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[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Maurizio Dotti – C4 Comic

[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Maurizio Dotti

L’impegno profuso nella avvincente storia ambientata a New York (che ha accompagnato i lettori di Tex al traguardo del numero 700) e le mirabolanti cover della nuova serie TEX WILLER ci hanno confermato lo straordinario talento di Maurizio Dotti. Così ci è venuta voglia di conoscerlo e fargli qualche domanda: ecco che cosa ci ha raccontato.

Maurizio Dotti (1958) inizia la sua formazione nel campo della grafica pubblicitaria; passa poi professionalmente al fumetto nel 1976, collaborando con lo studio di Giancarlo Tenenti. Nel 1982 avvia una intensa attività nell’ambito del teatro d’animazione, come scenografo, attore e costumista. Dopo una breve parentesi universitaria, Dotti ritorna all’antico amore, alternando lavori di grafica per la pubblicità a collaborazioni con “Il Giornalino”.
Nel 1995, realizza le matite di un episodio di Tex scritto da Mauro Boselli, Glorieta Pass, apparso nell’Almanacco del West 1998, e inchiostrato da Alarico Gattia. L’anno successivo intraprende una collaborazione stabile con la Sergio Bonelli Editore, disegnando per Zagor. Tra il 1997 e il 1998 l’incontro con Dampyr, che si affianca al mai abbandonato impegno al servizio dello Spirito con la Scure.
Dal 2013 è in forze allo staff di Tex, dal 2018 copertinista della serie TEX WILLER.


da Manhattan (Tex n. 697) , pag. 14.
Versione a matita (sopra) e a china (sotto)

C4 Comic: Maurizio, ogni storia ha un suo inizio… qual è stato il primo albo di Tex che hai letto? Che ricordo ne hai?

Maurizio Dotti: Non ricordo esattamente quale fu il primo, quello che ricordo, però, con estrema chiarezza, è la bellissima sensazione di appagamento che provavo nello sfogliare le avventure di “quel” Tex, dallo stile grafico ancora acerbo e frettoloso e dalla marcata ingenuità narrativa; il Tex, per intenderci, de La mano rossa, oppure di Uno contro venti e Fuorilegge. Storie affascinanti e potenti, dalla formidabile carica evocativa, piene di dinamismo e avventura. La vera botta di fascino esplosivo però me la diedero le storie disegnate da quel genio incontrastato che fu ed è Giovanni Ticci. Esiste senza dubbio un prima e un dopo Giovanni Ticci, con lui infatti arriva nel fumetto western una ventata di modernità: i Winchester cominciano ad essere veri Winchester e l’Arizona, vera Arizona. I suoi personaggi si muovono dentro spazi che non sono di carta, ma autentici, vivi e palpitanti: come ho avuto modo di dirgli di persona, è tutta sua la responsabilità della mia scelta di diventare un disegnatore di fumetti.

C4C: Tex, Carson, Kit o Tiger Jack: chi preferisci disegnare? Perché?

M.D.: Non ho preferenze, sono tutti personaggi interessanti; forse Kit Carson ha in più, rispetto agli altri, questo ruolo del brontolone un po’ pedante che lo rende più simpatico e particolare da rendere graficamente. È un personaggio che si può far recitare con gusto, insomma.

C4C: Da quali disegnatori della saga texiana hai attinto maggiormente per la tua personale interpretazione del Ranger?

Cartolina realizzata per la collana Tex Nuova Ristampa, versione a matita

M.D.: Come già anticipato, Giovanni Ticci ha il merito (o la colpa, dipende dai punti di vista), di avermi spinto a questa professione. Ho scopiazzato sin dalla mia prima adolescenza i suoi magnifici disegni, in modo compulsivo e vorace. La mia era un’attività di studio, mi ci dedicavo pomeriggi interi, senza sosta, totalmente stregato dalla narrazione: un vero e proprio innamoramento.

Cartolina realizzata per la collana Tex Nuova Ristampa, versione a china

Claudio Villa, naturalmente, è un altro punto di riferimento; lo trovo molto congeniale al mio modo di intendere il disegno. Penso abbia un talento eccezionale, non solo nella costruzione della figura, ma soprattutto nella gestione del bianco e nero, la parte più complicata del fare fumetto.

Cartolina realizzata per la collana Tex Nuova Ristampa, versione a colori

C’è poi una presenza costante nel mio empireo ideale dei disegnatori: Jean Giraud; anche se non fa parte dei disegnatori texiani ha costantemente accompagnato, insieme a Ticci, la mia carriera professionale.

C4C: Come ti sei sentito quando ti hanno detto “disegnerai Tex Willer”? Come hai affrontato la tua storia d’esordio, El Supremo (2013)?

M.D.: Da tempo desideravo disegnare Tex Willer. No, forse, senza esagerazioni, potrei dire che da sempre desideravo disegnarlo. E quando mi è stato comunicato da Mauro Boselli che finalmente sarebbe successo è stata una grandissima emozione, una di quelle indimenticabili! Mi sono sentito come fossi agli albori della carriera, quando l’entusiasmo e l’energia creativa ti spingono avanti per la strada che hai imboccato, con rinnovato vigore e piacere. Sarò sempre grato a Mauro per questa sua decisione nei miei confronti non solo per l’amicizia che ci lega da tempo, ma anche per il fatto, non trascurabile, che il mio passaggio ad altra testata avrebbe significato un problema pratico per il lavoro su Dampyr, personaggio che disegnavo ormai da dieci anni e del quale Mauro aveva e ha tuttora la direzione.

da Minaccia su New York (Tex n. 699), pag. 6.
Versione a matita

El Supremo è stato un banco di prova, il rito di avvicinamento e presa di possesso di un gigante del fumetto, un carico difficile da portare per chiunque si accinga a disegnarlo. Tex è apparentemente semplice nei tratti grafici, ma nasconde numerose insidie quando si tenta di rappresentarlo. Occorre saper trovare il giusto modo per restituire al lettore il “suo” Tex -quello che conosce da anni-, attraverso però il proprio, personale stile grafico. E’ un processo lentissimo, continuo e assai travagliato.

da Minaccia su New York (Tex n. 699), pag. 6.
Versione a china

El Supremo mi ha aiutato molto: è una bella storia, lunga e avventurosa (scegliendo di affidarmi subito la realizzazione di tre albi e mezzo Mauro ha dimostrato di avere più fiducia in me di quanta ne avessi io in me stesso). Iniziata nel 2011 e terminata nel 2013 è una storia con pregi e difetti; il difetto di sicuro più evidente è, neanche a dirlo, il personaggio di Tex. Si vede chiaramente che tento di arrivare al personaggio, vignetta dopo vignetta, cercando di centrarne l’essenza.

C4C: Per la realizzazione della tetralogia newyorchese hai ricevuto istruzioni particolari da parte dello sceneggiatore Mauro Boselli? Hai seguito la sceneggiatura pedissequamente o sei stato libero, di apportare modifiche e aggiunte? Se sì, puoi dircene qualcuna?

da Manhattan (Tex n. 697) , pag. 106.
Versione a matita

M.D.: Chiunque abbia letto la storia può rendersi conto della complessità che si nasconde dietro la sua realizzazione. Le istruzioni di Mauro Boselli, inutile dirlo, sono state continue e indispensabili. Tantissima la documentazione e l’approfondimento. Non si trattava infatti di trovare semplicemente le foto dei luoghi, delle strade, dei palazzi che sarebbero stati teatro degli avvenimenti, ma di quegli stessi luoghi nel 1880, in una città come New York, nella quale tutto cambiava e si trasformava assai repentinamente.  

Mauro è il regista della storia e lo sceneggiatore, ma è anche, in buonissima parte, lo scenografo; è lui che mi fornisce le immagini dei luoghi nei quali desidera che si svolga l’azione, io poi approfondisco, faccio ulteriori ricerche per avere più materiale cui attingere, ma è lui che decide sin dall’inizio, dove e come i personaggi si muoveranno. La mia libertà consiste nel proporre, in linea di massima, l’aspetto dei personaggi (ad esempio come sono vestiti) e, limitatamente alle indicazioni di Boselli, il tipo di inquadratura della vignetta; tutti particolari sottoposti però, in ultima analisi, alla sua insindacabile valutazione.  

Mauro Boselli pensa ai meccanismi narrativi con estrema attenzione: chiunque segua la sua sceneggiatura deve quindi cercare di farlo con la massima attenzione, se non vuole sbagliare; può sembrare riduttivo per un disegnatore, ma è così, deve essere così! La sceneggiatura, se fatta bene, è infatti un vero e proprio meccanismo che funziona perché lo sceneggiatore lo ha pensato nei minimi particolari. Spesso si ride di questo aspetto che crea e ha creato, non di rado, buffi fraintendimenti: Mauro a volte scherzosamente (ma non troppo), ci dice che è inutile che il disegnatore pensi, lo ha già fatto lui per noi! È evidente però che, non essendo Mauro una macchina, ci sono state occasioni nelle quali un suggerimento o una modifica sono state accettate.

da Manhattan (Tex n. 697) , pag. 106.
Versione a china

Comunque, la libertà del disegnatore è di gran lunga maggiore di quanto non si pensi: può decidere, per esempio, come e quanto far recitare i personaggi, pratica assai difficile da mettere in atto. La realizzazione della singola vignetta, fatte salve le esigenze di sceneggiatura, può inoltre contemplare moltissime versioni e varianti: il disegnatore deve saper scegliere la migliore. E non è una libertà da poco.

C4C: C’è una scena, all’interno della storia ambientata nella Grande Mela, che ti è particolarmente riuscita? E una che rifaresti?

da Manhattan (Tex n. 697) , pag. 107.
Abbozzo

M.D.: La risposta alla seconda domanda è, ahimè, molto semplice: sono sempre troppe le vignette che vorrei rifare, soprattutto quando le vedo stampate. La versione stampata del proprio lavoro, rappresenta sempre e invariabilmente un nuovo sguardo su ciò che si è fatto, continuamente carico di dubbi e perplessità.

da Manhattan (Tex n. 697) , pag. 107.
Versione a china

Invece, alla prima si può rispondere: diciamo che, riflettendoci, potrei scegliere la striscia centrale di pagina 14 dell’episodio Manhattan, ambientato nella lavanderia cinese, oppure, sempre in Manhattan, il vignettone di pagina 106, quello dell’inseguimento attraverso il mercato serale nella città. Insomma, ce ne sono tante di vignette che ritengo riuscite, ho solo bisogno di riguardare il mio lavoro dopo un lasso di tempo ragionevolmente lungo, rispetto al momento in cui l’ho realizzato, per apprezzarlo senza deprimermi troppo.

C4C: Qual è la cosa più difficile da rendere della New York di fine ‘800?

da Minaccia su New York (Tex n. 699), pag. 54.
Abbozzo

M.D.: Quando Mauro Boselli mi parlò dell’idea di una grande storia ambientata a New York l’iniziale ed istintiva sensazione di entusiasmo lasciò gradualmente il posto a quella di una lieve, ma crescente ansia per le innumerevoli architetture che avrei dovuto realizzare. È assurdo, no? Sarebbe come disegnare un western, pretendendo di non disegnare cavalli! Resta il fatto che non amo disegnarle, mi costringono a un impegno che mal sopporto, che mi irrita, mi indispone. Oltre a ciò, bisogna saper disegnare architetture senza che il risultato sia freddo e tecnico, insomma: usare riga e squadra senza farlo capire, detto in sintesi. Così, mi sono concentrato sulle foto, sui loro bianchi e neri marcati, sull’atmosfera che sapevano trasmettere e che ho cercato di privilegiare a dispetto dei punti di fuga, delle linee rette e ortogonali. Il risultato giudicatelo voi!

da Minaccia su New York (Tex n. 699), pag. 54.
Versione a china

C4C: Un fumetto che, a tuo parere, restituisce benissimo le atmosfere western che vorresti consigliare ai lettori di C4Comic.

M.D.: Potrei citarne tantissimi, ma ne scelgo uno che non credo sia molto noto. Si intitola La stella del deserto, è stato pubblicato nel 1996, disegnato da Enrico Marini e scritto da Stéphen Desberg. Bella l’ambientazione, belli i personaggi; uno stile grafico non raffinatissimo, ma molto efficace, dallo spiccato gusto cinematografico.

C4C: Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Tex o su altre testate Bonelli?

M.D.: In questo momento, oltre al lavoro mensile delle “cartoline” pubblicate sulla su Tex Nuova Ristampa, e a quello delle copertine della nuova serie Tex Willer, sto portando avanti il mio “Texone”. Ho realizzato le prime trenta pagine per cui sono ancora all’inizio, ma la storia, ambientata nel passato di Tex (durante la guerra civile), mi affascina moltissimo.

Copertina del numero 5 della serie TEX WILLER

Non penso, dati gli impegni su Tex, che siano previsti per me altri progetti.

C4C: Come vedi Tex in futuro?

Disegno realizzato per la mostra Cartoomics (2013)

M.D.: È un personaggio che gode ancora di buona salute, malgrado il clima di generale pessimismo che -direi da sempre però-, investe il mondo dell’editoria e, in particolare, di quella a fumetti. Esprimersi poi sulla longevità di un personaggio e sulla sua capacità di attraversare le generazioni, è assolutamente arduo. Stiamo parlando però di un eroe di carta che questo attraversamento lo ha compiuto eccome ed è forse questo è il suo pregio e nello stesso tempo il suo mistero più grande. Quanto potrà reggere ancora, non lo so dire; spero che possa continuare a stupirci per molto, molto tempo ancora.

Maurizio, grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, complimenti per il lavoro fatto finora e auguri per quello futuro!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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