[ITA/ENG] [Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Declan Shalvey

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Il suo nome negli ultimi anni è cresciuto passo dopo passo, pagina dopo pagina, salendo sempre più in alto nel Gotha del fumetto mainstream supereroistico. Dopo il pluripremiato Moon Knight, realizzato in collaborazione con Warren Ellis, è al lavoro su Injection (sempre in coppia con il grande autore britannico) del quale quest’anno è prevista una trasposizione televisiva, e intanto collabora sempre più frequentemente con Marvel Comics come disegnatore e autore. In questi mesi, proprio negli USA, sta uscendo Return of Wolverine, dove si sta occupando dei disegni e del ri-design del costume dell’iconico Artigliato Canadese.

C4 Comic: Injection e Moon Knight segnano il tuo sodalizio pluriennale con Warren Ellis. Da una parte abbiamo una storia che si concentra su una trama orizzontale, dall’altra una serie che sembra essere intenzionalmente formata da episodi slegati. Lavorando con lo stesso autore quali sono le differenze e quale credi sia lo stile narrativo che preferisci per il tuo lavoro?
Declan Shalvey: La cosa particolare di Moon Knight, come hai detto tu, è proprio il fatto che ogni episodio sia slegato dall’altro e quindi sei costantemente costretto a spingerti oltre i tuoi limiti (come disegnatore e come lettore). Il passaggio da Venom a Thunderbolts o da Thunderbolts a Northlanders è stato quasi naturale, mentre qui in un concentrato di 6 numeri ho lavorato soprattutto su questo punto. Non c’è uno sviluppo orizzontale dei personaggi, la trama è ai minimi storici: amo quella mini perché  è come un lungo “tour de force” sullo storytelling in tutte le sue forme. Nelle prime recensioni le persone sottolineavano il fatto di averlo letto in 5 minuti, ma secondo me non si tratta di un aspetto negativo perché probabilmente chiunque così si è trovato a leggerlo almeno 20-30 volte, scoprendo ogni volta qualche aspetto inedito. Injection invece rappresenta quello che ho sempre voluto fare: una lunga e complessa serie creator-owned (si tratta infatti del progetto più lungo sul cui io abbia mai lavorato). Durante la mia formazione come autore ho adorato opere come Preacher, Y: l’ultimo uomo o Planetary e quindi volevo finalmente realizzare qualcosa di simile. Warren mi sembrava la persona più adatta per conseguire il mio piccolo sogno perché ha un modo di scrivere e una certa “fede” in ogni storia realizzata per Injection che in un certo senso sono proprio l’antitesi di tutto quello che è Moon Knight. Se da una parte abbiamo un lavoro che è immediato in ogni sua piccola parte dall’altra abbiamo una storia dove ogni minimo tassello viene studiato attentamente. Per me si tratta di una sorta di “investimento”: amo le storie dove finisci per innamorarti dei protagonisti e temi per il loro futuro (Scalped per esempio). In America nessun mio lavoro è mai stato raccolto in volume cartonato, in Italia con Moon Knight è già successo – perché voi sapete come stampare al meglio i volumi! – ma per la serie Image si tratta proprio della prima volta in cui mi trovo davanti ai miei lavori in formato deluxe. Ho aspettato circa 10 anni per avere qualcosa di simile e alla fine sono molto soddisfatto del risultato.

C4C: SaldaPress ha appunto proposto in anteprima mondiale la versione Deluxe di Injection. Il tuo disegno fa della sintesi il suo punto di forza. Preferisci vedere i tuoi lavori in formato Comic book/tp o trovi che venga esaltato di più nel formato Deluxe?
D.S.: Si tratta di una domanda molto difficile perché, come ho già detto, è la prima volta che li vedo sotto questa nuova luce. Ho passato le mie ultime notti ad aspettare e aspettare e una volta che mi sono trovato davanti questa ristampa sono rimasto particolarmente soddisfatto! Penso che il mio sia uno stile molto caratterizzato dalla sintesi, quindi non noto immediatamente chissà quali differenze nella resa grafica, però si tratta comunque di un oggetto che attendevo da molto tempo. Quando lo abbiamo realizzato Warren non era molto d’accordo, anzi si è abbastanza disinteressato [RIDE] ma io adoro quando posso inserire schizzi, sceneggiature e quant’altro come extra e così gli ho detto che mi sarei occupato io di ogni aspetto del volume. Sono uno di quelli che compra i volumi hardcover e che rimane molto deluso se non trova degli extra al loro interno. Il secondo tomo sarà di 380 pagine e ci saranno tutte le cover in bianco e nero, i layouts per tutti i numeri, le mie matite e le mie chine (ormai non scannerizzo più i miei disegni perché ho bisogno di lavorare più velocemente) e le tavole con i colori di Jordie Bellaire senza la mia inchiostrazione. Insomma qualcosa che da lettore vorrei proprio vedere sullo scaffale anche per soddisfare quelli che hanno speso di più per un volume di tale portata.

C4C: In Italia da poco abbiamo potuto ammirare i tuoi primi lavori come sceneggiatore. Come affronti il lavoro con qualcuno che disegna le tue sceneggiature? Queste esperienze ti porteranno finalmente a lavorare anche come autore unico?
D.S.: In realtà ci sarebbe già un lavoro come autore unico, Savage Town, ma nessuno vuole tradurlo perché si tratta di un lavoro lunghissimo… È scritto in dialetti locali inglesi e irlandesi, dato che volevo proprio sperimentare con il linguaggio. Per il grande pubblico il mio esordio come disegnatore e sceneggiatore in contemporanea  è comunque già avvenuto su una mini dedicata a Nick Fury durante Civil War II: Choosing Sides. Si tratta di 5 storie brevi, slegate, che però ho cercato di strutturare in maniera da avere più chiavi di lettura. Si possono leggere come semplici episodi, ma in fondo si tratta di una storia unica sul personaggio. Per Savage Town mi sono affidato ai disegni di Philip Barrows, un artista che da anni si fa notare nel campo del fumetto indipendente, ed è proprio leggendo i suoi lavori che ho capito come strutturare la sceneggiatura. Si tratta di un artista capace di realizzare molte vignette velocemente, con un tratto morbido, così ho deciso di “piegare” la mia sceneggiatura secondo le sue possibilità e i suoi punti di forza. Per Deadpool Vs Old Man Logan invece conoscevo molto bene il mio disegnatore, Mike Henderson, che ha un senso dello storytelling che sento molto vicino al mio. Avevo già visto alcuni dei suoi sketch sui supereroi, che ritengo tutt’ora fantastici, poi un giorno lui mi ha detto “Sono stanco di disegnare persone nelle stanze”… Così ho deciso di scrivere per la storia qualcosa di sempre più grande e folle… e sono arrivato al punto che mentre lavoravo al numero 4 della miniserie ho pensato “Cavolo, avrei proprio voluto disegnarla io!” [RIDE]. In definitiva, come scrittore mi sono proprio voluto ispirare al mio rapporto con Warren: lui mi dà qualche direttiva su come procedere e realizza una sceneggiatura che sia pienamente nelle mie corde e capace di mettere in risalto i miei punti di forza.

C4C: Deadpool Vs Old Man Logan  sembra appunto qualcosa di molto diverso dai classici team-up del mercenario chiacchierone…
D.S.: In quel lavoro ho deciso di inserire proprio qualcosa che non facesse pensare di trovarsi di fronte al classico Deadpool Vs perché secondo me si rischia di annoiare il pubblico. Volevo che la storia fosse carico di energia e di cambi di tono. Mi sono occupato delle cover e del design dei volumi e del logo, molto diversi dalle altre uscite Marvel e per questa cosa mi sento di ringraziare il mio editor.

C4C: In America è uscita da poco Return of Wolverine, nel quale lavori con Charles Soule. Ti sei anche occupato del redesign del costume di Logan. Quali sono state le tue ispirazioni per il costume?
D.S.: Molte persone mi hanno già scritto per dirmi che il design che ho ideato non piace, ma va bene così [RIDE]. Non posso dire molto perché l’albo ancora non è uscito qui in Europa, ma abbiamo Logan che si risveglia in un luogo sconosciuto, senza sapere come e quando vi è stato catapultato… Il costume in sé è concepito come qualcosa di nuovo per rappresentare al meglio questo attesissimo ritorno, anche se siamo lontani dai classici “abiti” del personaggio. Sicuramente per creare il design ho usato come spunto la Corporazione che sarà protagonista della storia: una società che presenta una struttura militare con delle tinte sci-fi. Tra le mie ispirazioni ci sono anche le divise di Star Trek, all’epoca del capitano Kirk, che ho voluto mescolare con uno stile inventato per Wolverine da Sal Buscema ai tempi delle sue storie a  Madripoor. Poi diciamoci la verità: per me, fin da piccolo, disegnare tutti i dettagli realistici degli abiti nelle varie epoche è sempre stata la parte più noiosa, quindi ho deciso di premiare anche il “giovane me stesso del passato“. [RIDE]

C4C: La miniserie si presenta con una formula inusuale: il numero di apertura e chiusura saranno realizzati da Steve McNiven, mentre il centro della storia è affidato a te. Quali esigenze narrative ci sono dietro questa scelta? La storia sembra seguire due linee parallele, una dalle immagini più “esplosive” (quella di McNiven) e una che fa dello storytelling più puro la sua forza (la tua).
D.S.: Credo che non ci siano esigenze narrative particolari in questa scelta: all’inizio Steve doveva disegnare tutti i numeri previsti. Semplicemente credo di essere stato chiamato per aiutare tutto il team creativo a completare la miniserie in tempo. All’inizio anche io sono rimasto molto sorpreso di questa richiesta, perché, voglio dire, io non sono Steve McNiven! Non ho di certo disegnato Civil War! La gente quindi potrebbe chiedersi “Chi? Perché?” [seguono minuti di conversazione a ruota libera dove cerchiamo di spiegare la nostra posizione a Declan sull’intercambiabilità degli autori al giorno d’oggi…]. Avrei sempre pensato nella mia carriera di finire sulle solicit di qualche strambo albo one-shot dedicato a Wolverine, invece ritrovarmi in un progetto così grande e atteso è stata una delle sorprese più gradite degli ultimi mesi!

Ringraziamo Declan, saldaPress e tutto il team di Lucca Comics & Games 2018 per la disponibilità.

Pietro Badiali e Guglielmo Favilla

Pietro e Guglielmo collaborano per la realizzazione di interviste ad autori nazionali e internazionali.

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