Recensione: Desolation Club vol. 1, Palloni, Macioci e Newton

La forza di gravità fa così parte della nostra vita che ci sembra davvero difficile immaginare di starne senza. Solo negli ultimi decenni, con i test spaziali e poi la Stazione Stazione Internazionale abbiamo concepito la variazione di gravità come qualcosa di reale e sperimentabile, benché da un ristrettissimo gruppo di persone. Cosa succederebbe invece se questa forza centripeta (ovvero che ci attira verso il centro della Terra) sparisse di colpo per tutto il pianeta? Un disastro, nonché un fumetto, ovvero Desolation Club di Lorenzo Palloni e Vittoria Macioci, edito in Italia da SaldaPress e in Francia da Sarbacane.

Cinquecento anni dopo il fatto, pretesto narrativo che non necessita di alcuna spiegazione para-scientifica ma pone le giuste basi per la storia, troviamo i superstiti della razza umana rifugiati nel sottosuolo del Canada. Gli uomini, albini per mancanza della luce solare, si sono adattati ad un nuovo ambiente, sviluppando una società complessa ma per certi aspetti autocratica e repressiva, dove vige la legge del taglione e le guardie (ispirate alle vecchie uniformi dei carabinieri italiani ottocenteschi) non esitano a utilizzare la violenza per un nonnulla. Ibu, Vikt, Waka e Bek sono quattro ragazzini che vanno a scuola e cazzeggiano nei sotterranei di Uueit spacciando dysert, la droga leggera in voga presso i giovani. Tra una bravata e l’altra i quattro incontrano Pwa, una ragazza dell’alta società che, come loro, si sente intrappolata in una città-prigione, ma soprattutto nella ricchezza dorata dei suoi due padri, che la tengono sotto una campana di vetro. L’incontro rocambolesco fra i cinque e l’escalation di violenza in cui incorreranno sarà il vero motore dell’azione. Nella seconda parte, di cui non vogliamo anticiparvi nulla, la storia abbandona i toni urban serrati per virare decisamente sul genere avventuroso.

Palloni e Macioci ci portano in un mondo post-gravitazionale pop e coloratissimo, con tavole in cui spesso dominano i colori freddi del sottosuolo e degli schermi digitali, contrastati dal rosso e nero delle guardie e dai colori sgargianti dei vestiti. Non solo, la costruzione delle pagine risulta piacevole e sempre fresca, con vignette incastrate alla maniera tradizionale accompagnate da splash-page (in particolare le pagine 66-67) in cui si intarsiano piccole scene di forma rettangolare o quadrata, che danno al contempo respiro alla storia e focus sui dialoghi. Il primo volume (di due) è arricchito nelle pagine finali da bozzetti, studi preparatori e prove di colore, che mostrano lo sviluppo delle tavole passo passo, una manna per chi adora vedere il lavoro dei propri autori in progress.

Desolation Club è un inno alla libertà, alla completa mancanza di limiti, condito da divertimento e voglia di narrare che i due giovani autori hanno infuso alla loro opera. Non vediamo l’ora di leggere la seconda parte.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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