Il ruolo della pirateria nella preservazione digitale e nella cultura videoludica: è giusto rimuovere vecchie rom dai siti online?

LO STAFF DI C4 COMIC SI DICHIARA SEMPRE CONTRO OGNI FORMA DI PIRATERIA.
L’ARTICOLO CHE SEGUE VUOLE METTERE ETICAMENTE IN DUBBIO ALCUNE PRATICHE CHE CERTE COMPAGNIE HANNO MESSO IN ATTO RECENTEMENTE.

Il significato etimologico di pirateria è quello di ribellarsi alle leggi e depredare o affondare le altri navi presenti nei mari o nei fiumi.
La parola deriva dal greco “πειράομαι” che significa, letteralmente “assaltare“.
A lungo andare, la parola si è utilizzata anche in altri ambiti e nell’era moderna l’appellativo di pirata si affibbia a coloro che derubano contenuti digitali protetti da copyright.
Ma è realmente così? I Corsari del Web sono veramente tutti uguali?
Sinceramente parlando, non pensiamo che tutti gli utenti che fanno uso di canali poco leciti siano pirati, questo perché non tutta la pirateria è uguale.
Al giorno d’oggi nel mondo videoludico, c’è Nintendo che sta combattendo una battaglia contro i più grandi portali di Rom ed Iso (LoveRoms e loveRETRO in particolare) per lo sfruttamento illecito dei loro prodotti, intimando la rimozione dei loro prodotti first party nonché un risarcimento esagerato per ogni titolo sviluppato da Nintendo e dai suoi studi satellite.
Il problema è che questo atteggiamento ha scatenato una reazione a catena di paure ed ansie e anche un altro sito, Emuparadise, sebbene non ancora citato dalla casa di Kyoto, ha deciso di tirarsi indietro e di non hostare più nessuna rom sia di piattaforme Nintendo che di altre software house.

Questo perché la paura più grande dello staff di Emuparadise è che, oltre al timore di perdere una causa milionaria contro il colosso giapponese, c’è il rischio che anche le altre software house possano seguire la scia di Nintendo e portare in tribunale chi infrange il copyright dei loro prodotti.
Dal punto di vista legislativo la casa di Kyoto ha certamente ragione, è un suo diritto ribadire la paternità artistica dei suoi titoli, ma non è altrettanto etico.
Rispondendo ad una delle domande che ci siamo posti in apertura, i Pirati del Web non sono tutti uguali ed è riduttivo non prendere in considerazione la cosa.
In primis perché il mondo è variegato ed in secondo luogo perché non tutta l’utenza di quei siti intendeva ledere gli interessi della compagnia interessata.
Siamo d’accordo e scoraggiamo sempre tutti i nostri utenti al download di giochi che possono arrecare danni economici alle aziende, intimando sempre a comprare i prodotti in commercio originali, ma quando si parla di retrogaming, la situazione negli ultimi tempi è sempre più complicata.
Se da una parte è vero che le copie fisiche di alcune vecchie glorie costino veramente molto sul mercato dell’usato (che ricordiamo, non dà comunque alcun guadagno alle software house).
È anche vero che c’è chi vende, a discapito delle mini console di Nintendo o delle console di terze parti Sega, interi full set di Rom su Raspberry Pi (ma anche su pandora’s box): pratica che troviamo a dir poco discutibile, poiché le rom sono disponibili a tutti e venderle insieme agli emulatori è uno sfruttamento bello e buono del copyright di altre aziende.
Il problema però, passando alle alternative legali del retrogaming, è che la libreria di queste mini-console non sia in alcun modo espandibile, facendo sì che le software house ti lascino giocare solamente i giochi che vogliono loro, annichilendo la storia della console e non consentendo al giocatore una “coscienza” ed uno spaccato veritiero del mercato dei videogiochi dell’epoca, facendoci ricordare solamente quello che l’azienda vuole.
I siti di Rom e gli emulatori sono di vitale importanza per la conservazione videoludica, dato che svolgono un lavoro di preservazione pari a quello di una biblioteca: i giochi vecchi sono messi a disposizione di tutti, sia dell’utenza che vuole rigiocare i suoi giochi d’infanzia sia a chi si dedica allo studio di vecchi titoli, magari passati in sordina nel mercato dell’epoca o mai sbarcati in determinati paesi.
Forzando la rimozione delle proprie Rom, si crea un meccanismo del tutto lecito in ambito legislativo, ma poco etico perché in qualche modo si sta cercando di manipolare la coscienza del videogiocatore facendogli ricordare e rigiocare solamente i titoli che una determinata compagnia vuole.

Ed è una cosa veramente triste, visto che nel corso del tempo, il mercato del videogioco è cresciuto a dismisura ed è un fenomeno non più etichettato come “gioco per bambini“, ma studiato ed analizzato come “fenomeno culturale”.
Sia chiaro, per quanto riguarda Nintendo, il modo di poter giocare ai suoi titoli in maniera legale c’è sempre (basti pensare che i suoi titoli first party sono presenti sia nella virtual console di Wii e WiiU, sia su 3DS), ma il terrore e il successo che ha generato la sua azione legale contro LoveRoms e loveRETRO ci fa sospettare che, prima o poi, anche le altre software house possano prendere iniziative di questo tipo e la cosa ci fa un pochino spaventare.
Sebbene non manchino le iniziative anche di Capcom di riportare collection con moltissimi contenuti sui suoi titoli di punta (basti pensare a Street Fighter 30th Anniversary Collection o alle collection dei Megaman X che sono rimpinzate di contenuti extra), ci sono alcuni giochi che non vedranno mai rieidizioni, perché hanno avuto troppo poco successo in passato, o non sono giunti mai in determinati paesi, escludendo la possibilità futura di  localizzazione per determinate zone del mondo.


Se la situazione che ci prospetta il futuro è questa, prepariamoci a rinunciare alle traduzioni amatoriali che ci hanno dato la possibilità di giocare a Mother 3 (titolo ormai rimosso dai siti di Rom) e Sweet Home ( videogioco sviluppato da Capcom, che è oggi disponibile su alcuni siti), per non parlare di prodotti sviluppati da software house ormai non più operanti nel settore.


Tuttavia, la speranza è l’ultima a morire: speriamo che l’azione legale di Nintendo sia solamente il primo passo verso un servizio, usufruibile su tutte le piattaforme, che consenta (se abbonati al loro servizio online/ con pagamento addizionale a parte) di usufruire di tutti i suoi  giochi del passato e, in un secondo momento, anche di giochi che erano disponibili su altre piattaforme.
È un sogno utopico, lo sappiamo, ma ci piace pensare che non tutto il male vien per nuocere, vivendo nella speranza che anche le aziende si impegnino in prima persona ad offrire servizi che elevino il videogioco ad una forma culturale al pari della letteratura (fumettistica e non), della cinematografia, della musica e all’arte visiva.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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