The Boys: la nuova bomba Amazon Prime Video

Ricordo distintamente il giorno in cui presi in mano il primo numero di The Boys. Era il novembre 2012 e avevo scelto l’edizione brossurata da 48 pagine, la seconda edizione di Panini Comics, per saltare a bordo di questa avventura estrema creata da Garth Ennis e Darick Robertson. Ammetto che questo fu il primo contatto con lo scrittore irlandese e che mi sconvolse: l’utilizzo di gore, sesso e violenza, la decostruzione e demitizzazione del supereroe, uno stile narrativo cattivo e mai banale, tutti elementi sviscerati dalla critica fumettistica nel corso degli anni e di cui il nostro Guglielmo Favilla ha recentemente parlato in un suo articolo.

Quando appresi poi, alcuni anni dopo, che questa serie a fumetti sarebbe stata trasposta per il piccolo schermo digitale degli Amazon Originals su Prime Video, mi chiesi se l’opera di Ennis e Robertson non sarebbe risultata troppo castrata per adattarsi ai gusti del pubblico generalista e quindi, in definitiva, snaturata. Dopo un’attenta visione degli otto episodi di cui si compone, posso dire che i Boys sono vivi, vegeti, e spezzano tibie come non mai.

NUOVE NARRAZIONI, VECCHIE MITOLOGIE

La serie, creata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen (che appare per pochi secondi nei panni di sé stesso) è composta da otto puntate di un’ora circa ciascuna. Il minutaggio, ristretto rispetto alla quantità di materiale originale, ha condotto ad alcune scelte narrative profondamente diverse dalla storia su carta, ma non per questo meno vincenti. Il punto di partenza è però lo stesso: Hughie (interpretato da Jack Quaid) vive la sua vita dolcemente noiosa come commesso in un negozio di elettronica, fra mancate promozioni retributive e l’amore della cazzuta Robin, la sua ragazza. Un giorno però, mentre i due chiacchierano sul marciapiede, A-Train, uno dei sette supereroi più potenti al mondo, investe e uccide Robin, sbriciolandola in mille pezzi sotto lo sguardo attonito del suo fidanzato, per poi scappare. Hughie vuole giustizia e per questo verrà contattato da Billy Butcher (Karl Urban), il quale gli proporrà un modo tutto suo e molto poco corretto per ottenerla.

UN CAST DI ECCELLENZA

Da qui la trama prende il via, proponendoci uno dopo l’altro alcuni degli elementi più noti del comic-book, come gli altri componenti del team, il Francese (Tomer Kapon) e Latte Materno (Laz Alonso), reclutati di nuovo da Butcher dopo un terribile evento solo accennato che portò allo scioglimento del gruppo. Ad essi si aggiunge la Femmina della specie (Karen Fukuhara), che nella serie tv si pone come nuovo quinto elemento, centrale per quanto riguarda la narrazione e la trama orizzontale. Dal lato degli antagonisti troviamo i Sette, il supergruppo della Vought, composto da Patriota(Antony Starr), Queen Maeve (Dominique McElligott), Black Noir (Nathan Mitchell), Abisso (Chace Crawford), A-Train (Jessie Usher), Translucent (al posto dell’originale Jack da Giove, qui Alex Hassel) e la new entry Annie, ovvero Starlight (Erin Moriarty), mentre non mancano burocrati come la direttrice Reyner (Jennifer Esposito) e Stillwell, qui in versione femminile con il volto di Elisabeth Shue.

Nonostante la mole di personaggi, lo spettatore non prova mai la sensazione di esserne soffocato o peggio, frastornato a tal punto da non ricordare il ruolo di ognuno: gli sceneggiatori infatti presentano i personaggi con perizia, dando alla maggior parte di loro uno spessore che personalmente non mi aspettavo, scandagliando i loro sentimenti e le loro motivazioni. È infatti impossibile distinguere fra buoni e cattivi, tra chi sceglie la luce e l’ombra (e tal proposito vi sono un buon numero di scene in cui la luce al neon la fa da padrone, per creare forte contrasto visivo): anche il personaggio più controverso mostra alcune ambiguità che non lo rendono piatto e questo evita il rischio di macchiettismo, ovvero di dare vita a character stereotipati ed esagerati fino all’inverosimile, all’interno di un contesto come quello supereroistico dove è richiesta una forte sospensione dell’incredulità.

MASSACRI E POP-SONG

Non crediate tuttavia che si tratti di un’opera troppo seria o dai toni cupi. Per quanto gli intrighi, le stragi e le minacce siano all’ordine del giorno, The Boys è ricca di citazioni alla cultura contemporanea, a partire dalla colonna sonora, fatta di pezzi ritmati pop e rock, che fanno da buffo sottofondo a massacri di ogni tipo, senza mai risultare fuori luogo. Allo stesso modo il personaggio di Billy Butcher, il più deciso fra tutti a compiere la sua vendetta ad ogni costo contro i Sette e in particolare Patriota, risulta sopra le righe senza stonare, in un vortice di violenza, battute e discorsi motivazionali basati sulle Spice Girls. Karl Urban riesce a donare quell’espressività sadica e sorniona al tempo stesso che caratterizza anche nel fumetto il capo del team. Un plauso, a mio avviso, va poi a Tomer Kapon, capace di portare a schermo il perfetto stereotipo del francese proveniente da una periferia disagiata come quella di Marsiglia, tutto armi automatiche, MDMA e hiphop en français.

Ritengo quindi che The Boys sia una ventata di aria fresca e un altro pezzo da novanta nel catalogo Amazon Prime Video, capace di intrattenere con un ritmo eccellente, di far divertire ed emozionare e, insieme, di saper affrontare tematiche profonde quali lo sfruttamento di esseri umani, l’uso delle droghe, la giustizia ad ogni costo.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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