Superman sconfigge il Ku Klux Klan, di nuovo

Nel 1946 Superman sconfisse il Ku Klux Klan, sia nella finzione che nella realtà.

Tutto nacque grazie a Stetson Kennedy, un famoso attivista per i diritti umani che sul finire della Seconda Guerra Mondiale decise di infiltrarsi nel Klan per smascherarne i segreti e denunciarli alle autorità. Paradossalmente, dei due fu il secondo obiettivo quello che gli presentò più ostacoli: il potere del Klan era così esteso che le forze dell’ordine si mostrarono titubanti dinanzi all’invito di Kennedy ad agire e si ritrovò a dover chiedere aiuto a qualcuno che fosse al di sopra delle autorità: Superman.

Negli anni ’40 il serial radiofonico dedicato a Superman mieteva un successo dopo l’altro e Kennedy pensò che potesse essere il terreno giusto su cui spostare la battaglia contro il Klan. Si mise quindi in contatto con i creatori dello show e da quest’incontro nacque la storyline Clan of the Fiery Cross, nota anche come Superman vs the Klan, una storia sul pregiudizio e sul razzismo che smascherava i dettagli dei loro codici segreti e rituali nel tentativo di demistificare l’aura che attorniava il Klan ed esorcizzarne la paura. La storyline fu un successo di pubblico e, a ennesima conferma del potere che le storie di finzione hanno sulla realtà, raggiunse gli effetti desiderati. Ridicolizzati i suoi rituali e denunciate le sue orrende idee, il Klan divenne una barzelletta agli occhi della nazione e la sua continua espansione vide un forte arresto, oltre che l’erosione di molti membri. E così, quella che a prima vista sarebbe potuta sembrare una divertente curiosità storica, è in realtà il resoconto di come un personaggio di finzione sia riuscito a sferrare un duro colpo a una reale organizzazione d’odio.

La vicenda è stata raccontata per esteso in un libro del 2012 intitolato Superman versus the Ku Klux Klan: The True Story of How the Iconic Superhero Battled the Men of Hate di Richard Bowers e l’importante eredità di questa storia è confluita in Superman smashes the Klan, adattamento a fumetti dell’originale storyline radiofonica di cui è uscita questa settimana la prima parte (di tre). La sceneggiatura di Gene Luen Yang (New Superman) ripropone l’originale setting storico con il chiaro intento di tracciare una linea tra presente e passato e ricordarci che il Klan sarà pure scomparso, ma la sua ideologia d’odio è ancora qui.

La storia segue i tentativi di integrazione di una coppia di fratelli, Tommy e Roberta, dalle origini cinesi che si sono recentemente trasferiti a Metropolis da Chinatown per seguire loro padre nel suo nuovo lavoro. Roberta, con il suo carattere introverso, è terrorizzata dall’idea di non venire accettata mentre Tommy, il suo esatto opposto, finisce subito per farsi accettare dalla squadra di baseball capitanata dal nostro Jimmy Olsen, l’amico di Superman, ma il suo talento finisce per intimidire uno dei suoi nuovi compagni, che inizia a sviluppare un acerbo sentimento razzista verso lui e sua sorella. Lo stesso sentimento esplode la notte seguente quando il Klan decide di intimidire la famiglia Lee bruciando una croce nel loro cortile di casa attirando l’attenzione di Superman che decide d’investigare sul Klan.

Gli elementi della storia originale sono ancora tutti qui e Gene Luen Yang si è limitato ad aggiornarne la sensibilità, promuovendo a protagonista Roberta e dando rilievo alla sua voce interiore per raccontare cosa si prova a sentirsi alieni e a vivere in un luogo che non si sente proprio. In parallelo assistiamo anche al primo incontro tra Superman e la kryptonite, un omaggio all’origine dell’iconico minerale verde che fu proprio creato all’interno del serial radiofonico e un modo per far confrontare Clark Kent, qui non ancora del tutto consapevole delle sue origini, con la propria natura di straniero. Lo sceneggiatore riporta Superman nella dimensione di simbolo sociale degli oppressi e, più specificatamente, dei migranti che stava tanto a cuore ai suoi due creatori, Joe Shuster e Jerry Siegel (entrambi ebrei e figli di migranti)

Non c’è bisogno di una spiccata conoscenza del tessuto sociale odierno per comprendere quanto le idee sputate dal Ku Klux Klan in questo fumetto siano ancora diffuse e, addirittura, cavalcate da politici e influencer su internet e nella vita reale. Ma la scena più disarmante del primo numero di Superman smashes the Klan non riguarda un membro del Klan, bensì un agente di polizia a cui Roberta si rivolge verso la fine dell’albo. La ragazza ha intuito che qualcosa di brutto potrebbe essere capitato a suo fratello ed è in cerca di aiuto, ma il poliziotto tenta di rassicurarla perché, secondo lui, è impossibile che qualcosa sia accaduto a suo fratello. “Metropolis è una città molto sicura, soprattutto per voi” visto che “fa di tutto per darvi case, lavori e promozioni che non avete neanche bisogno di meritarvi”. Il viso del poliziotto non tradisce nessuna malizia negli intenti, ma solo l’ignorante innocenza di chi è convinto di star dicendo una cosa vera e innocua. Una scena di attualità sconcertante che riassume perfettamente un diffusissimo modo di pensare semplicistico e acritico, incapace di mettersi nei panni dell’altro e di riconoscere la violenza delle proprie affermazioni.

Di recente le analisi di mercato ci hanno svelato che negli USA da tempo i classici fumetti di supereroi non occupano più la fetta più grossa del mercato editoriale a fumetti. Sulla cima ci sono invece i manga e, soprattutto, i fumetti mirati a un target preadolescenziale, rispettivamente il 28 e il 41% del mercato. Sarà per questo che la DC Comics ha affidato il comparto grafico della serie al duo artistico giapponese Gurihiru, che ha preso il Superman dei cartoni animati dei fratelli Fleischer e lo ha calato in un’estetica che deve tanto ai cartoni animati per i più giovani quanto ai manga d’oltreoceano. È proprio dai più giovani che bisogna infatti ripartire, perché le condizioni per cui Superman possa sconfiggere nuovamente il Klan in modo così plateale non ci sono più, ma forse la DC Comics ha imbroccato la strada giusta per rivolgersi a un nuovo pubblico e per tornare a cambiare la realtà con i suoi personaggi di finzione. Con la speranza di iniziare finalmente a sviluppare degli anticorpi contro queste ideologie violente e che l’Uomo del Domani possa ancora una volta essere l’ispirazione per un futuro in cui l’empatia è al primo posto.

Matteo Caronna

Studente di Lingue e Letterature Moderne a Roma. Inizia a leggere fumetti per caso e sempre per caso continua a farlo. Poi un giorno loro gli fanno scoprire la magia e stringono un patto con lui affinché inizi a scrivere recensioni e non li abbandoni mai.

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