[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Chris Warner

Ospite d’onore dell’ultima edizione autunnale del Romics, dove ha vinto il Romics d’oro per il suo lavoro degli ultimi trent’anni sul personaggio di Predator (come autore e disegnatore) recentemente ristampato da SaldaPress, nonché responsabile del concept di Alien Vs Predator ben prima del successo cinematografico e editor con esperienza pluriennale nelle schiere di Dark Horse Comics – una delle più importanti case editrici indipendenti americane – : Chris Warner è questo e molto altro e noi di C4 Comic lo abbiamo raggiunto proprio durante la kermesse romana per parlare del suo lavoro presente, passato e futuro, delle sue ispirazioni e di molto altro ancora. Buon divertimento.

Foto dalla pagina ufficiale Romics.

C4 Comic: Com’è iniziata la tua esperienza nel mondo dei fumetti?
Chris Warner: Si tratta di una storia molto, molto, lunga. [RIDE] Molti anni fa mi occupavo della vendita di vinili e proprio in una fiera molto piccola – non come questa in cui siamo ora – stavo vendendo la mia collezione di dischi. Lì ho incontrato Mike Richardson [il fondatore di Dark Horse Comics, ndr] che in quel periodo aveva una piccola fumetteria. All’epoca ancora non avevo neanche lontanamente pensato di avvicinarmi a questo mondo, ma durante la fiera Mike ha mostrato i miei lavori ad alcuni autori della Marvel Comics presenti durante l’evento. Alcuni di loro si sono avvicinati al mio stand e hanno espresso parecchi apprezzamenti per i miei lavori; in particolare Luke McDonnell, che all’epoca disegnava Iron Man, si era offerto di mostrare alcuni schizzi al suo editor dell’epoca. Mark Gruenwald e Michael Carlin sono rimasti particolarmente colpiti e mi hanno invitato al successivo San Diego Comic-Con, così ho preparato una cartella con nuovi disegni, schizzi e bozzetti. All’epoca era molto più semplice riuscire a incontrare editori e mettersi in mostra, così sono andato all’incontro e mi hanno assegnato una storia molto semplice alla quale lavorare. Mi sono così trasferito in New Jersey a casa del collega che aveva scritto quella storia: Randy Stradley [ora vice-presidente di Dark Horse Comics], poiché all’epoca era molto importante lavorare vicino alla sede centrale della casa editrice. Nel 1986 il mio amico Mike mi ha contattato perché proprio in quel periodo era nata l’idea di Dark Horse e dato che grazie alla sua APA [Amateur Press Association] aveva radunato alcuni nomi molto importanti per l’epoca – come Paul Chadwick, Frank Miller, Mark Verheiden – abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura. Se riguardo indietro mi sembra assolutamente folle pensare che se non avessi conosciuto negli anni ’70 a un piccolissimo Comicon da poche decine di persone quel ragazzo probabilmente a quest’ora non sarei qui in Italia.

C4C: SaldaPress ha di recente riproposto il tuo lavoro sul personaggio iconico di Predator, su cui ti sei cimentato sia nel ruolo di disegnatore che in quello di autore. Quali sono state, se ci sono state, le difficoltà dei diversi approcci a questo tipo di esperienza? Quale possibilità creativa preferisci?

Cover variant Predator #1

CW: Credo che in generale la cosa più difficile da fare sia quella di imparare a disegnare bene Predator, perché è così pieno di dettagli (anche se ora ho acquisito una sorta di “memoria muscolare”). L’elmetto ad esempio è così difficile da riprodurre, sembra diverso da ogni angolazione! [RIDE] In generale però come disegnatore e come autore cerco di muovermi sempre verso una forma di realismo, dove per esempio se una storia si muove in una certa regione geografica cerco di fare più studi possibile sul luogo e su tutte le sue caratteristiche. Adesso abbiamo la fortuna di avere Internet, ma prima mi ritrovavo letteralmente sommerso dai libri per riuscire a fare un lavoro del genere. Per la scrittura cerco di non far immergere il lettore nella testa di questo personaggio (mentre spesso i miei colleghi la pensano diversamente), e questo perché la caratteristica più interessante di Predator secondo me è proprio questa: non sapere a cosa sta pensando e quale potrebbe essere la sua prossima mossa. Questo, proprio pensando anche ai film e a tutti gli altri media, permette l’interpretazione personale delle scelte e rende ogni creatura unica e differente dall’altra. Nella vita vera puoi incontrare qualcuno in un bar o in un pub, e tu e un tuo amico potete farvi idee completamente differenti su quel tale: questo mette l’interpretazione di gesti e fatti all’apparenza molto simili in una prospettiva tutta diversa. Credo che questa sia la chiave vincente del realismo di una storia.

C4C: Avresti mai immaginato ai tempi di Concrete Jungle, con Mark Verheiden, che il personaggio di Predator sarebbe diventato così iconico?
CW: Diciamo che era molto facile immaginare questo risultato. Si tratta di una pellicola che riesce a rapirmi e farmi staccare da qualsiasi cosa stia facendo (disegno o scrittura), probabilmente l’avrò visto un centinaio di volte. Per il suo scopo si tratta di una pellicola perfetta; questo ovviamente non significa che si tratta del miglior film di tutti i tempi, ma per quello che prova a raccontare e per come lo racconta è realizzato molto molto bene. La prima volta che ho visto la scena in cui il Predator si toglie l’elmetto e comincia a ruggire come un leone ricordo di aver pensato: “Cavolo, questa è la cosa più bella che io abbia mai visto in tutta la mia vita.” [RIDE] In quel momento l’ho collegato ai grandi classici dell’horror: poteva accostarsi a grandi capolavori come Frankenstein, Godzilla. Lo stesso è successo per Alien, ma mentre con lo xenomorfo non c’è la minima possibilità di intuirne le ragioni, dato che ci troviamo difronte a un essere di pura bestialità, per Predator il discorso è differente e in qualche modo la sua razza si può accostare a quella umana. Ad esempio: nelle regioni settentrionali degli Stati Uniti c’erano 70 milioni di esemplari di bisonti americani e in poco più di un secolo la natura umana li ha ridotti a pochi centinaia di esemplari, portandoli sull’orlo dell’estinzione. Nel corso del tempo la gente li ha uccisi, con l’unico scopo di realizzare stupidi cimeli turistici: dai teschi da appendere, fino alle lingue. I Predator in un certo senso vedono noi esseri umani nel modo in cui noi vediamo gli animali, e in un certo senso si potrebbe pensare a quanto orribile possa essere tutto ciò; ma pensando alla natura umana, che così spesso cerca di eradicare altre culture, io mi chiedo: “Quanto siamo diversi da quella visione macabra?

C4C: Quali sono le tue ispirazioni nel mondo dei fumetti?
CW: Ci sono molti disegnatori e artisti che hanno influenzato il mio lavoro nel corso degli anni. Se ripenso a quando ero giovane e volevo entrare in questo mondo c’era un vero e proprio triumvirato che mi ha forgiato dal punto di vista artistico: Jack Kirby, Steve Ditko e Wally Wood. In seguito in questo mio pantheon immaginario sono entrati molti altri grandi disegnatori, come Neal Adams. Al giorno d’oggi probabilmente quello che mi dà maggior ispirazione è ciò che succede nel mondo. Sono da sempre un appassionato di science fiction, ma ne leggo sempre di meno perché sono arrivato alla conclusione che anche la più contorta delle idee provenienti dai libri di fantascienza non può neanche lontanamente avvicinarsi al mondo che ci circonda, sia per stranezza che per magnificenza. L’altro giorno ero in giro per Roma con Alessio [Danesi, ndr] e mi sono letteralmente ritrovato circondato dalla Storia. Quello che mi ha più stranito è stato quando ci siamo avvicinati alla Piramide e subito ho pensato “Ah sicuramente si tratterà di un edificio costruito 50 anni fa da qualche ricco uomo della zona.” Ma poi a cena mi hanno spiegato la sua storia, che non si trattava di qualche sorta di residuo del fallimento di un ristorante o di qualche parco giochi a tema, e ho scoperto che in effetti un uomo ricco l’aveva sì commissionata, ma circa due millenni fa. Questo è il tipo di cose che mi fa appassionare alla realtà, che tra le sue stranezze e le sue meraviglie spesso riesce a dare vita a storie che difficilmente riusciresti a sentire in qualsiasi altro libro o film.

C4C: A cosa stai lavorando al momento?
CW: Ho da poco concluso la seconda serie di Predator: Hunters e sono al lavoro sulla terza. Proprio in questi giorni sto pensando alla location e sto cercando di utilizzarne una inedita per le storie del personaggio. Magari potrei ambientarla a Roma, ci sto pensando proprio in questi giorni. Avrei bisogno però di un’artista italiano che mi aiuti nella scelta delle diverse location [RIDE], ma sarebbe molto interessante. Quello che però spesso raccomando ai giovani artisti è “non pensate troppo al vostro prossimo progetto, mettete tutta la vostra energia in quello su cui state lavorando”. Sono diversi anni ormai che occupo il ruolo di editor per la Dark Horse e spesso vedo artisti fallire o mandare all’aria progetti per concentrarsi su troppe cose contemporaneamente. Proprio il mio, che è un lavoro fisso, mi permette di non dovermi preoccupare troppo del prossimo lavoro che ho da realizzare, posso scegliere tranquillamente su cosa concentrarmi, e finché mi vogliono a bordo delle serie di Predator avrò molte idee da offrire alla causa. Quando sei un uomo anziano come me il primo pensiero dopo una giornata di lavoro non è di certo: “Ehi cerchiamo di passare tutta la notte al tavolo da disegno”, ma piuttosto cerco di concedermi del riposo bevendo una buona birra e guardando la tv“.

Ringraziamo saldaPress, l’organizzazione del Romics Festival e Chris Warner per l’opportunità e la disponibilità.

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