[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Michele Benevento

L’impegno profuso nella avvincente storia ambientata a Los Angeles -che si concluderà sull’albo di settembre, La figlia di Satania-, ha confermato lo straordinario talento di Michele Benevento. Così ci è venuta voglia di conoscerlo e fargli qualche domanda: ecco che cosa ci ha raccontato.

Nato nel 1978 a Putignano, si laurea in Storia e Critica del Cinema. Nel 2003 collabora con Giuseppe Palumbo realizzando gli sfondi degli speciali dedicati a Eva Kant e Ginko pubblicati da Astorina. Nel 2006 lavora alla miniserie di Nick Raider per IF Edizioni e, per il mercato francese, ai due volumi della serie Gemelos di Bamboo Èditions. Sempre per IF Edizioni realizza poi una serie di illustrazioni in appendice a Il Comandante Mark. Fa attualmente parte del corpo docente della Scuola Internazionale di Comics di Firenze, dove saltuariamente insegna. Nel 2009 inizia la collaborazione con Sergio Bonelli Editore: esordisce sulla miniserie di Michele Medda Caravan e, dopo aver realizzato un numero di Dampyr, si dedica alla miniserie Lukas (2014), di cui è coautore insieme a Michele Medda. Dal 2014 fa parte dello Staff di Tex.

C4Comic: Ogni storia ha un suo inizio… Qual è stato il primo albo di Tex che hai letto? Che ricordo ne hai?

Michele Benevento: Ricordo una vecchia soffitta, a casa dei nonni paterni e una specie di enorme contenitore chiuso da una pesante lastra di truciolato che conteneva centinaia di fumetti. Sono quasi certo di aver sfogliato lì per la prima volta un Tex e che, probabilmente, fosse l’albo Mexico. Però lo spartiacque è stato il n. 400 con l’addio di Galep alle copertine. E ricordo con precisione la folgorazione: un certo Claudio Villa lo avrebbe sostituito. Inutile dire che, da quel momento, cominciai a comprare Tex tutti i mesi e a recuperare via via gli albi mai letti.

C4C: Tex, Carson, Kit o Tiger Jack: chi preferisci disegnare? Perché?

M.B.: Devo confessare, all’inizio dei lavori sulla mia prima storia, una netta predilezione per Carson, credo per una certa forma di pigrizia: Carson è molto caratterizzato dai suoi baffi, pizzo e capelli d’argento quindi (anche sbagliandolo) diviene subito identificabile e riconoscibile. Ad oggi, certamente mi diverto moltissimo a disegnare Lui: Tex!

C4C: Come disegni? Matita o pennini digitali?

M.B.: Sono un vecchio barbagianni attaccato alla tradizione. Realizzo la tavola su carta con matite per il disegno e pennello (raramente pennarelli) in fase di inchiostrazione.

C4C: Come ti sei sentito quando ti hanno detto «disegnerai Tex Willer»? Come hai affrontato la tua storia di esordio, Stelle di latta, comparsa sul Color Tex del 2014?

M.B.: Le due domande vanno invertite per esigenze cronologiche: l’opportunità di disegnare la mia prima storia di Tex, Stelle di Latta, mi venne data dal fatto che Michele Medda, con cui all’epoca collaboravo su Lukas, mi confessò di aver scritto una sceneggiatura per Tex ma che il disegnatore prescelto non si sarebbe liberato in tempo a causa di un impegno pregresso. Con una certa faccia tosta confessai il desiderio di cimentarmi con il Ranger di casa Bonelli e, dopo il nulla osta di Mauro Boselli, cominciai. Rispetto alla lunghezza della storia la gestazione non fu breve, faticai non poco a realizzare le tavole, che volevo curatissime, ma gli sforzi non furono vani perché durante l’estate successiva alla consegna mi giunsero voci di un interessamento nei miei confronti, confermati poi da Mauro Marcheselli in persona durante una mia visita agli uffici milanesi di via Buonarroti. Il resto come si dice, è storia.

C4C: Da quali disegnatori della saga texiana hai attinto maggiormente per la tua personale interpretazione del Ranger?

M.B.: Premesso che si tratta di gusti personali (e di affinità elettive) e che ho un’ammirazione profonda per chiunque si cimenti o si sia cimentato con Tex, la mia cinquina potrebbe essere: Galep, Ticci, Villa, Venturi, Font. A seguire: Biglia, Del Vecchio, Andreucci, Sejas. Ma come posso non citare anche i Cestaro, Poli, Rubini, Zaghi e gli altri? Poi non mi invitano più a cena! Scherzi a parte: su Tex c’è uno squadrone di disegnatori fenomenali con cui fare i conti.

C4C: Indicaci uno (o più) albi a fumetti che sono la tua “Bibbia” in materia grafica.

M.B.: Ti rispondo solo per quel che riguarda Tex, se no rischiamo seriamente di fare notte: Buffalo Soldiers di Boselli/Ticci, L’uomo senza passato di Nizzi/Villa e la saga della Tigre Nera di Nizzi/Venturi. In più, naturalmente, i “Texoni” di Ticci, Sejas, Venturi, Brindisi, Ambrosini, Font e Magnus.

C4C: Ti piace il western? Se in questo momento dovessi scegliere un genere da disegnare quale indicheresti?

M.B.: Il western, in quanto supergenere, mi ha sempre affascinato ed è stato il tema portante dei miei studi universitari, poter disegnare storie western mi sembra quindi un naturale prolungamento di quell’interesse. E poi vuoi mettere? Posso finalmente disegnare i cavalli e studiarli come ho sempre desiderato. Quindi la mia scelta ricadrebbe comunque sul western, sebbene mi piacerebbe cimentarmi col genere storico alla francese.

C4C: Per la realizzazione de “La maschera di cera”, “Il club dei Tredici” e “La figlia di Satania” hai ricevuto istruzioni particolari da parte dello sceneggiatore Mauro Boselli?

M.B.: Non particolari istruzioni, ma tutte le necessarie indicazioni per capire come disegnare al meglio le storie, come migliorare il mio Tex, come raccontare la sua storia in perfetto stile texiano.

C4C: Hai seguito la sceneggiatura pedissequamente o sei stato libero, in fase di disegno, di apportare modifiche e aggiunte? Se sì, puoi dircene alcune?

M.B.: La sceneggiatura di Mauro Boselli si può definire una sceneggiatura di ferro, per cui una volta compreso che le scelte e le descrizioni dello sceneggiatore erano estremamente ponderate in ogni dettaglio è venuto naturale cercare di esservi fedele il più possibile. E mettersi al servizio dell’eroe.

C4C: Una scena, all’interno di questa storia, che ti è particolarmente riuscita e una scena che rifaresti.

M.B.: La sequenza nel saloon in cui Lavinia viene calata sulla falce di luna era ricca di “comparse” e aveva una buona dose di azione. Probabilmente mi sarebbe piaciuto ridisegnare la sequenza della riunione del Club dei Tredici a inizio primo albo. Dovevo, insomma, prenderci ancora un po’ la mano.

C4C: Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Tex o su altre testate Bonelli?

Sono al lavoro su una storia di Pasquale Ruju e questa volta alle prese con gli indiani Ute e la loro mitologia.

C4C: Come vedi Tex in futuro?

Lo vedo sempre lì, granitico e iconico, settant’anni portati benissimo e prontissimo a compierne ottanta.

Michele, grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, complimenti per il lavoro fatto finora e auguri per quello futuro!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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