Recensione: Libia di Mannocchi e Costantini, il dramma nordafricano a fumetti

Dal 2011, con il fenomeno della Primavera araba, il Nord Africa e il Vicino Oriente hanno ricevuto una forte attenzione mediatica, in special modo nel nostro Paese. Il legame fra Libia e Italia infatti è durato per decenni, fin dai maldestri tentativi coloniali del fascismo, passando per i rapporti economici che ancora ci coinvolgono, come i gasdotti e gli oleodotti, tessuti spesso sotto la tutela di Muammar Gheddafi, il dittatore ormai deposto proprio dopo quella rivolta. Ma cosa resta dell’entusiasmo di quei giorni? Francesca Mannocchi e Gianluca Costantini ce lo raccontano in Libia, edito da Mondadori per la collana Oscar Ink.

Sei sono i capitoli del volume, narrati dall’autrice sotto forma di racconto-intervista a uomini e donne libiche, a coloro che, ogni giorno, cercano di sopravvivere in uno Stato ormai piegato dalla guerra civile fra i generali Sarraj e Haftar, sostenuti da differenti Paesi occidentali (nel caso del primo, anche l’Italia); non solo, Tripoli e con essa le altre regioni sono controllate da milizie armate che dettano legge, creando una parcellizzazione del potere e del territorio che ricalca la struttura tribale propria non solo della Libia ma di altri Paesi africani e mediorientali.

Ogni capitolo è un pugno nello stomaco, una storia che in Occidente non giunge mai, se non per mezzo di una eco timida e distorta. Cosa ne sappiamo davvero noi Europei di ciò che accade laggiù? Riusciamo davvero a immaginare cosa significhi avere contate limitato ogni giorno, dover pagare tangenti per ogni azione, essere in balia di piccoli dittatori in erba che si credono superiori a chiunque? E ancora, cosa sappiamo davvero delle migliaia di persone che parto dall’Africa sub-sahariana per compiere un cammino irto di pericoli e morte, pagato profumatamente, per ottenere un destino migliore, sapendo di non poter espatriare legalmente? La parola che più rintocca in questo passaggio è “scafista”, intesa dalla Mannocchi sia nel senso occidentale, ovvero di nuovo trafficante di esseri umani, sia nel senso libico, ovvero un migrante a cui viene data la bussola e il GPS e che detiene le sorti, involontarie, dell’intero barcone.

I morti bagnano il Mediterraneo, le foto sui social di queste vittime si moltiplicano: eppure loro non si fermano, centro di un’economia illegale che ha quasi soppiantato il modo “virtuoso” del funzionamento del Paese, basato sull’esportazione di energia. Il malessere per il lettore si respira ad ogni pagina, che obbliga ad affrontare una realtà per cui non siamo pronti, che fingiamo di non vedere per dormire sonni tranquilli. Diceva Primo Levi:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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