Tex. 70 anni di un mito: visita (un po’) guidata alla mostra

A quante risse ha partecipato Tex Willer in settant’anni di carriera? Quante volte ha offerto da bere? E quante è stato ferito di striscio alla testa? Se lo sapete già vuol dire che siete dei fanatici del Ranger del Texas più longevo di sempre ma se invece, disgraziatamente, ignorate questi dettagli occorre fare una capatina al Museo della Permanente di Milano che ospita (fino al 27 gennaio, manca poco tempo!) la mostra Tex. 70 anni di un mito. C4Comic l’ha visitata ieri e oggi vi raccontiamo le nostre impressioni, corredate dalle foto di Massimo Marazzini.

RITORNO AL FUTURO

Il percorso museale prende avvio in una piccola sala che simula un treno. Ci si accomoda sui sedili e si assiste ad un viaggio virtuale a ritroso nel tempo: via la rivoluzione digitale, gli anni ’80, alle spalle il boom economico perché l’ultima stazione è il decennio 1940-1950, gli anni della ricostruzione. E non è casuale quindi che il pubblico, terminata l’animazione, si trovi nella prima sala dedicata a Gianluigi Bonelli, che in quel periodo creò un certo Ranger dalla camicia gialla. Viene qui raccontata la vicenda di questo vulcanico “scrittore prestato al fumetto e mai più restituito” attraverso vari oggetti a lui appartenuti come la mitica macchina da scrivere con la quale scrisse la maggior parte delle sceneggiature di Aquila della notte e il leggendario dossier Tex Willer contenente tutti i dati da ricordare perché il mondo di Tex non incappasse in incoerenze come il nostro. Emerge chiaramente l’immagine di un uomo sanguigno e tenace, capace di infondere tutto sé stesso nelle storie che ideava, un autore prolifico appassionato di letteratura e cinema. Un aneddoto: Bonelli aveva realizzato una sceneggiatura (esposta in mostra) per un film dedicato Tex che però non fu mai prodotto (nel 1985 arriverà invece Tex e il signore degli abissi sul quale il buonsenso invita a tacere).

La seconda sala della mostra è invece dedicata ad Aurelio Galleppini, il disegnatore e creatore grafico di Tex. Arruolato in redazione nel 1942, Galep si distinse fin da subito sia per la sua velocità nel disegno (di giorno si occupava di Occhio Cupo, un personaggio che non fece successo, mentre la notte la dedicava a Tex) sia la sua straordinaria manualità: in una teca è esposto il modellino di un conestoga che Galep creò per riuscire a disegnare i carri dei pionieri con maggior realismo e una serie di immagini per un cortometraggio animato del Ranger che, a quanto sappiamo, non vide però mai la luce. Galep disegnò anche alcune pubblicità entrate nella storia della casa editrice come quella intitolata “La pista migliore” che mostra un bambino sulle tracce dei suoi fumetti preferiti (vedi foto a lato).

In questa prima parte del percorso Gianni Bono, il curatore, ha chiaramente insistito sulle ovvie difficoltà che poteva incontrare un editore di fumetti nella Milano del dopoguerra. Spicca, per tenacia e lungimiranza, la figura di Tea Bertasi, moglie di Gianluigi e madre di Sergio, che mise il suo pragmatismo e le sue capacità imprenditoriali a servizio della redazione. Cercò infiniti modi di reimmettere sul mercato gli invenduti e, di fatto, introdusse il concetto di ristampa e raccolta.

SUPERTEX

Il vero e proprio cuore della mostra è però la grande sala centrale che racconta il personaggio Tex. Sulle pareti vengono descritti i pards, gli amici di sempre (da Gros-Jean a Montales, da Pat Mc Ryan a El Morisco) e i nemici iconici della saga (da Mefisto e Yama al colonnello Arlington, da Vindex alla Tigre Nera). Poi le copertine (alcune originali, altre in riproduzione digitale) dei Texoni, gli speciali annuali amatissimi dai lettori che iniziarono la loro avventura editoriale nel 1988, trent’anni fa. Infine, sulla parete di sinistra, si può scoprire cosa succedeva in Italia mentre Tex sconfiggeva il Diablero o correva in aiuto di Jim Brandon, l’ennesima testimonianza che il nostro eroe è stato testimone inconsapevole di tutta la storia dal dopoguerra ad oggi.

La vicenda editoriale del Ranger viene narrata anche attraverso l’esposizione di tavole originali dei disegnatori che hanno maggiormente segnato (e alcuni segnano tuttora) l’epopea di Aquila della notte: Giovanni Ticci, Guglielmo Letteri, Fernando Fusco, Fabio Civitelli, Carlo Raffaele Marcello, Maurizio Dotti. Bello poter osservare da vicino le minuziose correzioni operate su ciascuna vignetta, da brividi leggere in originale le prime tre strisce de Il totem misterioso consapevoli che da lì è iniziato tutto. Magico, infine, soffermarsi sulla prima bozza del frontespizio che, ogni mese, continua a promettere una sola cosa: l’Avventura.

Poi, i numeri: abbiamo scoperto quante storie sono state sceneggiate da Mauro Boselli (88), quanti sono i disegnatori che hanno collaborato alla testata (date un’occhiata alla foto qui a lato), quante finestre sono state sfondate da Tex e dai suoi pards (58), quante volte il nostro ha mangiato bistecca e patate (90) e quante volte è stato ferito al braccio destro (13). E, infine, i gadget. Ignoravamo che a partire dal 1973, anno in cui si è cominciato a produrre dell’oggettistica marchiata Tex, fossero stati ideati e distribuiti così tanti prodotti. Eppure quaderni, pupazzi, soldatini, statuette, spille, floppy disk, zaini, astucci, jeans e magliette, vestiti da carnevale, puzzle riempiono una enorme teca al centro della stanza. Ci ha colpito il “Winchester di Tex”, fucile giocattolo proprio del ’73 con custodia di carta disegnata da Galep.

Le due salette attigue continuano il percorso. La prima contiene una vetrina con le (numerosissime) edizioni straniere di Tex, la seconda è invece incentrata sul progetto, promosso da Giorgio Bonelli (fratello di Gian Luigi), del Tex Willer World, un parco dei divertimenti ispirato al mondo di Tex che dovrebbe sorgere nei pressi di Montegrotto Terme sui colli Euganei. In concreto, si tratterà di un villaggio western con annesso campo indiano, missione messicana, casa di Kit Carson e molto altro. A quale pubblico sarà rivolto? Recita, un po’ pomposamente, la brochure:

Ci si vuole rivolgere alla più ampia fascia di visitatori, dai più giovani, sportivi e dinamici, alla ricerca di attrazioni financo radicali, alla tranquilla famiglia con prole, interessata a spendere momenti sereni di svago magari cimentandosi in avventurose passeggiate, a piedi o a cavallo, o più semplicemente desiderosi di immergersi nelle acque della splendida laguna che andrà ad arricchire il già incantevole paesaggio esistente.

La curiosità non vince sullo scetticismo; staremo a vedere.

L’ultima sala si interroga sul futuro del personaggio. Sono quindi esposte alcune tavole di albi non ancora pubblicati come il numero 700 (in edicola a febbraio) che contiene la favolosa tavola numero 100.000, il ritorno di Mefisto e Yama disegnato dei fratelli Cestaro, una storia di Ernesto Garcia Seijas dal titolo di lavorazione Netdahe nonchè le splendide tavole del “Texone” di Laura Zuccheri nelle edicole da giugno 2019.

FINE?

Tex. 70 anni di un mito pur essendo una mostra ben pensata e molto godibile, presenta due limiti. Primo: l’allestimento non fa percepire lo straordinario lavoro -tuttora artigianale- che sta alle spalle di un albo a fumetti del Ranger. Eppure è questa splendida (perché anacronistica) artigianalità l’aspetto peculiare (e, forse, vincente) del prodotto-Tex. Secondo: ci saremmo poi aspettati un approccio un po’ più storico e un po’ meno agiografico alla materia, tanto che, a tratti, si ha l’impressione che la mostra sia soltanto una modalità roboante di celebrare un anniversario e non un’occasione per una indagine più approfondita. Forse -il dubbio sorge subito- è che l’obiettivo principale sia quello di divertire sì ma anche di fare marketing, fidelizzando nuovi lettori: la massiccia presenza di video, tablet e schermi interattivi strizza l’occhio al pubblico giovane (peraltro ieri non pervenuto).

Insomma, cosa resta? La convinzione che Tex possa davvero galoppare per altrettanti settant’anni e che l’unico finale possibile sia la scritta “fine dell’episodio” che chiude, ormai da più di mezzo secolo, ogni sua avventura e anche il percorso di mostra.

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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