[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Mamhud Asrar

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Nato ad Ankara nel 1976 Mamhud Asrar è uno dei nomi di punta del rilancio firmato Marvel Comics di Conan il Barbaro (sui testi di Jason Aaron). Lo abbiamo raggiunto all’ultimo Cartoomics per parlare della sua esperienza su un personaggio di così forte richiamo, dei suoi trascorsi nel mondo del fumetto e di molto altro ancora.

C4 Comic: Sei uno dei disegnatori più abili nel rendere le espressioni dei personaggi e i movimenti del corpo, in scene concitate e non. I tuoi disegni respirano sulla pagina. Quale metodo di lavoro usi per ottenere così brillantemente questo effetto, soprattutto con i (probabili) ritmi di consegna elevati in casa Marvel?

Mamhud Asrar: Credo che tutto si possa ricondurre alle mie ispirazioni artistiche. Una delle maggiori è stata quella di John Buscema con il suo lavoro su Conan e in particolare l’attenzione che riserva alla recitazione dei personaggi. Se qualcuno si siede riesci quasi a percepire se è stanco, allo stesso modo se sta brandendo una spada o sta per dare un pugno riesci a percepirne la forza esplosiva. Cerco di cogliere questi insegnamenti in ogni mio disegno.

Un altro dei miei nomi tutelari per la sua sensibilità nella creazione dell’immagine è Adam Hughes. Ho studiato i suoi disegni ai tempi della Justice League e mi hanno colpito per la loro naturalezza e unicità. Non vedi mai qualcuno semplicemente arrabbiato o felice: i personaggi hanno tutta una serie di sfaccettature nei volti, che con il tempo ho cercato di replicare. Non tendo a un lavoro semplicemente realistico o manieristico, ma più che altro “credibile” in tutti i suoi tasselli, una sorta di tangibilità.

C4C: Utilizzi spesso reference fotografiche, anche considerando la tua
costante ricerca di naturalezza nell’immagine?

MA: Qualche volta mi trovo davanti a qualcosa che non riesco a focalizzare nella mia mente e in quel caso utilizzo reference per studiare meglio i dettagli e cercare di applicare quello che ho visto nei miei disegni. Cerco però di non fermarmi ad un semplice “copia e incolla”, anche perché se questo procedimento si applica all’utilizzo delle fotografie alla fine non ottieni un risultato naturale. E avrei qualcosa di molto distante da quello che produco di solito…

C4C: Come ti sei trovato a lavorare con Jason Aaron, ormai conclamato “architetto Marvel” e sceneggiatore tra i più richiesti? Per di più in una serie tanto ambita come Conan (lui stesso si è definito “nato per scrivere questo personaggio”)?

MA: Jason è stato sempre uno dei miei scrittori preferiti. Qualche anno fa ho avuto l’onore e il piacere di poter collaborare con lui su un albo di Thor: Generations. Si trattava semplicemente di un one-shot ma è rimasta una delle esperienze più divertenti che ho affrontato negli ultimi anni; qualche mese dopo abbiamo avuto la possibilità di conoscerci di persona proprio qui in Italia, allo stand Panini a Lucca. In quei giorni avevamo espresso entrambi la volontà di collaborare di nuovo e ci siamo quindi scambiati tonnellate di email con idee e spunti.

Quando la Marvel ha cominciato a progettare il rilancio di Conan, a quanto pare Jason mi ha suggerito come uno dei nomi papabili… Ho ricevuto poco dopo la chiamata da C. B. Cebulski che mi ha confermato la proposta e ovviamente ho dovuto dire SI. [RIDE]

C4C: Conan è un personaggio di matrice letteraria, prima ancora che una figura del pantheon Marvel. Hai tratto anche ispirazione dal Conan di Barry Windsor Smith per definirne l’aspetto? O hai optato per una strada più personale?

MA: Come dicevo, sono venuto a contatto prima con il lavoro di Buscema sul Cimmero ed è quello che mi ha più segnato e colpito. Se devo essere sincero non amo particolarmente il lavoro di BWS sul personaggio, ma forse si tratta semplicemente di una questione di tempi…

C4C: Recentemente diverse riviste di settore hanno dedicato retrospettive al fumetto africano e mediorientale (Linus e Oblo, ndr). Tu sei originario di Ankara (da genitori di nazionalità diverse, pakistana e austriaca): qual’è a tuo parere la situazione del fumetto in Turchia? L’attuale panorama politico condiziona in qualche modo la creatività degli artisti?

MA: La Turchia, così come tutta la regione Nord Africana e Medio Orientale, fonda la sua cultura fumettistica soprattutto sullo humour e la caricatura: le vignette hanno sempre avuto un contenuto politico e di critica per il potere, ma per anni non si è riusciti ad andare oltre questo cliché. Nel mio paese molte persone leggono e amano i fumetti, ma spesso quello che viene proposto non è prodotto lì ma tradotto e importato da altri paesi.

Ultimamente un movimento consistente di content creator, nel quale mi trovo anche io insieme a qualche amico, sta iniziando a realizzare storie personali . Spero ovviamente che il lavoro del mio paese venga riconosciuto e che questo avvenga il prima possibile! [RIDE]

C4C: Dopo aver co-creato con Jay Faerber la tua serie di supereroi Dynamo 5 per Image Comics, vorresti tornare a creare qualcosa come autore?

MA: Questo uno degli obiettivi più importanti che voglio raggiungere in questo momento. Sono stato particolarmente fortunato in passato a poter lavorare a progetti fantastici, ho potuto disegnare alcuni tra i miei eroi preferiti di Marvel e DC e addirittura una serie di Star Wars. Ma il creator owned è in cima alla mia lista di cose da fare nel mondo del fumetto. Magari potrei anche scriverlo, è qualcosa che non faccio da moltissimo tempo (ai miei inizi ho provato più di una volta…). Non so quando potrebbe accadere: Conan è stato un’ occasione imperdibile e per ora è un impegno a tempo pieno ma spero che in futuro ci sarà spazio anche per quello.

Pietro Badiali e Guglielmo Favilla

Pietro e Guglielmo collaborano per la realizzazione di interviste ad autori nazionali e internazionali.

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