Game Boy Tales episodio 14: Game Boy Advance

Nel 2001, il Game Boy Color iniziava finalmente a mostrare i muscoli, proponendo giochi, come Shantae, che ne sfruttavano a pieno le caratteristiche.
Tuttavia, finora il pubblico aveva percepito questa seconda console portatile di Nintendo come un dispositivo non troppo distante dal precedente game boy e con poca potenza in più.
Questa sensazione era in primis foraggiata da Nintendo e dagli sviluppatori stessi, poiché nella gran parte dei casi i giochi del Color erano tranquillamente giocabili sul suo predecessore, rendendo de facto la nuova console un “extra” adatto per chi volesse giocare ai giochi esclusivi che, seppur interessanti, erano decisamente pochi rispetto ai titoli compatibili con la vecchia console portatile.
D’altra parte è difficile biasimare Nintendo e gli sviluppatori: il Game Boy aveva una base installata veramente enorme e sarebbe stato sciocco non sfruttarla per continuare a vendere software anche su questa macchina.

Sebbene il Game Boy Color avesse avuto un discreto successo, non è riuscito a scalzare completamente la precedente console dal cuore degli appassionati e Nintendo aveva bisogno di cambiamento, spaventata anche da un colosso di SNK che nel ’98 aveva proposto una console a 16-bit dalla durata mostruosa della batteria di 40 ore.
Non che Neo Geo Pocket Color avesse in qualche modo scalfito le vendite del Game Boy, ma comunque aveva dimostrato al grande pubblico che certamente si sarebbe potuto far di meglio rispetto a una console 8-bit.
In realtà, Nintendo nel 1995 presentò un prototipo “Project Atlantis”, una console a 32-bit con quattro pulsanti con una forma che ricordava quella delle sue console portatili.
Il progetto non vide mai luce e ufficialmente la casa di Kyoto lo abbandonò nel 1997, dato che le vendite di un sistema a 8 bit stavano ancora dando i loro frutti.
Nel 2009, questo “Project Atlantis” fu portato alla GDC da Masato Kuwahara che partecipò sia allo sviluppo di Atlantis che del Dsi; lo vedete nell’immagine qui sotto, a fianco della terza versione del Nintendo DS.

Come si nota dalle scritte dell’immagine l’ingegnere Nintendo che presenziò alla GDC del 2009 ha affermato che il “Project Atlantis” fosse il predecessore del Game Boy Advance, dunque è altamente probabile che Nintendo abbia preso spunto da questo prototipo per creare quello che nelle cerchie interne era noto come “Advanced Game Boy”, che tuttavia presentava delle ovvie differenze, a partire dal design esterno della console, creato dallo Studio Curiosity Inc, capitanato dal francese Gwénaël Nicolas: la console e i  comandi, anziché essere in verticale, erano posizionati in orizzontale, favorendo lo schermo un po’ più grande del game boy e quasi widescreen.
Questo nuovo tipo di design ha permesso a Nintendo di integrare anche due bottoni dorsali, oltre alla croce direzionale e i pulsanti d’azione A e B, consentendo così agli sviluppatori di creare esperienze di gioco che ruotassero intorno a 4 pulsanti anziché 2.
Il design di questa console risultava vincente non solo per il colpo d’occhio, ma anche per la comodità: la macchina da gioco dava l’impressione di essere solida e garantiva una presa ben salda che rassicurava il giocatore dando l’effetto che la console non potesse scivolare via dalle mani.

La console ebbe un successo immediato sia in Giappone che negli Stati Uniti, specie per il folle prezzo di lancio di 99$.
In Europa, tutti ci aspettavamo un rapporto 1 a 1 con il prezzo americano, ma la realtà dei fatti fu un’altra:  Nintendo aveva intimato i distributori e i negozianti di non vendere la console al di sopra dei 130 euro, per rimanere in linea con le aspettative del pubblico, ma ogni paese ha fatto storia a sé.
Il distributore italiano Ceppi Ratti, ad esempio, decise di vendere la console intorno alle 300,000 lire, circa 150 euro al cambio dell’epoca, che sicuramente non equivalevano ai 99$ americani.
Un peccato che generò parecchio malcontento tra i giocatori italiani, ma nonostante ciò, la console non ebbe problemi a essere venduta nemmeno con prezzi così alti.

Tuttavia, il Game Boy Advance presentava un unico, enorme difetto: lo schermo non era retroilluminato.
Se da una parte questo gli consentiva una maggiore autonomia, dall’altra parte inibiva di molto la sua portatilità: sotto il sole era difficile vedere il piccolo schermo, il che rendeva quasi impossibile riuscire a giocarci.
Per questo motivo nel 2003 uscì il modello SP, con uno schermo retroilluminato e una batteria ricaricabile al litio, che ovviava ai problemi di autonomia di cui avrebbe potuto soffrire la console se alimentata a pile: tutto questo accompagnato da un design differente, molto simile ad un telefonino con chiusura a conchiglia, che, proprio come i vecchi feature phone, si impugnava in verticale.

Sebbene l’impugnatura fosse più scomoda del precedente modello, tutto sommato le nuove aggiunte del nuovo design furono molto gradite dal pubblico, al punto che resta uno dei migliori modi per giocare a tutti i titoli Game Boy attualmente esistenti, essendo una console retrocompatibile.
Purtroppo, anche la vita del Game Boy Advance fu molto corta, non tanto per colpa delle voci secondo cui anche Sony si stesse avvicinando al mondo delle portatili, quanto per causa di Nintendo stessa.
Parallelamente alla terza console portatile di casa Nintendo, si stava sviluppando un device di nuova concezione, con due schermi e un touchscreen che voleva affiancare il Game Boy nel mercato portatile: il Nintendo DS.
Nintendo era convinta che sarebbe riuscita a far sopravvivere entrambi i sistemi di gioco, al punto che dopo il lancio della console con il doppio schermo, uscirono ben due nuove versione del Game Boy Advance: il GBA ADVANCE SP-AGS 101 (che non aveva differenze strutturali rispetto al Game Boy Advance SP, ma aveva uno schermo molto più luminoso) e il Game Boy Micro, che eliminava la retrocompatibilità e proponeva una miniaturizzazione impressionante, andando a creare una delle console più portatili di tutti i tempi.
Tuttavia, conosciamo bene la storia e sappiamo tutti che fine abbia fatto la linea Game Boy, cannibalizzata dal successo del Nintendo DS.

L’affermarsi della nuova linea di portatili Nintendo ha creato un piccolo sconforto nel piccolo Pacione dell’epoca, in quanto per chi vi scrive il Game Boy era una sicurezza: ero certo di vederne altri e altri ancora man mano che sarei cresciuto.
Il Nintendo DS ha messo in dubbio le mie certezze e mi ha fatto riflettere per la prima volta sulla vita, sul non dare nulla per scontato, né per quanto riguarda il mondo tecnologico, né per il mondo degli affetti.
Probabilmente, la scomparsa della linea Game Boy è coincisa con l’inizio della mia adolescenza.
Ciao Game Boy, speriamo di rivederci con una versione “Classic Mini“, prima o poi.

Nel corso delle prossime settimane analizzeremo e porteremo alla luce, oltre ad alcune delle pietre miliari per Game Boy Advance, anche delle piccole gemme nascoste.
Il Game Boy Advance ha moltissimi titoli meritevoli, dunque restate sintonizzati!

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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