettamente legati agli elementi di Game Design: spesso non ce ne accorgiamo, ma si insinuano nel nostro subconscio e ci fanno provare adrenalina, ansia, paura e gioia.
Se pensate ad esempio alla serie Metroid, noterete che il sonoro cerca di trasmettervi l’inquietudine che si prova esplorando da soli un pianeta inospitale e sconosciuto.
Le colonne sonore dei videogames sono affascinanti proprio perché il videogioco richiede un’interazione e provocare dei suoni attraverso le nostre azioni risulta effettivamente più coinvolgente che ascoltare quelle note passivamente: come se questo non  bastasse, come è evidente nel documentario diggin’in the Carts di Red Bull, una miriade di musicisti moderni sono stati pesantemente influenzati dalle tracce dei loro titoli preferiti.

Altri ancora, hanno deciso di sfruttare i chip sonori delle console o dei computer presenti negli anni ’80 e 90 per comporre musica, proprio come quella che possiamo ascoltare all’interno dei videogiochi, creando così un nuovo movimento musicale: la chiptune, che sfrutta dei suoni direttamente provenienti da sintetizzatori interni al chip musicale della console o pc, senza usare sample pre-esistenti.
Il Game Boy ha contribuito attivamente alla creazione di questo genere musicale grazie al suo eccellente chip sonoro ed alla sua portatilità, che lo hanno reso perfettamente adatto per il trasporto e per i concerti.
LSDJ è un sequencer nato nel 2000 e nasce dal voler sfruttare la CPU 8-Bit della console Made in Kyoto (in grado di gestire 4 canali audio con 4-bit di risoluzione ciascuno) per creare della musica.
Secondo il suo creatore, Johan Kotlinski, una delle sfide più grandi per la creazione del software è stata quella di creare un interfaccia usabile senza troppi problemi con gli 8 tasti persenti sul dispositivo, ma l’UI del sequencer è navigabile senza troppi problemi e creare musica col Game Boy non è quasi mai fastidioso e limitante per via dei controlli.
Al primo avvio, sono presenti quattro canali: PU1 (Pulse 1), PU2 (Pulse 2), WAV (Wave) e NOI (Noise).

I primi due canali riproducono onde quadre, Wave può riprodurre dei Sample e Noise genera rumore.
Chi non ha avuto esperienze con altri sequencer (come Ableton Live) potrebbe sentirsi spiazzato dall’essenzialità dell’interfaccia, che rimane comunque sempre leggibile e di facile comprensione.
Quello della Chiptune, più che un genere musicale, è un vero e proprio movimento: c’è chi, come Toriena, mescola sonorità di vari generi per creare un qualcosa di nuovo o chi come NNNNNNNNNN propone un sound non molto dissimile dalla Dubstep.

Anche la scena italiana ha un discreto fermento: come non citare Arottenbit  e Kenobit?
Ho avuto il piacere di intervistare Fabio “Kenobit” Bortolotti: chi meglio di lui potrebbe farvi capire ed approfondire la chiptune?

– Come è nato il tuo amore per la Chiptune?
Da bambino, giocando a Space Harrier su Sega Master System. Quella musica era diversa da tutto il resto e mi faceva stare bene, allora come oggi. Poi mi sono imbattuto nella scena chiptune italiana, intorno al 2008, e non ho più mollato il mio Game Boy.

– Prima di approcciarti a LSDJ suonavi qualche altro strumento?
Ero un batterista punk/hardcore. Fu proprio registrando una demo della mia band che imparai a usare computer e sequencer. Fu il primo passo verso la musica elettronica.

– Quali sono gli artisti che hanno influenzato di più la tua carriera musicale?
Da un lato c’è la musica dei videogiochi, per il gusto dei suoni. Sono un grandissimo fan di Hiro, compositore di Sega, degli Zuntata di Taito, ma anche di tantissimi eccellenti sconosciuti che hanno firmato colonne sonore incredibili.
Dall’altro lato c’è tutta la musica cattiva, dal punk al black metal. Mi ha inculcato il senso di ritmo e potenza, e non a caso faccio musica… martellante.

– Qual è stata la colonna sonora del videogioco che ti ha fatto desiderare di fare chiptune?
Space Harrier. Senza dubbio. Potrei citarti altri capolavori della VGM, come Gradius (amo molto le versioni NES), Castlevania, Outrun, ma la scintilla è partita con Space Harrier, che per la cronaca nell’originale arcade suona infinitamente meglio che su Master System.

– Quali sono le comunity online di chiptune che consiglieresti di frequentare a chi si vuole  avvicinare a questo mondo?
Chipmusic.org se siete animali da forum e volete conoscere la community internazionale. Micromusic Italy su Facebook è ottima per la scena italiana, che con mia somma gioia gode di ottima salute.

– Alcune persone pensano che LSDJ e il Chip audio del Game Boy siano troppo poco potenti per creare musica complessa: trovi vera questa affermazione?
Falso. I canali in grado di emettere note sono solo tre, ma si possono scrivere cose molto intricate a livello tecnico. C’è un motivo se con alcuni artisti il Game Boy abbia un sound così ricco e potente: la complessità non è solo nelle melodie, ma anche nell’ottimizzazione delle risorse. Detto questo, il Game Boy è un severo maestro di economia: insegna a non sprecare e fa passare il vizio di aggiungere tracce in più ai brani.

– Dato il numero esiguo di pulsanti presenti sul Game Boy e diversi menu dove navigare, quanto è difficile la performance live?
Visto che il GB non nasce per fare musica ci sono tantissimi modi di usarlo dal vivo e non esistono standard. In ogni caso i tasti non servono a emettere note sul momento, bensì a scrivere le note e a mettere in sequenza i pattern. Per chi è interessato, qualche anno fa ho tenuto un corso in streaming su come funzionano le basi di LSDJ. Lo trovate su YouTube!
Poi ci sarebbe da aprire anche il discorso di Nanoloop, che ha un’interfaccia totalmente diversa da LSDJ e può essere usato in modi radicalmente diversi in contesti live. Ma è un’altra storia. 🙂

-Oltre al Game Boy quale altra attrezzatura usi durante i concerti?
Due Game Boy. Fine. E qualche birra. Entro direttamente nel mixer e non uso effetti di nessun tipo, perché voglio che il sound del Game Boy sia puro. Non avrebbe senso sbattersi così tanto per farlo suonare bene, altrimenti!

– Qual è l’esperienza legata  all’ambiente della chiptune che ti ha segnato maggiormente?
La chiptune mi ha regalato troppi momenti felici. Sparo in ordine random: suonare la sigla italiana di Ken il Guerriero a una folle di giapponesi urlanti a Tokyo, suonare al Superbyte davanti al pubblico più bello di sempre, scrivere un pezzo con Sabrepulse guidando verso la Toscana, ascoltare musica bellissima con Goto80 mentre gli facevo scoprire il magico mondo dei formaggi italiani, organizzare concerti con arottenbit e riuscire finalmente a farli funzionare come si deve, trovarmi su un palco a Johannesburg e realizzare che mi ci ha portato una console portatile del 1989… Potrei andare avanti. È un argomento molto sentimentale, confesso. La chiptune ha cambiato radicalmente la mia vita e l’ha migliorata del 100%.

Fabio insieme a Andrea “Bisboch” Babich hanno creato un canale su Twitch (Kenobisboch) dove quotidianamente trasmettono retrogames.
Se siete interessati al mondo della Chiptunes, sul canale Youtube di Kenobisboch è presente un video corso che vi introdurrà nel fantastico mondo musicale delle retro console!
Con questo articolo, la prima parte della Game Boy Tales finisce: ma non temete, torneremo presto a parlare del Game Boy Color.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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