[ESCLUSIVA] C4 Chiacchiere con…Donny Cates

Sei di Garland, un sobborgo di Dallas, Texas. Famiglia modesta. Ami i fumetti e hai imparato a leggere e a parlare grazie ad essi. Sbarchi il lunario con tanti lavoretti occasionali ma la tua massima ambizione è aprire una fumetteria.

Vieni assunto per un po’ come commesso presso una catena di comicstore di Austin che però chiuderà presto i battenti per appropriazione indebita. Non ti dai per vinto e finalmente riesci ad aprire una tua fumetteria, ma un tipo ubriaco ti distrugge il negozio entrandoci con la macchina.

E così devi ricominciare da capo.

Ami i fumetti, ma non sei abbastanza abile nel disegno. In compenso ti diletti con la scultura, la batteria… ma, più di ogni altra cosa, ami i fumetti. Decidi di buttarti e iscriverti a un’Art School a Savannah, in Georgia; là, tra i compagni di corso, incontri artisti fuoriclasse come Tradd Moore e Geoff Shaw e questo ti rende ancora più insicuro sulle tue – già modeste – doti grafiche. Ma ami i fumetti e in quella scuola è obbligatorio seguire anche un corso di scrittura. Ed è lì che cominci a brillare e a trovare la tua strada: utilizzi la borsa di studio per pagare artisti che disegnino le tue storie (magari proprio i succitati compagni di corso) e non ti fermi più.

Qualche delusione e parziale sbandamento (la tua opera seconda, una bizzarra miniserie di 12 numeri previsti intitolata Ghostfleet, viene cancellata per scarse vendite e sei costretto a chiuderla in 8; nel 2015 per poco non rimani ucciso da una pancreatite a causa della tua esuberanza alcolica) non ti arrestano. E alla fine, dopo nemmeno 4 anni, vieni notato da Axel Alonso della Marvel.

L’ (ex) editor in chief della Casa delle Idee resta colpito da una tua miniserie molto personale che fonde Texas, famiglia e giganteschi dèi à la Kirby (God Country). E ti commissiona una storia su, nientemeno, Thanos. Da lì diventi veramente inarrestabile: tra editori ed etichette indipendenti (Dark Horse, Aftershock, IDW Publishing, Image) arrivi a un contratto in esclusiva per la Marvel e in brevissimo tempo sei acclamato come il “golden boy” del colosso dei comics. Tutto quello che tocchi sembra trasformarsi in oro. E oggi? Sei invitato a Lucca Comics dove viene stampata in uno splendido formato per l’Italia da saldaPress (che pubblica anche i tuoi Redneck e Baby Teeth) la tua sfortunata opera seconda, quel Ghostfleet realizzato con il talentuosissimo Daniel Warren Johnson; passi a salutare i lettori Italiani della Marvel celebrando gli 80 anni della Casa delle Idee e i 25 anni di Marvel In Italia con la Panini; e in questa cornice trionfale trovi anche il tempo di sposarti con la collega e compagna Megan Hutchison.

Tu ami i fumetti. E il tuo amore per i fumetti, un talento debordante e un pizzico di spregiudicatezza ti hanno ricompensato.

Il tuo nome è Donny Cates. E la tua storia è appena cominciata.

La seguente intervista (o chiassosa chiacchierata, come sarebbe più giusto definirla) è attentamente editata e scremata dato che è stata condotta con un discreto tasso di birra in circolo e subito dopo una sessione importante di interviste in quel di Lucca Comics dove Donny aveva già raccontato e rivelato più volte un sacco di aneddoti interessanti (tra i più gettonati il suo leggendario incontro con Alan Moore, la genesi di The Ghostfleet, il resoconto del suo matrimonio-evento a Lucca e l’attesissimo – e impegnativo- passaggio di testimone -e di Martello- su Thor con il grande Jason Aaron , suo mentore, amico e “scrittore preferito”).
Qui di seguito abbiamo quindi lasciato le domande e le risposte più consone e “trascrivibili” in questa sede (omettendo le chiacchierate fiume su serie televisive, musica e cibo, passando per una recensione -rigorosamente off-record, ce lo ha fatto giurare – del film “Venom”…)

C4 Comic: Una delle tue indiscutibili doti di scrittore è la musicalità e il ritmo dei tuoi dialoghi. Da dove nasce questo “orecchio”?

Donny Cates: Sono cresciuto con un problema di balbuzie, ho sempre avuto problemi a parlare. Adesso non si nota più molto, perché ho fatto un sacco di terapie negli anni, ma è come se attraverso i fumetti riuscissi a parlare alle persone come non mi è mai riuscito a voce. Avendo anche suonato la batteria per vent’anni, cerco di dare un certo ritmo ai dialoghi che scrivo. La voce con la quale preferisco scrivere è quella che uso in titoli come Thanos Vince o God Country: qui, fondamentalmente, utilizzo proprio la mia voce per raccontare la storia, cercando di darle una musicalità che cambia armonicamente da una pagina a quella successiva. (Nota: a questo punto Donny tamburella con le mani un ritmo sotenuto sul tavolo, accelerando e decelerando, passando per controtempi improvvisi e colpi sincopati: e lo fa mentre sfoglia i suoi fumetti davanti a me, passando da Ghostfleet a Thanos Vince mostrandomi in diretta da pagina a pagina il ritmo dei dialoghi nei balloon , traslati al battito delle sue mani. )

C4C: Wow! È quasi ipnotizzante… Un’altra cosa che spicca dai tuoi lavori per grandi e piccole case editrici è il ritorno costante di disegnatori collaudati con cui alterni progetti mainstream a opere più personali…

DC: Beh, devo dire che sono stato molto fortunato ad aver lavorato finora con un sacco di ragazzi con i quali sono prima di tutto amico da molti anni… Gente come Geoff Shaw, che era con me al college e con cui ho lavorato su Buzzkill, God Country, The Paybacks, Thanos, Guardiani Della Galassia. Lo stesso vale per Tradd Moore (Silver Surfer: Black) e Ryan Stegman (Venom). Divento amico di questi disegnatori perché amo quello che fanno, credo sia per questo che è così evidente che ci divertiamo un sacco quando lavoriamo su qualche titolo insieme. In tutti i miei lavori cerco di fornire loro il modo di disegnare cose sulle quali desiderano impegnarsi, così da tirare fuori il meglio dal loro talento. A volte sono io a chiedere a loro su cosa vorrebbero lavorare, per poi cercare il modo di scriverne.

C4C: Il tuo lavoro su Venom è straordinario: non ti sei limitato a celebrare il culto legato al personaggio originario (Eddie Brock) ma gli hai donato un intenso background e una personale mitologia, rinnovandolo e dandogli uno spessore mai visto prima… Con tutti i tuoi attuali impegni ti diverti ancora a scriverlo? Quanto rimarrai ancora in sua compagnia?

DC: Oh, ho intenzione di restare su Venom ancora per qualche anno… Ho tutt’ora grandi progetti per Eddie! L’evento Absolute Carnage è come la fine del primo atto della mia storia. Quando ho iniziato a scriverlo c’era molta attenzione sulla serie, visto che eravamo nel trentesimo anno dalla sua nascita e a ridosso dell’uscita del film a lui dedicato… ma la pressione era nulla rispetto all’eccitazione di poter lavorare sul personaggio! Mi sono innamorato di Venom quando ero un ragazzino. Ero colpito perché tutti parlavano di Spider-Man ma io, invece, ero più affascinato da questa “ombra” con i denti aguzzi… Trovavo strano che nessuno ne avesse mai scritto sfruttando quello che ho sempre pensato fosse il suo genere più naturale, l’horror fantastico. Dopotutto, parla di un tipo che va in giro “indossando” un alieno! Inoltre, come hai detto tu, desideravo dargli una sua mitologia, un suo angolo del Marvel Universe che fosse soltanto suo, come è successo ad altri personaggi che sono nati come antagonisti ma che poi si sono sviluppati nelle loro storie indipendenti, come The Punisher o Wolverine. E mi sto divertendo un sacco a farlo…

C4C: Il Texas è una cornice ricorrente nelle tue storie più personali. Di più, sembra un tema inevitabile, un luogo dell’anima. Una volta hai dichiarato “Amo il Texas e non me ne andrei mai da lì, è da dove traggo il mio potere” e lo hai definito importante “come il Maine per Stephen King” . E’ ancora così per te? Pensi che il Texas e le sue periferie rimarranno centrali nei tuo lavori futuri?


DC: Assolutamente sì! Agli inizi della mia carriera ho scritto BuzzKill, The Ghost Fleet, The Paybacks, tutti titoli che non vendettero per niente quando uscirono. Mi ricordo che a quel punto dissi alla mia ragazza dell’epoca: “D’ora in avanti cercherò di smettere di far finta di essere qualcun altro”. È per questo che titoli come Redneck e God Country sono opere molto personali, che parlano di cose vicine a me, più intime (nota: Redneck è fortemente ispirata dal nucleo famigliare di Cates, God Contry è nata in seguito al grave ricovero in ospedale del Nostro e la quasi contemporanea nascita di sua nipote.«Unite queste cose… ovvero affrontare la mia mortalità e l’arrivo di questa nuova vita nella mia famiglia… e God Country è ciò che viene fuori» ) . Inoltre, non ho mai letto molte storie a fumetti di autori texani che parlassero davvero del luogo da cui provenivano, anche per questo è stato bello vedere che i lettori da tutto il mondo hanno reagito con così tanta passione ai miei fumetti ambientati in Texas… spero voglia dire che hanno percepito l’onestà e l’amore viscerale che avevano alla base e magari hanno dato loro un’immagine meno stereotipata di una nazione unica, per la sua terra e le sue persone, così ricca e inclusiva. Un’immagine che vada oltre i suoi problemi più chiacchierati, le armi da fuoco, il fanatismo religioso, una politica disgustosa… Come dico sempre a riguardo: quella non è la mia nazione, il mio Texas. La politica non è il posto dove vivi. e credo sia giusto amare un posto, ma odiare i suoi politici (ride). Prima o poi mi prenderò una pausa dalle storie ambientate in Texas, ma al momento non ho ancora finito di scriverne… Anzi, ho intenzione di parlare presto del Texas in qualcuno dei titoli Marvel!

C4C: A proposito di titoli Marvel, Ho letto in rete aneddoti molto interessanti sul dietro le quinte della tua “Morte Degli Inumani”…

DC: Non sono un grande fan degli Inumani, non sono cresciuto leggendo le loro serie, infatti prima di scrivere La Morte Degli Inumani ho rifiutato di scriverne per due volte. Poi, durante uno dei raduni della Marvel, Will, uno degli editor, davanti a tutti, ha annunciato che avevo delle idee da condividere riguardo agli Inumani. Il problema è che non era assolutamente vero, non avevo neanche accettato di scrivere la serie: mi aveva incastrato! Allora ho iniziato a spiegare quali erano i miei problemi con gli Inumani: il fatto che tratti di una élite monarchica, che i due personaggi più famosi -Freccia Nera e Lockjaw- non parlino, che affronti temi quali politica e matriarcato… E allora ho detto: “Se dovessi scrivere questa serie, vorrei che fosse molto semplice, piena di azione e che parli di vendetta… Una sorta di John Wick nello spazio!”. A quel punto, Dan Slott, presente all’incontro, ha unito i puntini e mi ha praticamente urlato contro: “Aspetta un momento… No, NO! Non puoi uccidere Lockjaw!”. La trovava un’idea inaccettabile. (ride) Ma, a quel punto, alla Marvel interessava soltanto che si parlasse degli Inumani, così, alla fine, hanno accolto la mia proposta e ho potuto scrivere la serie in totale libertà.

C4C: Ghostfleet è dedicata a Kurt Russell. E la trama da bislacco e secco b-movie è permeata da un beffardo sguardo carpenteriano. E allora mi viene spontaneo chiederti: che tipo di film ti piacciono?

DC: Mi piace guardare un po’ di tutto. Sono convinto che, nel cinema come negli altri media, le storie più leggere e di intrattenimento siano importanti quanto quelle più impegnate e drammatiche. Nessuno può mettere in discussione l’importanza e il valore di film come, per esempio, Schindler’s List... Ma esistono anche i film di Fast And Furious, che sono dannatamente divertenti! Io stesso scrivo fumetti più personali e altri più commerciali… Sono convinto che questi due tipi di storie siano importanti alla stessa maniera, le prime perché riescono a farti riflettere su certi argomenti e a fare dell’introspezione, le seconde per come riescono a distrarti dai problemi del quotidiano e a farti divertire. È incredibile come possa essere gratificante guardare The Rock che combatte contro un elicottero! Tra i classici, amo film come Commando e soprattutto Grosso Guaio a Chinatown, forse il miglior film di sempre! John Carpenter è il mio regista preferito, fa una cosa che adoro: non perde mai tempo a spiegarti le cose, lascia che sia lo spettatore a riempire i buchi con la propria fantasia. Basti pensare al finale de Il Signore del Male, o a Michael Myers, che si trasforma in un’ indistruttibile macchina assassina… Perché? Chi se ne frega! Goditelo! Se La Cosa fosse girato oggi, penserebbero subito a scrivere tre prequel per raccontare da dove viene quell’alieno, mentre, invece, è perfetto così com’è. 

C4C: Per finire, hai già fatto abbastanza dichiarazioni su cosa dobbiamo aspettarci dalla tua gestione su Thor. Non vedo l’ora e non ti chiederò altro, giuro… solo questo: (Nota: gli mostro un’immagine di Beta Ray Bill In Morte degli Inumani) per quanto mi riguarda, questa è uno delle più belle entrate in scena che ho letto negli ultimi anni in un fumetto supereroistico… ti prego dimmi che questo tipo tornerà e che hai grandi progetti per lui…é uno dei miei personaggi preferiti!

DC: Stai scherzando? Puoi scommetterci il culo, quello è il mio ragazzo!  

Seguono highfive, tintinnare di birre, baci e abbracci.

Grazie, Donny.

Un ringraziamento speciale a saldaPress per l’opportunità e a Michele Innocenti per la preziosa assistenza e la traduzione del materiale.

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