Game Boy Tales episodio 7: Game Boy Color

Le console, come tutti i prodotti tecnologici, non possono durare per sempre.
Sebbene Game Boy fu la console più in voga degli anni ’90, anche lei, prima o poi avrebbe dovuto tramontare.
Una console che nel ’95 ha visto la separazione del suo padre Gunpei Yokoi dal reparto R&D1 di Nintendo verso nuovi lidi.
Dopo lo sviluppo del fallimentare Virtual Boy e del Game Boy Pocket (riedizione del vecchio Game Boy con schermo in bianco e nero e una dimensione ridotta) il padre del mondo videoludico portatile si allontanò da Nintendo per fondare la Koto, azienda che insieme a Bandai diete vita a Wonderswan.
In realtà, non fu mai chiaro il motivo che vide Yokoi allontanarsi da Nintendo: alcune fonti affermano fosse per screzi con l’azienda che voleva dedicare pochi fondi al Virtual Boy, altri dicono che in realtà Yokoi voleva andarsene prima dello sviluppo del Virtual Boy…
Poco importa: una riconciliazione con Nintendo sarebbe stata veramente improbabile.
Purtroppo, due anni dopo aver fondato la Koto, Gunpei Yokoi fu investito da due macchine e morì.
Tragedie a parte, il Game Boy Color è nato dall’esigenza degli sviluppatori di avere una macchina un po’ più potente del suo predecessore e con uno schermo a colori: dopotutto, anche Neo Geo si stava lanciando sul mercato delle console portatili con una macchina a 16 bit ed ormai il Game Boy era l’unica macchina portatile ad 8 bit in commercio che riproduceva una povera scala cromatica.


Così, nel 1998 Nintendo rilasciò sul mercato il piccolo Game Boy Color, versione a Colori della macchina di cui prendeva il posto.

 

Ospitando il triplo della ram rispetto al suo predecessore, la nuova console di casa Nintendo ha concesso agli sviluppatori maggiore potenza e questo è evidente sui titoli sviluppati in esclusiva per la macchina.
La presenza di una porta ad infrarossi avrebbe potuto garantire una maggiore facilità per quanto riguarda l’interazione tra due console, ma fu sfruttata in veramente pochi titoli.
In un primo momento, gli sviluppatori non sapevano come spremere le capacità della console, andando a sviluppare giochi che potevano girare anche sul suo predecessore (ovviamente in bianco e nero).

Il Game Boy Color, inoltre è una delle prime console a garantire una retrocompatibilità senza la necessità di comprare scomodissimi ed ingombranti accrocchi da applicare sulla macchina.
Una vera e propria rivoluzione per l’epoca, nonché uno dei maggior punti di forza della piccola console a colori: avere la possibilità di poter giocare con le cartucce Game Boy voleva dire aver sempre a disposizioni anni ed anni di videogiochi, riuscendo a far vendere a Nintendo i titoli già usciti sulla piattaforma precedente.
Tuttavia, il Game Boy Color non godeva di un parco titoli rivoluzionario come quello del fratello maggiore, risultando una sorta di proseguimento del percorso già scritto dalla console precedente della Casa di Kyoto. Il fatto che fosse retrocompatibile e che alcuni giochi girassero senza problemi anche sul vecchio Game Boy hanno creato nel pubblico la sensazione di non trovarsi davanti ad una vera e propria nuova generazione di console.
Sul primo Game Boy, era molto raro che un gioco di terze parti vendesse, cosa non molto atipica invece su Game Boy Color: questo perché la casa di Kyoto era consapevole delle sensazioni dei consumatori e temeva che alcuni concorrenti potessero soffiargli il trono sul mercato dell’handheld gaming, così ha preferito risparmiare le forze per ingegnerizzare il

Game Boy Advance.
Emblematico è il caso di The Legend of Zelda: Oracle of AgesOracle of Season, sviluppati da Capcom con la supervisione e la pubblicazione di Nintendo.
Alcuni sviluppatori di terze parti utilizzavano una modalità colori denominata Hi-Color mode che consentiva l’utilizzo di ben 2000 colori a schermo: un risultato impressionante per una console 8 bit!
Questa modalità, di solito, si utilizzava solamente per creare schermate di titolo e di game over d’effetto, ma gli italianissimi 7th sense la hanno sfruttata per colorare tutta la grafica dei loro giochi.
Il Game Boy Color, nel corso della sua onorata ma corta carriera (paragonata a quella del Game Boy, capace di resistere per ben 9 anni prima dell’uscita di un suo successore), non ci ha mai smesso di stupire.
Nel prossimo appuntamento, inizieremo ad analizzare i giochi che più ci hanno impressionato della console.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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