[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Sandro Scascitelli

Il tredicesimo Color Tex -in edicola dal 7 agosto– presenta una lunga storia scritta da Pasquale Ruju e disegnata da Sandro Scascitelli. La storia è ben strutturata e la lettura è piacevole ma l’albo ci ha molto colpito soprattutto per il comparto grafico. Si tratta infatti dell’ennesima conferma del talento del maestro Scascitelli che dopo una storia breve comparsa sul quarto Color Tex e una presente sull’ultimo Almanacco del West, firma un piccolo capolavoro. Così, di fronte a tanta bellezza, ci è venuta voglia di conoscerlo e fargli qualche domanda. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Sandro Scascitelli nasce ad Anagni nel 1947. Dopo aver frequentato l’Istituto Statale d’Arte e, a Roma, l’Istituto di Stato per la Cinematografia e la TV, inizia a operare nel campo dell’animazione, collaborando a lavori televisivi e cinematografici. È dal 1974 che comincia l’avventura nel mondo della nona arte, disegnando per il Cartoonstudio di Roma. Da allora Per Mondadori/De Agostini ha disegnato, nella serie ideata da Luciano De Crescenzo, due episodi dei “Grandi miti greci”. Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto all’illustrazione e, di recente, anche all’incisione, per poi tornare al fumetto. Ha debuttato per Sergio Bonelli Editore con il quarto Color Tex (2013). Da allora è arruolato nello staff dei disegnatori di Tex.

C4 Comic: Ogni storia a un suo inizio… qual è stato il primo albo di Tex che hai letto? Che ricordi ne hai?
Sandro Scascitelli: Domanda molto difficile… parliamo di più di 60 anni fa, all’epoca leggevo molti fumetti; Tex, il Monello, l’Intrepido erano tra i miei preferiti, avevo una collezione completa dell’Intrepido della casa Editrice Universo con le bellissime storie di Liberty Kid disegnate da Lina Buffolente, de Il Principe del Sogno disegnato da Erio Nicolò, di Roland Eagle di Corbella, di Bufalo Bill disegnato da Carlo Cossio e tante altre, tutte molto belle e ben disegnate. Negli anni cinquanta la disponibilità economica dei miei non mi permetteva di acquistare molti fumetti e così Tex lo leggevo attraverso gli scambi con i miei amici. Poi, nel tempo, mi sono sempre più orientato verso il fumetto d’autore quindi le opere di Dino Battaglia, Sergio Toppi, Breccia, Moebius, Hermann etc… Tex lo leggevo soprattutto se le storie erano disegnate da Ticci, da Nicolò e poi in seguito da Villa e qualche altro.

C4C: Tex, Carson, Kit o Tiger Jack: chi preferisci disegnare? Perché?
S.S.: Ovviamente Tex, è lui il protagonista della ormai lunghissima serie. Mi trovo di continuo a lavorare su di lui, cercando di renderlo al meglio. Deve essere un eroe che incute ammirazione, rispetto ma anche paura… insomma il Tex che tutti gli appassionati lettori si aspettano di trovare all’interno delle pagine dell’albo.

C4C: Da quali disegnatori della saga texiana hai attinto maggiormente per la tua personale interpretazione del Ranger?
S.S.: Il disegnatore che riesce a rendere al meglio il carattere del leggendario Ranger è senza dubbio, per me, Giovanni Ticci. Nella sua vasta produzione c’è stata una continua evoluzione e, specialmente nell’ultima produzione, che lo ha portato a una maggior sintesi del segno, Tex viene fuori come nessuno, secondo me, ha saputo renderlo, da settanta anni a questa parte. Livello assai difficile da superare…

C4C: Come ti sei sentito quando ti hanno detto “disegnerai Tex Willer”? Come hai affrontato la tua storia d’esordio, Un covo di belve, (apparsa sul Color Tex – Storie brevi nel novembre 2013)?
S.S.: Credo che disegnare Tex non sia semplice per nessuno e anche se io mi sono trovato a disegnarlo a 65 anni, quindi con una discreta esperienza alle spalle, l’inizio non è stato facile… si avverte la responsabilità del compito assegnato, cioè di dare vita e continuità ad un personaggio mitico, e questo anche adesso, dopo aver realizzato ormai circa 500 tavole.
Una curiosità: la mia storia di esordio non è stata “Un covo di belve” ma “Scure Nera”; infatti mentre stavo per terminare le 110 tavole destinate all’Almanacco del West, Mauro Boselli mi disse di sospenderle per lavorare alle 32 pagine della nuova serie del Color Storie Brevi che doveva uscire nel novembre 2013.

C4C: Come disegni? Matita o pennini digitali?
S.S.: Per tanti anni i miei strumenti sono stati pennelli, pennini e china. Qualche anno prima della mia entrata in Bonelli avevo iniziato a familiarizzare con la nuova tecnica digitale, quindi la mia attuale produzione viene realizzata con la tavoletta grafica, che ormai usano in molti. Credo che tra qualche anno questo genere di lavoro verrà prodotto quasi totalmente con questi nuovi sistemi, basta dare un’occhiata nelle aule di scuole di fumetto…

C4C: Per la realizzazione di Piombo e Oro hai ricevuto istruzioni particolari da parte dello sceneggiatore Pasquale Ruju? Hai seguito la sceneggiatura pedissequamente o sei stato libero, di apportare modifiche e aggiunte? Se sì, puoi dirci quali?
S.S.: Pasquale Ruju mi ha sempre lasciato la massima libertà. Una volta terminata, la tavola va comunque sottoposta alla supervisione di Mauro Boselli che, a volte, mi fa fare delle modifiche…

C4C: Hai dovuto modificare la tecnica di disegno in vista della (superba) colorazione di Oscar Celestini?
S.S.: Quando ho iniziato a lavorare sulla sceneggiatura di “Piombo e oro” cioè a giugno 2013, non sapevo di questa nuova colorazione. Per me la tavola, se non è concepita già a colori o disegnata dialogando con il colorista, deve funzionare in bianco e nero a prescindere dal colore.

C4C: Una scena, all’interno di Piombo e oro, che ti è particolarmente riuscita e una scena che rifaresti?
S.S.: Non so come funziona per gli altri disegnatori ma difficilmente mi ritengo soddisfatto del mio lavoro riguardandolo. In ogni tavola trovo dei difetti… Comunque, nel complesso, credo sia un lavoro discreto.

C4C: Quali accortezze, derivanti dalla tua lunga esperienza nell’animazione, ti tornano utili nella realizzazione delle storie a fumetti?
S.S.: Il fumetto, come il cinema, è un racconto per immagini e quindi bisogna avere padronanza di questa tecnica con una giusta distribuzione, nelle pagine, dei vari campi, piani, inquadrature ecc… L’aver frequentato l’Istituto di Stato per la Cinematografia mi ha aiutato molto.

C4C: Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Tex o su altre testate Bonelli?
S.S.: A febbraio di quest’ anno ho consegnato le 174 tavole di una storia scritta da Ruju che andrà su un Maxi Tex e a maggio ho iniziato a lavorare su un nuovo Color Tex di 160 pagine, su sceneggiatura di Jacopo Rauch.

C4C: Come vedi Tex in futuro?
S.S.: In una recente mostra ho avuto modo di incontrare tanti appassionati lettori e collezionisti di Tex. Finché ci saranno queste persone le pubblicazioni del nostro Ranger non avranno grossi problemi, per quanto riguarda le nuove generazioni, solo il tempo potrà darci una risposta!

Sandro  , grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, complimenti per il lavoro fatto finora e auguri per quello futuro!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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