Fare e (dis)fare: “The Immortal Hulk” e “Venom”

Spesso su queste pagine abbiamo affrontato il tema del cambiamento della narrazione e della fruizione dei prodotti d’intrattenimento, con una sempre più accentuata volontà di creare opere a corto raggio, capaci di colpire il pubblico nel primo periodo per poi essere dimenticate e sorpassate dal nuovo prodotto del momento. Netflix in questo risulta essere un vero e proprio “maestro d’armi”, capace di avere qualcosa di nuovo da proporre al suo pubblico con frequenza mensile e in qualche caso addirittura settimanale.

Il trend non poteva che riflettersi anche nel mondo del fumetto, dove sopratutto nella concezione della serialità più stretta (e in particolare nel mondo delle “Big Two“: Marvel Comics e DC Comics, ma il discorso ormai si potrebbe applicare al 90% delle case editrici mainstream) autori e disegnatori si alternano in maniera quasi frenetica, portando idee e concept spesso distanti tra loro, ma capaci di essere venduti singolarmente a fasce di pubblico differenti.

L’ENNESIMO RILANCIO: IL FRESH START

Da qualche mese proprio Marvel Comics ha dato vita all’ennesimo starting point, una costante alla quale siamo ormai abituati; un susseguirsi quasi surreale di nuovi #1 pronti a trascinare a bordo orde di pubblico provenienti dai media più disparati (dalla serie TV fino all’ormai consolidatissimo Marvel Cinematic Universe). Proprio in seguito a questo “nuovissimo” Fresh Start, nelle mani dell’ex talent scout C. M. Cebuslki, in questi giorni nelle fumetterie sono arrivati gli spillati Panini Comics Italia, che per l’occasione si presentano in una veste inedita.

Per alcune serie è stato infatti adottato un nuovo formato dal prezzo più contenuto. Presentando una singola serie allontana gli spillati italiani dallo status quo di riviste contenitrici, che d’altro canto a un prezzo popolare permettevano di leggere serie diverse dello stesso universo narrativo.

Sugli scaffali, oltre all’ormai prossima conclusione della pluriennale ed epica riscrittura dell’universo di Thor da parte di Jason Aaron, troveremo il nuovo rilancio di Spider-Man curato da Nick Spencer Ryan Ottley (che abbiamo avuto il piacere di intervistare durante l’ultimo Lucca Comics & Games 2018) e lo sbarco di Skottie Young sulle pagine di Deadpool – in compagnia di Nic Klein – ma le vere novità sembrano provenire da due personaggi che vengono da lunghissimi periodi di stanca, incastrati una sorta di loop narrativo dal quale era difficile uscire: Venom e Hulk.

IL FUMETTO MIGLIORE DI WATCHMEN: IL VENOM DI RYAN STEGMAN E DONNY CATES

Se da una parte l’infelice esperimento di portare di nuovo al cinema Il Simbionte, capace di trascinare in un vortice di mediocrità anche l’amato Tom Hardy, non sembra aver portato i risultati sperati, la controparte cartacea sembra passarsela decisamente meglio. Al timone è arrivato Donny Cates, un golden boy, uno di quelli su cui la Marvel sembra puntare parecchio per gli anni a venire. Donny punta da sempre sulla sua sfacciataggine, fuori e dentro le pagine dei fumetti su cui si è avvicendato con autori molto più consolidati. D’altronde ci troviamo davanti a colui che ha creato e portato al successo il Cosmic Ghost Rider, qualcosa capace di far venire un infarto agli appassionati più conservatori.

Dopo aver strapazzato Thanos, Doctor Strange e tenendo nel mirino una nuova vittima – I Guardiani della Galassia – l’autore statunitense sta trovando la sua quadratura definitiva proprio sulle pagine del fumetto dedicato a Eddie Brock e tutto lo strambo universo narrativo in cui si muove. Proprio il primo numero sembra già mettere in chiaro le intenzioni del team creativo: una volontà di allontanare la vena più spiccatamente horror che per anni è stata una vera e propria Gabbia di Faraday in cui il personaggio era incastrato e che in rare e flebili occasioni (come lo straordinario lavoro di Rick Remender proprio su queste pagine) ne ha dimostrato le rare potenzialità.

Dietro a un lavoro di riscrittura più emotiva del personaggio – ci troviamo difronte infatti ad un omone dalla forte fisicità ma tormentato dai rimorsi e dagli incubi – c’è anche un lavoro di riscrittura completa della lore e della continuity simbiontica. Sullo sfondo, pendente su New York, c’è l’ombra di una minaccia molto più grande e potente di quelle affrontate prima. Vengono inseriti infatti gli elementi dell’epica e della cultura divina anche in una civiltà che abbiamo imparato a conoscere forse solo per il suo lato più scarno e violento.

Marvel Comics sembra aver aderito appieno alla “politica” di Cates e Stegman riempiendo i propri social con la caustica campagna pubblicitaria “Venom è meglio di Watchmen“, scatenando ovviamente le reazioni più scomposte da parte del pubblico, che ha appoggiato in maniera ironica o si è flagellato con le copie originali dell’opera DC Comics. L’operazione di marketing ha raggiunto il suo zenit ironico quando lo stesso autore texano ha raggiunto il Bardo, “coinvolgendolo”.

Alan Moore o meno, ed anche senza Tom Hardy ad attirare altre fasce di pubblico, il fumetto ha raggiunto il risultato record di 200.000 copie nel suo primo numero, “costringendo” Marvel Comics come da tradizione a lanciare molteplici serie “spalla” come Web of Venom, una serie antologica in cui vengono affrontati altri momenti “storici” della cultura simbiontica. Per il momento sono usciti due splendidi numeri sul Vietnam e sul mai dimenticato Carnage, un’altra delle possibili future vittime delle “grinfie” di Cates.

LA NUOVA VITA HORROR DI BRUCE BANNER

Sin dalla sua gestazione il Gigante di Giada aveva vissuto raramente periodi di stanca come quello in cui era incastrato negli ultimi anni. Coinvolto nei tritacarne dell’identity swapping, una costante del recente lavoro creativo della Casa delle Idee e “vittima” designata dell’ultimo grande lascito di Brian M. Bendis alla casa editrice – Civil War II – il personaggio era stato messo recentemente in discussione e proprio da questi spunti parte la nuova gestione di Al Ewing e Joe Bennet.

Tematicamente attenta e rispettosa del passato e della continuity del personaggio, con il ripescaggio di idee abbandonate (come la trasformazione di Bruce durante il periodo della notte, ancora una volta a sottolineare la volontà di presentarne il lato più oscuro e misterioso) la run si pone come un vero e proprio punto di passaggio:  uno spunto da cui partire per poter stabilire le fondamenta del futuro della serie, da distruggere o da ricostruire. Hulk nasce con un concept da film horror dei primi anni ’30 e con il tempo la forza bruta – arrivando a livelli quasi ridicoli – ha preso il sopravvento su tutte le altre sfaccettature che, per ora, Ewing ha deciso di mettere in primo piano.

L’autore britannico in questo caso sembra riportare in auge la causa del successo del Marvel-verso nel suo periodo d’oro: la varietà di generi affrontata, (ri)avvicinando le avventure del gargantuesco personaggio di Stan Lee e Jack Kirby a quelle sensazioni da EC Comics. Si tratta quasi di un progetto stand alone dal suo universo narrativo e forse proprio li l’alter ego di Bruce Banner ha ritrovato la sua forza.

DA DOVE DEVE RIPARTIRE IL FRESH START?

Venom e The Immortal Hulk sembrano rappresentare al meglio il futuro del fumetto supereroistico; una volontà d’intenti che è lontana dalle logiche puramente cinematografiche e commerciali. Bisogna lasciarsi alle spalle ondate di spinoff (qualcuno ha detto DeadpoolSpider-Man?) e ricicli di crossover del passato, che spesso hanno il sentore di una semplice “minestra riscaldata“.

Donny Cates, Al Ewing sono figli della concezione moderna della serialità: capaci di cambiare – pur rimanendo rispettosi dell’importanza storica di collane pluridecennali – sono in grado di portare uno sguardo nuovo, lucido, a progetti che vivono difficoltà narrative evidenti. Cebulski, che proprio di recente abbiamo avuto il piacere di ospitare in Italia, sembra essersi allontanato da colui che l’aveva preceduto sulla poltrona di editor-in-chief di una delle aziende d’intrattenimento più importanti al mondo. Con il suo occhio, più vicino a quello di un lettore appassionato che di un imprenditore, sta facendo lentamente ripartire il tutto da un punto di vista diverso. Proprio da qui deve ripartire la casa di tanti eroi meravigliosi.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

Potrebbero interessarti anche...