C4 Camelot: tutta la storia del mondo arturiano con Unholy Grail

Attenzione! Il seguente articolo contiene spoiler di Unholy Grail.

Audaci cavalieri e gentili donzelle, ecco una nuova puntata di C4 Camelot, l’unica rubrica che divulga il Medioevo attraverso il fumetto. Quest’oggi vi chiedo di sedervi con me alla Tavola più Rotonda che ci sia, pronti ad ascoltare una storia lunga secoli, dai molteplici risvolti e dai numerosi colpi di scena. Afferrate una coppa di vino rosso e leggiamo insieme Unholy Grail, di Cullen Bunn e Mirko Colak, edito da SaldaPress.

Tutti gli studenti del primo anno di Lettere lo sanno: il mondo di re Artù è qualcosa di estremamente complesso da descrivere. Fin dalle prime testimonianze le vicende del regno della futura Camelot sono state contraddittorie e sempre a cavallo fra verità storica (ad es. Goffredo di Monmouth) e folklore. Chi ha formato il primo nucleo dell’universo che tutti conosciamo è stato Chrétien de Troyes, autore francese che, verso la fine del XII secolo, ha prodotto cinque romanzi di materia arturiana, tra cui spiccano Yvain (Il cavaliere dal leone), Lancelot (Il cavaliere della carretta) e Perceval (Il racconto del Graal). La forza dell’ immaginazione, lo sforzo di creare un universo coeso e la capacità di prendere elementi della tradizione per riadattarli in una nuova maniera hanno decretato il successo di Chrétien: da quel momento la produzione letteraria di tale argomento è esplosa, fino a giungere alla celeberrima e famigerata La mort d’Arthur di Thomas Mallory, scritta nel XV secolo e fonte di romanzi, film e serie tv contemporanee.

Unholy Grail sceglie di rimanere nel tracciato proposto da Mallory, proponendo alcuni dei momenti salienti di tutta la storia, pescati fra quelli più noti. Tuttavia l’intento esplicito di Cullen Bunn è quello di riproporre in chiave horror tutta la vicenda: per fare ciò lo scrittore apporta due cambiamenti principali, che influenzano fortemente le scelte di trama. Se nel corso della sua storia letteraria Merlino era stato creduto figlio del diavolo e capace di parlare e imprigionare gli spiriti maligni, qui il mago di corte viene letteralmente sostituito da un demone che vuole portare il caos sulla terra; in secondo luogo, la dama del lago non è più la balia di Lancillotto, bensì un essere demoniaco che stringe un patto con Artù per la prosperità del regno. Tale duplice scelta nello storytelling non è realizzata per condurre a un finale diverso, anzi, essa costituisce una spiegazione di quel che accade.

Artù è il figlio di Uther Pendragon, re di Britannia, e di Ygraine, che divenne regina dopo essere stata sedotta e sottratta al precedente marito. Il fanciullo, ancora in fasce, viene affidato a una famiglia contadina del regno, per poi essere cresciuto da Merlino in persona, il quale lo consiglia non per il suo bene, ma per perseguire un perverso disegno di distruzione. Scorre dunque sangue a fiumi all’ombra di Camelot, non un luogo di ritrovo della corte (che in realtà – agli inizi della tradizione letteraria – era vagante) dove Artù occupa la figura di giudice e controllore degli equilibri, ma un teatro della vanagloria, degli orrori e dei tradimenti. L’atto più profano e spergiuro è l’amore fra Lancillotto e Ginevra: la regina viene prima rapita da Meléagant, non più cavaliere infernale ma semplice servitore geloso, poi salvata dal marito e dal primo cavaliere. La regina, per suggestioni del mago o per semplice volubilità, si concede a Lancillotto fra le mura del castello coniugale: di tutt’altro tenore è la versione riportata ne Il cavaliere della carretta, in cui l’amore fra gli amanti supera qualsiasi sacrificio e barriera, tale da spingere Lancillotto a ricevere un marchio infamante agli occhi della società, ovvero il salire sulla carretta che esponeva i criminali allo zimbello di tutti.

Altro episodio, che da il titolo al volume, è quello del Graal. Numerose versioni di questa storia sono state scritte nel corso del tempo: in Unholy Grail è Perceval a ottenerlo (in altri romanzi è il figlio di Lancillotto, Galahad), ma gli effetti curativi che dovevano sanare il Re Pescatore, come aveva pensato Chrétien de Troyes, vengono qui estesi a tutta la corte arturiana. Con un colpo di scena però Perceval siede sul seggio periglioso, prova suprema della Tavola Rotonda, e invece di riportare lo splendore sulla corte trova la morte, secondo uno dei possibili esiti della tradizione letteraria.

In conclusione, Unholy Grail offre un ritratto a tinte fosche e di natura pop di uno dei soggetti letterari che non ha mai smesso di suscitare fascino attraverso le generazioni. Anche i medievisti più tradizionali potranno trovarvi alcuni richiami preziosi, ben consci che l’opera si indirizza ad un pubblico vasto.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

Potrebbero interessarti anche...