Adrian: il Molleggiato fra live show e animazione

Attenzione! Il seguente articolo contiene spoiler sulla serie tv Adrian.

Ogni volta che Adriano Celentano torna in televisione, il dibattito pubblico si infuoca. Anticonformista, ecologista e anti capitalista, uno dei volti e delle voci più significative dell’Italia di ieri (ma anche di oggi) riesce finalmente a realizzare uno sogno inseguito per undici lunghi anni, portare sul piccolo schermo una serie animata da lui ideata, scritta e diretta, in prima serata: vede così finalmente la luce Adrian, con il concept design di Milo Manara e le musiche di Nicola Piovani.

UN INIZIO LIVE DAL RITMO BASSO (ANZI, BALASSO)

Il debutto è avvenuto ieri, alle 21.35 su Canale 5. Molti stentavano a crederlo, dopo i continui rimandi, le polemiche delle scorse settimane, gli abbandoni dell’ultimo minuto per il pre-show live (ad esempio Michelle Hunziker e Teo Teocoli), eppure il collegamento inizia. In diretta da Verona, ecco apparire Natalino Balasso davanti ad un confessionale: siamo nel Bar Chiesa e il comico del Polesine prega Celentano di farsi vedere, di uscire allo scoperto, ma non ottiene risposta. Di colpo, dopo la doverosa pubblicità, ecco apparire ballerini di boogie, seguiti a ruota da Nino Frassica e Francesco Scali in veste di frati, pronti a far salire sull’Arca della salvezza uno stuolo di questuanti dalla dubbia moralità: le battute dei due non decollano mai, e talvolta appaiono scontate e agghiaccianti. Infine, Balasso torna in scena e propone la prova attoriale più riuscita della serata, riciclando però un suo monologo ben noto: l’intervento si inserisce perfettamente all’interno del pensiero del Molleggiato, con alcune venature di critica al medesimo pubblico presente a teatro, nonché al medium televisivo di cui però entrambe le parti sono complici.

Tuoni, fulmini e saette: ecco apparire il protagonista, Adriano Celentano, nella sua mise trasandata consueta, tipica dell’immaginario che è riuscito a creare nel corso degli anni. Poche parole senza un vero contenuto, circondate da interventi spontanei del pubblico (Ti amo! Sei un grande! Bevimi!), a cui fa eco Balasso con l’unica battuta fuori copione ben riuscita della serata. Sipario. Ora tocca all’animazione.

COS’È ADRIAN?

Italia, 2068. Il Bel Paese è dominato da una dittatura il cui motto è Benessere e sicurezza, la cui élite controlla serratamente i suoi cittadini per offrire ordine e felicità, ma in cui gli abusi sono all’ordine del giorno. Nessuno ha vere libertà personali, le emozioni sono pilotate e chi mostra un accenno di dissenso viene fatto scomparire dalla polizia senza processo. Milano è divenuta una megalopoli dominata dai grattacieli, iper-tecnologica in ogni suo anfratto: sola rimane via Gluck, un pugno di casette decadenti degli anni ’50 in cui vive Adrian, di professione orologiaio. Alto, prestante e smemorato, questo strambo personaggio vive nella sua bottega perennemente in disordine, si muove solo in bicicletta e ama Gilda, incarnazione animata di Claudia Mori, compagna nella vita reale del Molleggiato. Fin da subito l’influenza di Manara è evidente: personaggi femminili sensuali e una gioia erotica che emerge fin dalle prime battute, il sesso per il sesso anche al di là dei bisogni di trama. Due infatti sono le scene d’amore fra Adrian e Gilda, realizzate in prima battuta con l’animazione classica per poi volgere alla presentazione dei concept art di Manara proposti con leggere variazioni di movimento: il minutaggio qui è generoso, e bisognerà capire se nelle prossime puntate questo appesantirà la narrazione, pesantemente inficiata dal montaggio.

Croce e delizia di ogni prodotto visivo, la scelta di concatenazione delle scene risulta cruciale (in senso negativo) in Adrian. Se infatti a schermo abbiamo ben tre stili grafici (3D, 2D e concept art), il frenetico soprapporsi di questi in alcune sequenze crea disturbo allo spettatore: la velocità della messa in scena contrasta con l’animazione lenta e meccanica dei personaggi che, metaforicamente, sembrano immersi nel miele e i cui arti paiono retti da viti, a mo’ di manichini. Ad ciò si aggiunga un doppiaggio buono sì nella scelta delle voci (non tutte) ma leggermente fuori sincronizzazione. Il risultato quindi non aiuta lo spettatore a fruire del prodotto.

Cosa aspettarci dal futuro? Se nel comparto tecnico le pecche sono evidenti, per ciò che riguarda la trama non vogliamo ancora sbilanciarci e preferiamo mantenerci sulla sufficienza risicata. Certo, le battute stantie, i cliché, le conseguenze poco logiche di certe azioni remano contro questa serie, ma non nascondiamo che la vera prova del nove sarà stasera, con la seconda puntata, che decreterà davvero il successo (o il crollo) dell’ultima fatica di Celentano.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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