Fumetti e avventure: intervista ad Alvaro Zerboni

Alvaro Zerboni, classe 1925, un uomo che nel mondo dell’editoria è divenuto una leggenda, mi ha concesso il suo tempo per un’intervista, in cui andremo a ricordare la sua incredibile esperienza di vita e il suo decennale impegno per dare spazio a moltissimi artisti provenienti letteralmente da ogni parte del globo. Fra le molte cose su cui ha lavorato nella sua prolifica carriera ricordiamo le riviste a fumetti L’Eternauta, Skorpio e Lanciocomix, i fotoromanzi Fascinación e Claire De Lune e il settimanale Cronaca Nera inoltre è stato il direttore di Playboy Italia dal 1986 al 2004.

Da sinistra: Tonino Valerii, Rinaldo Traini, Hugo Pratt, Oreste Del Buono, Alvaro Zerboni e Alberto Ongaro.

Hai viaggiato moltissimo e hai avuto la possibilità di visitare diversi luoghi e culture. Quali di questi posti ti è rimasto più impresso.
Ho viaggiato in tutto il mondo: dall’Africa, all’India, all’Australia e il sud America l’ho visto tutto. Quello che mi ha impressionato di più, devo dire è l’India.
Ci sono stato molti anni fa e mi è capitata una cosa particolare.
Ero diretto in Australia, un viaggio molto lungo e in quel periodo si cominciava per le prime volte a classificare le persone come VIP (Very important person), al giorno d’oggi sono considerati tutti così… Io avevo avuto una raccomandazione per poterne usufruire e così ho viaggiato come VIP.
Arrivato in India, mentre stavo andando alla dogana dell’aereoporto, ho sentito improvvisamente chiamare dagli altoparlanti:
Mr Zerboni è pregato di presentarsi agli uffici subito dopo la dogana.
Ho subito pensato: “Che avevo in valigia?
E invece si è presentato un funzionario del governo che mi ha detto di essere molto lieto della mia visita a questo paese e che mi avrebbe accompagnato nei prossimi giorni, a me però, non andava per niente di andare in giro con lui. Subito dopo mi hanno portato in albergo con addirittura la scorta di motociclette al seguito.
La mattina dopo è venuta una donna che per mia fortuna parlava bene il portoghese, lei aveva il compito di portarmi in giro per la città, in realtà l’unica cosa che mi interessava veramente era un luogo che avevo visto su Mondo cane, un documentario molto particolare, si trattava di un quartiere dove c’erano le prostitute dietro alle gabbie. Così dopo aver visitato un paio di fabbriche che non mi importavano per niente, ho detto a questa signora cosa volevo vedere veramente spiegandole che sono un giornalista e che il mio interesse era legato al costume e alla cultura. Lei ovviamente non poteva accompagnarmi, mi ha lasciato lì vicino indicandomi la direzione. Avevo con me anche la macchina fotografica, ma queste ragazze non erano contente di farsi fotografare e si giravano tutte di schiena alzando le gonne.
Il posto era terribile, un degrado per l’uomo così l’avevo visto solo a Rio de Janeiro, in un quartiere che poi per fortuna è stato abolito.

Com’è stato vivere e far parte degli anni più fecondi del fumetto?

Anni ’40, Zerboni a Roma con Omero Binazzi

È stata un’esperienza bellissima. Il fumetto per la mia generazione è stato fondamentale.
Noi non abbiamo avuto un’infanzia felice: c’era il post guerra di una guerra perduta, grandi problemi, i bambini non avevano i giocattoli, naturalmente non c’era la televisione, non c’era la radio e nemmeno i telefonini che oggi tutti i piccoli hanno.
Quando per la prima volta è uscito L’avventuroso, nel ’34 mi sembra, per noi è stata una cosa fantastica. Eravamo abituati a leggere il Corrierino dei piccoli e i libri di favole, ora finalmente avevamo delle avventure con razzi spaziali, l’America con i cowboy e l’Africa con Tarzan. Questi fumetti hanno influenzato moltissimo me e altri della mia generazione come: Federico Fellini, Oreste del Buono, Federico Zeri…

Com’è nata, l’ormai storica, rivista l’Eternauta? Perché la scelta di questo nome?
Avevo rapporti con diverse case editrici italiane alle quali vendevo i fotoromanzi che facevo in Argentina, ma tra tutte preferivo la Lancio, soprattutto per la simpatia per Arturo Mercurio e il figlio Michele, persone con delle iniziative brillanti. Così ad un certo punto ho dato a loro i fotoromanzi, anche perché prima di allora sulle riviste si facevano solo le trasposizioni dei film.
Siamo andati avanti per 3-4 anni, nel frattempo in Argentina avevo cominciato a fare delle pubblicazioni a fumetti, in particolare la rivista chiamata Skorpio
Quando gli ho detto che avevo intenzione di uscire con una pubblicazione a fumetti non in contrasto con le loro cose, incuriositi si sono informati dal loro distributore per sapere se i fumetti “funzionano” o no, ovviamente la risposta è stata: “Certo!
Non molto tempo dopo mentre io stavo accumulando materiale per Skorpio italiano, la Lancio esce con il suo primo settimanale “Lanciostory”.
Loro non se ne intendevano di fumetti, ma io sì, così hanno iniziato a chiedermi di trovare per loro dei disegnatori e altre informazioni, non avevano idea dell’esistenza degli artisti argentini.
Quando poi Mercurio mi ha chiesto di dargli il mio materiale, gliel’ ho dato, eravamo molto amici e molte cose le abbiamo anche tradotte insieme. Lui voleva farmi socio ma come gli ricordavo periodicamente, io avevo ancora il mio progetto nella testa e non volevo abbandonarlo.
Non molto tempo dopo, infatti, gli comunico che stavo per uscire in Italia con la mia rivista Skorpio, ma anche questa volta per evitare dei problemi ho trovato un accordo con la Lancio.
Io però non volevo abbandonare la mia idea di mensile per fumetti, inizialmente volevo farla con loro e Michele era d’accordo con me, ma non era dello stesso parere Filippo Ciolfi il direttore editoriale. Per cui ne ho parlato con Traini, Del Buono e Ongaro e abbiamo realizzato il numero zero de L’Eternauta.
Dopo la pubblicazione sono stato subito contattato da Pratt, dispiaciuto perché non era stato coinvolto nella rivista e allora nel primo numero abbiamo inserito la storia della giovinezza di Corto Maltese.
Il nome L’Eternauta è stato ovviamente scelto per il grande successo in Argentina del fumetto ma non solo per quel motivo, soprattutto è collegato alla brutta fine dello sceneggiatore Oesterheld, un caro amico che io e gli altri abbiamo cercato di aiutare in ogni modo.

Qual è stato l’autore che ti ha dato più soddisfazioni e che sei più orgoglioso d’aver incontrato?
Buenos Aires era in quel momento ciò che Parigi era stata per i pittori Impressionisti dell’Ottocento, ossia un concentrato di grandissimi artisti: c’erano almeno trenta disegnatori, cinque o sei italiani, poi cileni, brasiliani e ovviamente argentini; ci ritrovavamo con grande amicizia e simpatia puntualmente ogni fine settimana a fare gli asado (i nostri barbecue).
In questo modo ho potuto conoscere anche gli autori italiani arrivati in Argentina i primi anni ’50, come Hugo Pratt, Ivo Pavone e Guglielmo Letteri.
Tra tutti questi artisti quello che mi ha dato di più per simpatia direi che è Ivo Pavone, con il quale ancora ci telefoniamo, ora lui è a Venezia, mentre tra gli sceneggiatori, Alberto Ongaro, scomparso da poco tempo, anche lui è stato un grande amico.
Comunque la persona che sono stato contetissimo di aver incontrato è sicuramente quel grandissimo personaggio chiamato Ezio d’Errico, che mi ha aperto gli occhi sul mondo e sulla vita.
Lui mi ha detto: “Se tu lavori per conto di qualcuno sarai sempre in una situazione economica modesta, tu devi cercare qualcosa per far lavorare anche gli altri in modo che guadagnino loro ma tu guadagni molto di più.
Allora ho pensato: “Mi faccio una casa editrice.
Ho iniziato con i fotoromanzi perché già sapevo come si facevano e poi sono passato ai fumetti, i primi li ho comprati in Italia: da Tristano Torelli che faceva “Il piccolo sceriffo” e dalla madre di Sergio Bonelli, Tea. Da quest’ultima collaborazione è nata una lunga e profonda amicizia con Sergio, tanto che ancora oggi, anni dopo la sua dipartita, la redazione mi manda settimanalmente un pacco con tutte le loro pubblicazioni, perché proprio lui aveva deciso così.

Da sinistra: Hugo Pratt, Guglielmo Letteri e Ivo Pavone. a casa di Hector Oesterheld

Qual è stato il personaggio più bizzarro che hai incontrato nella tua esperienza da editore?
Hugo è uno di questi. Ti racconto un aneddoto. Lui cambiava spesso i compagni di villino, specifico villino perché lì si affittavano poco fuori città. Prima era stato con Ivo Pavone, poi con Mario Faustinelli, un certo periodo conviveva con un pittore argentino molto bravo, Benicio Nunez, di lui ci sono anche dei quadri esposti al Moma di New York.
Un giorno questo artista è venuto a trovarmi nel mio ufficio per spiegarmi che non abitava più con Pratt perché avevano bisticciato, ma aveva lasciato lì un cappotto nuovo e visto che stava per arrivare l’inverno avrebbe voluto riaverlo indietro, il suo ex coinquilino poteva lasciarlo a me, poi sarebbe tornato a riprenderlo.
Qualche tempo dopo è passato anche Hugo, quando gli abbiamo raccontato del cappotto ci ha risposto che lo aveva regalato a un senzatetto che faceva l’elemosina. Per fortuna Nunez non ci è rimasto molto male.

Com’era la vita in Argentina sotto la dittatura?
In Argentina sotto la dittatura si è vissuto malissimo, non solo Oesterheld ma anche altri amici sono spariti. Bastava un niente.
Una volta, mentre Héctor era nei nostri uffici, ha chiamato la sua donna di servizio per avvisarlo che a casa erano stati i ladri e che avevano messo tutto sottosopra. Ma quando ha attaccato la cornetta del telefono, Oesterheld ci ha spiegato che non erano stati i ladri, da allora ha iniziato a nascondersi, prima da noi e poi in altri luoghi.
Io credo che ci siamo salvati grazie al buon rapporto che avevamo con il questore della polizia argentina Eugenio Zappietro. Lui scriveva fumetti per diletto con lo pseudonimo di Ray Collins ed era bravissimo! Ha collaborato con noi sceneggiando “Yor il cacciatore”, per il quale è uscito anche un film in Italia .
Quando Oesterheld è stato preso, abbiamo tentato di aiutarlo, Hugo Pratt era il rappresentante nell’UNICEF per il settore fumetto, così abbiamo nominato Héctor nella stessa categoria per l’Argentina e abbiamo consegnato la lettera proprio a Zappietro, ma non è servito a nulla, l’unica cosa che ci ha potuto dire è stata che lui era ancora vivo e nulla di più.
Ma devo dire che anche i Peronisti Montaneros, cioè quelli che si opponevano ai militari, erano violentissimi. Mi è rimasto impresso un episodio… pensa, una bambina che era la compagna di scuola della figlia del primo ministro è stata utilizzata per compiere un attentato.
Quando è andata a fare i compiti a casa della sua amica, ha messo una bomba sotto il letto del padre, che la sera stessa è saltato in aria!
Eravamo tutti sotto stretta sorveglianza. Io facevo avanti e indietro dall’Europa e sfruttavo ogni occasione per prendere la parola e aiutare il mio amico Oesterheld. Una volta, un altro dei nostri collaboratori, anche lui un poliziotto, è entrato nel mio ufficio, ha tirato fuori la pistola poggiandola sulla mia scrivania e mi ha detto che facevo male a parlare troppo di politica argentina e che non mi dovevo immischiare.
Ripeto, è stato un periodo bruttissimo!

Come vedi il futuro dell’editoria su carta in un presente governato da web e tablet?
Non lo vedo tanto bene… la gente non legge più volentieri, nemmeno sul computer o sugli ebook. Forse perché c’era solo quello ma noi da giovani leggevamo tanto, l’avventura si sognava sulla carta, ma oggi i ragazzi sono distratti dai telefonini dai videogiochi, ora vogliono essere personaggi e interpreti mettendo le loro fotografie e video sui social media.

C’è una domanda alla quale avresti sempre voluto rispondere, ma che mai nessuno ti ha fatto?
Ho dovuto riflettere un po’ prima di risponderti perché pensavo che in realtà le domande possibili mi fossero già state fatte tutte…
Mi pare però che non mi abbiano mai chiesto che cosa mi sarebbe piaciuto fare se non mi fossi dedicato ai tanti aspetti dell’editoria. La risposta sarebbe stata: l’architetto.
Infatti prima di partire per il Sudamerica frequentai per vari anni a Roma quella facoltà. Poi il richiamo della carta stampata ebbe il sopravvento!

Grazie Alvaro del tuo tempo. Ci promettiamo di incontrarci di nuovo, per ascoltare altre tue storie.

L’intervista è stata precedentemente pubblicata sul mensile Fumo di China #276/277 del luglio 2018.

Marcello Davide De Negri

L'autore è Marcello Davide De Negri, figlio degli anni '80, cresciuto a pane e fumetti. La sua grande passione sono i supereroi e ci sono ben poche cose che sfuggono alla sua conoscenza quasi maniacale dell'argomento.

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