Game Boy Tales episodio 10: Stranded Kids

Era il 1999 e Nintendo, con i suoi Game Boy e Game Boy Color ormai dominava il mercato portatile.
Come potete leggere in questo articolo i successi dell’ultima console di casa Nintendo erano molteplici e non derivavano tutti dalla maggiore potenza hardware rispetto al predecessore, ma anche dalla retrocompatibilità con le cartucce del Game Boy.
Nel corso della vita del Color uscivano ancora giochi compatibili per la prima console portatile con cartucce intercambiabili di casa Nintendo, dunque la percezione del pubblico era quella di trovarsi di fronte ad una generazione di mezzo, non troppo distante dalla precedente.
Sebbene questo in larga parte sia vero e sostenuto dalle azioni di Nintendo (il cui contributo software non fu al pari di quello per Game Boy), le terze parti proponevano progetti molto interessanti, spesso ignorati da una larga fetta di pubblico.
È il caso di Stranded Kids, conosciuto in America anche come Survival Kids, capostipite della serie per DS Lost in Blue.
Il titolo, sviluppato e pubblicato da Konami nel 1999 era un Survival che all’epoca ha stupito tutta l’utenza che decise di giocarlo.
Il gioco ci mette nei panni di un bambino ( o di una bambina, visto che si può scegliere il sesso all’inizio dell’avventura) di 10 anni naufrago su un’isola deserta: ovviamente i nostri genitori non sono con noi e non sappiamo che fine abbiano fatto.


Grazie a queste premesse in stile Cast Away, il gioco ci mette a disposizione, in un primo momento, solamente un coltello e dovremo sopravvivere e raggiungere la civiltà senza morire: in Stranded Kids si può raccogliere qualsiasi materiale trovato in terra per creare nuovi oggetti utili alla nostra sopravvivenza.
Il titolo è tutt’ora molto moderno anche per quanto riguarda la narrazione della trama: sebbene non ci siano molti dettagli né riguardo all’isola in cui siamo né sul naufragio della nostra nave, la storia che decideremo di affrontare che ci porterà ad uno dei molteplici finali.
Infatti, non saremo necessariamente costretti a trovare il popolo che abita l’isola ma potremo anche rimanere nell’isola deserta facendo diventare il gioco una sorta di Harvest Moon senza civiltà.
Oppure potremo decidere di cercare di tornare a casa, o di morire sull’isola: la struttura del titolo Konami è molto libera riguardo al come arrivare ad uno dei 8 finali, lasciando il giocatore decidere come procedere nel corso della sua avventura.
Parlando di survival, ci sono alcuni aspetti da prendere in considerazione se non si vuole morire in breve tempo: Health (Vita), Hunger (Fame), Water (Sete) e Fatigue (Fatica).
Il dissetarsi, essendo su un’isola deserta, ad un primo sguardo potrebbe non essere un grosso problema: invece, bisognerà essere molto cauti per quanto riguarda il bere. Si devono evitare assolutamente stagni di acqua torbida perché, se ne bevete al di sopra di una percentuale stabilita dal gioco, il protagonista ne risentirà in salute e in fatica.
Ovviamente non mangiare, camminare troppo e non dissetarsi ridurrà drasticamente la nostra vita.
Da evitare il più possibile anche i combattimenti con il coltello contro gli animali troppo forti e aggressivi: visto che, oltre al rischio che ci uccidano nella colluttazione, qualora ne uscissimo vincitori, aumenteremo la nostra fatica. Per questo è molto più saggio utilizzare l’arco e le frecce, che, in caso si esauriscano, si possono essere ricavate dalle piume degli uccelli sugli alberi.
Gli sviluppatori del titolo hanno anche implementato un sistema di scorrimento del tempo che rendono il gioco ancora più interessante e realistico: il tipo di animali che saranno presenti nel gioco varieranno a seconda dell’orario (ovviamente, non è presente un sistema orario di 24 ore, ma si parla di un sistema Alba-giorno-tramonto-notte che si attiva solamente quando ci muoviamo) e non è una buona idea esplorare luoghi bui come antiche rovine senza una torcia.
Come si può notare, nonostante questo gioco giri su Game Boy Color, la parte survival è veramente molto curata e rende Stranded Kids un titolo veramente molto variegato e divertente, nonostante la creazione di qualche oggetto possa risultare frustrante.
Infatti, non è subito chiaro quali materiali ci possano servire per creare oggetti utili alla nostra sopravvivenza, ma gli sforzi del giocatore saranno sempre ampiamente ripagati con nuovi utensili che potrebbero comunque essere riutilizzati in futuro.
Oltre alle meccaniche survival molto interessanti per l’epoca, il titolo Konami propone un comparto tecnico egregio: la qualità degli sprites è ottima e le animazioni sono convincenti.
Il comparto audio, come da tradizione della software house di Tokyo, è ottimo: i brani che compongono la colonna sonora ben si sposano con l’ambientazione del titolo.

Stranded Kids è un titolo che consigliamo caldamente di recuperare: pensare che questo gioco sia del 1999 ci fa riflettere sul fatto che molte delle meccaniche che oggi fanno parte di diversi giochi di successo sono state riprese da titoli del passato.
Di sicuro Stranded Kids non è stato il primo a proporre queste meccaniche, ma di certo è uno dei titoli più innovativi della ludoteca del Game Boy Color, visto che non impone molti limiti su come il giocatore debba affrontare l’avventura.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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