(Ri)scoprire Arthur Adams – O dell’innamorarsi di uno Skrull

Ci si può innamorare di uno Skrull?

A questa domanda così brutale e diretta si può rispondere unicamente in due modi:

1) Beh, al cuore non si comanda.

2) Certo, se lo ha disegnato Arthur Adams.

Fu proprio un colpo di fulmine quello che colse il sottoscritto in un freddo autunno di 25 anni fa. A casa di un mio amico, poco più grande di me, parlavamo dei migliori disegnatori in attività nei comics. Io ero un novellino di Marvel e DC, cresciuto a pane e strips e da poco avvicinato ai supereroi: come molti coetanei, banalissimo fan di McFarlane e di tutto ciò che sembrava esasperare le anatomie.

Un adolescente folgorato sulla via di Frank Miller che, oltre a Silver, Bonvi, Jacovitti e Carl Barks, da un paio di anni leggeva qualche Batman della Glènat, Lobo, gli X-men e tanto, tanto Uomo Ragno.

E in piena post sbronza Image (erano i 90, bellezza) il suddetto amico tagliò corto con un sibillino “dai un’occhiata a questo”, mettendomi davanti tre albi dei Fantastici 4 editi da Star Comics, precisamente il trittico 105 -106 -107. Storie del ’90 e del ’91. Pubblicate in Italia nel ’93 e scoperte da me nel ’95.

L’Uomo Ragno, Hulk Grigio, Ghost Rider (all’epoca Danny Ketch) e Wolverine come nuovi Fantastici Quattro. L’Uomo Talpa, mostri enormi, una Cosa (anzi due!) mai disegnata in modo così accattivante. Anatomie plastiche ed espressioni inedite. Dettagli sopraffini nella tavola e personalità dirompente a ogni vignetta. Echi manga e derive cartoonesche. Donne sexy maliziosamente divertenti. E Skrull. Tanti, variegati, meravigliosi Skrull.

SBAM! Fu così che scoprii Art Adams. E fu così che mi innamorai di uno Skrull.

CHI VA PIANO VA SANO E VOLA ALTISSIMO

Questo ex-ragazzone californiano nato nel ‘63, ispirato in primis da Michael Golden, amante dei manga e dei film Universal, non aveva mai studiato come fumettista ma si mosse da autodidatta, spronato unicamente da una ferrea volontà di fare fumetti e da un’incontenibile fantasia nel creare mostri. La sua voglia di disegnare quello che più gli piaceva non si è mai fermata in una carriera decennale, allergica a mode e imposizioni. Persino dopo l’esplosione dal suo debutto, Adams è stato ben presto conscio della sua enorme influenza nel mondo dei comics ma non si è mai fatto intimidire da questo e anzi ci ha sempre scherzato su (esilarante in questo senso la storiella di 2 pag in b/n “How to draw comics the Art Adams way”…), proseguendo imperterrito nel suo lento ma appagante cammino artistico.

Jim lee, Todd McFarlane, e a seguire il compianto Mike Wieringo, Chris Bachalo, Joe Madureira, Nick Bradshaw… sono appena una parte della lunghissima lista di artisti che hanno risentito enormemente dell’influenza del nostro, che rivaleggia solo con Mike Mignola nell’essere esperto di vecchi e strampalati film di mostri e che, a detta dell’amico e mentore Walt Simonson, possiede almeno 342 statuine di Godzilla in giro per casa (ma la stima è del ‘97, non osiamo pensare alla cifra oggi…)

ART NOUVEAU

Insofferenza alle scadenze di casa editrici mainstream, lentezza, poca prolificità, riciclamento parziale come copertinista di razza, tratto inconfondibile e imitatissimo: ripercorrere la rinomata carriera di Adams vuol dire tutto questo, oltre che assistere a uno dei più fulgidi casi di consolidamento stilistico in un lasso di tempo assai breve. Vederlo partire dalle acerbe matite (già di straripante personalità) sulla miniserie di Longshot tra l’85 e l’86, travalicare i 90 con uno spettacolare Godzilla Color Special e l’adattamento a fumetti del Mostro della Laguna nera per la Dark Horse e approdare alla nascita dell’etichetta Legends con Mignola, Chadwick, Byrne e Miller col suo Monkeyman & O’Brien, è impressionante: il suo è un tratto che evolve e si affina vignetta dopo vignetta, anche nella singola storia.

Un esempio lampante di questo aspetto si può notare proprio nella prima miniserie di Longshot, scritta dalla grande Ann Nocenti: è interessante osservare come il comprimario Pup, ovvero Gog Magog, lo strambo mostriciattolo peloso amico/nemico del protagonista, evolva fisicamente con il progredire degli eventi. Pup è una creatura misteriosa finita per sbaglio nel nostro mondo e nutrendosi della magia della Terra comincerà a ingigantire e a mutare bizzarramente; assistere alla sua trasformazione attraverso i capitoli della storica miniserie è come assaggiare un anticipo del perfezionamento dello stile unico di Adams. Pup inizialmente sembra un buffo incrocio tra un cane e un piccolo leone con un che di scimmiesco; ma nel corso della storia, oltre ad aumentare in dimensioni, il suo aspetto si arricchirà di dettagli pittoreschi (coda con spunzoni, folta criniera, denti aguzzi, occhi più grandi…) e si trasformerà a poco a poco in una creatura plastica, ricchissima in espressioni dal piglio imprevedibile, affascinante e sconcertante al tempo stesso. Esattamente come lo stile di Adams, che negli anni successivi si arricchirà di dettagli e modalità espressive osando di più nei volumi, nelle forme e nelle proporzioni.

ART OF JOY

Se si tratta di Adams, quasi sempre si tratta di gioia. Sì perché il segno di Adams ha sempre avuto una caratteristica preponderante: una gioia contagiosa. Le sue tavole, con quell’ibridazione caricaturale e vagamente nipponica (memorabili le sue splendidie copertine per la versione americana di Appleseed di Masamune Shirow) hanno sempre una nota di allegrezza e un’ energia coinvolgenti. Come se il divertimento che l’autore ha nel ritrarre I suoi soggetti confluisse più o meno inconsciamente anche negli occhi, nella mente e nel cuore del lettore, magari in dettagli improvvisi o nella scintilla di energia che caratterizza da sempre le espressioni dei suoi personaggi.

Questo brio veicolato da un gusto assai personale nella messa in scena ad oggi non ha paragoni se non forse nella scanzonatezza di un Frank Cho (altro artista che “impone” sempre il suo sguardo e le sue passioni sui numeri disegnati da lui oltre che almeno una splash-page di mostri enormi dopo appena 4 tavole di storia, non importa chi sia lo sceneggiatore…)

Cover di Arthur Adams per la ristampa americana di Appleseed realizzata da Studio Proteus.

ART OF SEX

Se si è sempre messa in risalto l’unicità di Adams di risultare nel tratto simpatico, solare, cartoonesco quando non caricaturale, troppo poco è stata rimarcata la sua capacità di rendere sensuali e giocosamente erotici molti dei suoi personaggi femminili.

Certo, giocosamente, ma assolutamente sensuali: un esempio su tutti, il Jonni Future co-creato insieme allo scrittore Steve Moore per l’antologico Tom Strong’s Terrific Tales: il rapporto tra Jonni, sexy eroina assai discinta e il suo compagno di avventure Jermaal – sorta di ghepardo antropomorfo perdutamente innamorato di lei- contiene le più torride sequenze mai disegnate da Adams, sullo sfondo di un’ avventura colorata e camp che omaggia la Barbarella degli anni ‘60.

Da parte dell’autore, qui in forma smagliante, si vede un debito importante nei confronti dei nostri maestri italiani della sensualità come Milo Manara e soprattutto Paolo Eleutieri Serpieri, in un piccolo ciclo di storie ancora oggi ritenute dallo stesso Adams una delle sue vette stilistiche.

SPEAKING OF ART

Nell’introduzione del piccolo e prezioso volumetto dei “Grandi Autori Marvel di più di vent’anni fa, l’ottimo Andrea Plazzi faceva giustamente notare quanto fosse difficile e riduttivo cercare di definire lo stile di Arthur Adams, financo da parte degli esperti di fumetto: alla fine si arriva a ripetere più o meno sempre gli stessi aggettivi (provate a vedere in quest’articolo se ritrovate termini come “cartoonesco”, “unico”, “giocoso”, “caricaturale”… ci sono tutti) e si rimane con la sensazione di non essere stati esaustivi. Ragion per cui Plazzi, proprio in quell’introduzione, riportava direttamente le parole di un autorevole collega di Adams, il grande Paul Chadwick di Concrete; come a dire: per definire in modo esemplare un artista serve un altro artista, anche se dallo stile diametralmente opposto come in questo caso.

Riportiamo anche in questa sede la dichiarazione di Chadwick perché ancora oggi risulta meravigliosa e offre una debita prospettiva sull’autore:

Quello che mi colpisce di più è la qualità del tratto di Arthur, che dal punto di vista del puro disegno è tra i più densi che si siano visti. Non si tratta della semplice cura per il dettaglio, anche se Arthur non ha problemi a tracciare ogni possibile putrella del Golden Gate o a disegnare uno sfondo con 50 persone quando ne basterebbero 10. Penso al tratteggio e alla forma soggiacente […] Arthur è cosciente di ciò fino all’ultimo capello […] Se può scegliere di lasciare un dettaglio “piatto” o di modellarlo in una forma, infondendogli profondità e spessore, Art farà quest’ultima cosa. E per fare ciò è necessaria una comprensione profonda e totale dell’anatomia, per evitare che, per esempio, gli abiti “appaiano” strani (come a volte capita nelle mie storie). Ma Art vi riesce – cosa davvero sorprendente – con uno dei tratti più puliti e cristallini che si siano mai visti, unito a una composizione e a un controllo del segno superbi”.

Paul Chadwick su Arthur Adams

(What else?)

In occasione dell’ultimo Lucca Comics dove Adams è stato uno degli ospiti d’onore, la Panini ha deciso di riproporre due storie fondamentali del suo periodo in casa Marvel. E ritrovarle in nuove ed eleganti vesti non può che essere occasione di GIOIA.

FANTASTICI QUATTRO & X-MEN – FANTASTICHE AVVENTURE

In un ben rifinito quanto semplice cartonato per la collana Marvel History, la Panini ristampa due avventure indimenticabili.

La prima parte del volume vede la mitica storia dei Fantastici Quattro citata in apertura: una mini gestione di 3 numeri, una run fulminante che fece epoca,dove il grande Simonson mettendosi da parte come disegnatore, imbastisce una trama perfetta per il tratto di Adams. I Fab Four cadono vittime di un complotto Skrull e toccherà a un inedito quanto improvvisato nuovo quartetto risolvere la faccenda…

Simonson lascia all’artista la scelta dei nuovi componenti del gruppo, infarcendo la storia con mostri enormi e irresistibili sequenze di interazione fra i personaggi; Adams risponde con entusiasmo e, aiutato dalle chine di Art Thibert e Al Milgrom, risulta impagabile nel presentare i membri del nuovo quartetto (occhio all’ingresso di Ghost Rider) e nel farli interagire tra loro; inoltre è già abilissimo nel tratteggiare graficamente ogni singolo comprimario, da Mr. Fantastic e soci fino al più sacrificabile (e meraviglioso) soldato Skrull.

I testi di Simonson si divertono a imbastire una trama fracassona che mette apparentemente i veri Fab Four sullo sfondo rendendoli in realtà più centrali e presenti che mai: le dinamiche fra i quattro nuovi protagonisti infatti non fanno che celebrare le caratteristiche che rendono unica la famiglia disfunzionale più amata nel mondo del fumetto.

La seconda parte del volume vede invece ai testi il veterano Chris Claremont in una serie di storie precedenti alla mini del quartetto. Una saga divisa in tre parti (due annual e uno special di Excalibur) per la prima vola ristampata integralmente in un’unica soluzione. Protagonisti gli X-Babies, irresistibili versioni bambine dei mutanti. Grazie a X- Chris, Adams ha qui l’occasione di riportare sotto i riflettori (è proprio il caso di dirlo) il folle Mojo, la sua letale alleata/nemica Spirale e l’ingenuo Longshot. Storie semplici e divertenti, quasi una vacanza per Claremont che però riesce comunque a scoccare diversi -e gustosi- strali avvelenati su uno showbusiness bulimico che inebetisce un pubblico generalista sempre più bovino e addormentato. Grazie (anche) al segno di Adams Claremont porta in scena un nuovo personaggio memorabile: l’Agente, crudele e imprevedibile villain. Menzione d’onore alla mitica Kitty Pryde, vero motore e cuore pulsante dell’ultima storia, e esilaranti i siparietti tra Mojo e i suoi collaboratori Major Domo e Minor Domo

X – MEN : GUERRE AD ASGARD

Nella gloriosa collana dei Grandi Tesori Marvel, un’altra gemma del passato.

Il machiavellico Loki ambisce al trono di Asgard e approfittando dell’assenza di Thor e Odino ne ordirà di cotte e di crude: tra manipolazioni, raggiri e il rapimento di Tempesta- qui con la mitica capigliatura crestata- sarà una lotta all’ultimo inganno con X men, Alpha Flight e Nuovi Mutanti uniti per l’occasione. Se la prima parte disegnata dal bravo Paul Smith, elegante e sobrio nello storytelling è un’ ottima “apparecchiatura”, con la seconda storia del volume (e l’arrivo di Adams) il gioco si fa più interessante e la vicenda aumenta il voltaggio. Sarà un tripudio di “antichi incantesimi, maledizioni, ancora più antiche possessioni, liberazioni, altre ossessioni, cuori spezzati, poteri acquisiti, amore, morte, politica, disonore, troll, elfi oscuri, stregoneria, angoscia, apoteosi, tragedia e trionfo“ a detta dello stesso Claremont nell’intro (dell’epoca) al volume.

Un acerbo quanto sfrenato Adams ci regala una miriade di esseri stravaganti tra tumultuose relazioni, azioni pirotecniche e sofferenze, sudore, sensualità, divertimento e una delle migliori versioni di Wolfsbane di sempre; mai come stavolta lo scrittore britannico riesce ad accendere i motori della magia scatenata dal disegnatore e l’edizione in grande formato si rivela l’ideale per tuffarsi nelle iperboliche matite di Adams. Alle chine (o anche “rifiniture”) in aiuto al Nostro i veterani Terry Austin, Al Gordon e soprattutto un giovane – e futuro amico e compagno di avventure editoriali – Mike Mignola.

CONCLUSIONI


Due volumi imprescindibili per ri-scoprire una leggenda; due eccellenti ristampe che vi faranno ri-apprezzare o scoprire per la prima volta un autore rivoluzionario come pochi, che ha sempre suonato la sua canzone al ritmo che voleva lui. E forse, senza neanche accorgervene, vi innamorerete di uno Skrull…

Abbiamo parlato di:

Fantastici Quattro & X-Men Fantastiche Avventure

Chris Claremont, Walt Simonson, Art Adams
192 pagine, cartonato, colori, 17X26- 22,00 €

X-Men: Guerre ad Asgard
Chris Claremont, Paul Smith, Arthur Adams
220 pagine, cartonato, colori,
25.5X35.5 – 34,00 €

Potrebbero interessarti anche...