Game Boy Tales episodio 16: Boktai – The Sun Is in your Hands

Nel corso del tempo, tutti i Game Boy hanno avuto delle cartucce particolari, in grado di aggiungere funzioni non inizialmente previste dalla console.
Per la prima console in bianco e nero c’era la Game Boy Camera e la Game Boy Printer.
Sulla portatile a colori invece c’erano Pokemon Pinball che si avvaleva di un  Rumble Pack che replicava il funzionamento della vibrazione del N64, Kirby tilt ‘n’ Tumble che aveva degli accelerometri che consentivano al giocatore di comandare il piccolo protagonista rosa semplicemente ruotando la console.
Addirittura c’era un software venduto con una macchina da cucire che ti insegnava il mestiere da sarto.
Insomma, c’era veramente di tutto.
Tuttavia, molti di questi giochi erano meri esperimenti e, sebbene alcuni funzionavano benone, è con il Game Boy Advance che è stata sdoganata l’aggiunte di features aggiuntive all’interno delle cartucce: uno dei più particolari sicuramente era Boktai, che integrava un sensore in grado di “raccogliere” i raggi solari.
In Boktai impersoneremo un cacciatore di vampiri di nome Django che trae la sua potenza dai raggi solari.
Il gioco è ambientato nella città di San Miguel in un periodo fittizio chiamato “Era dell’oscurità” in cui le persone si iniziano a trasformare in non morti per colpa di una malattia scagliata da    una maledizione.

Non appena accesa la console, il gioco ci prega di inserire la nostra regione di appartenenza e di conseguenza setta l’orologio interno alla cartuccia con il nostro fuso orario, in modo tale da garantire un ciclo giorno/notte 1 ad 1 con il mondo reale: questa è un elemento veramente fondamentale per l’esperienza del gioco in quanto ci consente di catturare quanta più luce possibile quando giochiamo all’aperto.
Il Game design del gioco sfrutta questa features in modo molto intelligente: si ha la necessità di immagazzinare energia solare per sparare con la gun del sol, l’arma che il protagonista utilizza.


Fintanto che resteremo in aree aperte di San Miguel, non ci sarà alcun tipo di problema a sparare senza immagazzinare raggi solari, ma il titolo prevede ampie sezioni di dungeon e cunicoli sotterranei in cui nel mondo del gioco non sarà minimamente presente il sole, per questo dovremo intervenire noi uscendo di casa e ricaricando l’arma del protagonista.
Seppur sia importante immagazzinare i raggi UV, il titolo è uno stealth game abbastanza severo, dunque è più che opportuno conservare i quasi sempre risicatissimi proiettili della gun del sol  per i momenti in cui ci troveremo in seria difficoltà.

Il problema gigantesco dell’epoca è che sia il Game Boy Advance non era una console molto adatta per giocare sotto la luce del sole: l’assenza di una retroilluminazione pesava come un macigno sul titolo.
Giocare con un Game Boy Advance SP nel 2003 poteva essere una soluzione ma anche se quest’ultima era retroilluminata, non era ancora sufficientemente brillante.
Se vi posso dare un consiglio, al giorno d’oggi giocatelo su Game Boy Micro o su un Sp AGS 101, che hanno uno schermo notevolmente più brillante, sicuramente Boktai giova maggiormente delle migliorie della retroilluminazione.
La grafica di gioco è stupenda e va di pari passo con la colonna sonora.
Da notare inoltre, che il design della grafica di gioco e le sonorità delle tracce hanno un’influenza spaghetti western mica da ridere.

Dopotutto, dietro questo gioco c’è la figura di Hideo Kojima, creatore di Snatcher e della serie Metal Gear, da sempre professatosi fan del cinema ed in particolare dei western tutti italiani.
L’influenza autoriale di Kojima, su Boktai si sente: sebbene sia annoverato solamente come producer del gioco, la mente dietro le avventure di Solid Snake e soci ha sempre avuto l’intenzione di creare uno stealth game che sfruttasse la luce solare.
Quale occasione migliore per sfruttare le potenzialità di una console portatile come il Game Boy Advance?
A suo malincuore, nonostante avesse ideato anche gran parte del game design, dovette fare un passo indietro per concentrarsi sulla sua croce, Metal Gear Solid, affidando lo sviluppo ai suoi colleghi più giovani.
Sebbene i due titoli di Boktai abbiano venduto decisamente bene, Kojima non è del tutto soddisfatto del progetto, affermando che i suoi colleghi hanno peccato in coraggio e saggezza (se volete più dettagli a riguardo qui c’è un estratto dell’intervista), ribadendo che magari con una sua maggiore presenza nel corso dello sviluppo, si sarebbe potuto osare di più.
Sarebbe stato interessante vedere Kojima alle prese con un nuovo capitolo della serie, ma, per ovvi motivi, non pensiamo questo sia più possibile.
Boktai è un titolo che oggi più che mai, dovrebbe essere giocato: il fatto che siano usciti nuovi modelli di Game Boy, nonché i vari DS (con schermi più grandi e brillanti) lo rende un titolo ora più che mai decisamente giocabile.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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