Recensione Cinecomic: Avengers – Infinity War, il film EVENTO che (non) ti aspetti

DUE PAROLE (SI FA PER DIRE) SU UN PO’ DI NUMERI

10 anni, 19 film, 13 registi (se si considerano i Russo Brothers come un corpo unico), più di 30 personaggi iconici portati sullo schermo, incalcolabili (o quasi) incassi a livello globale, un unico grande guru a coordinare il tutto: Kevin Feige. Tra alti (tanti) e bassi (inevitabili), i Marvel Studios hanno plasmato una continuità narrativa ed editoriale che non conosce precedenti nella storia (del cinema e non solo) e che ha fatto (ri) avvicinare milioni di neofiti alla forma di fumetto più popolare in America – e quindi – nel mondo: il genere supereroico.

Dopo il botto con l’esordio-esperimento nel “così lontano eppure cosi vicino2008 di quell’ Iron Man di Jon Favreau, rilancio di un genere e di una carriera (Robert Downey Jr. al riscatto definitivo post Zodiac di  Fincher e prima di Sherlock Holmes di Guy Ritchie), la formula diverrà nota, vincente e (spesso) esaltante: ecco il Marvel Cinematic Universe. Il resto è storia.

DUE PAROLE SUI DUE REGISTI IN QUESTIONE

Anthony e Joe Russo, simpatici fratelli italoamericani di Cleveland con alle spalle tanta tv comedy che ha fatto la storia del piccolo schermo (Arrested Development, Community), ma pochissimo cinema (tra cui un remake kamikaze dei Soliti Ignoti, Welcome to Collinwood), arruolati dalla Disney per il secondo Capitan America: the Winter Soldier e per il successivo Civil War, si riveleranno solidi registi con una spiccata (e sorprendente) predilizione per le scene d’azione corpo a corpo, assai abili nel limitare al massimo l’inevitabile cgi  e riuscire a sfruttarla al meglio.

Senza rivendicare un’autorialità a tutti i costi (che appartiene piuttosto a uno Shane Black, un James Gunn o un Taika Waititi) ma affermandosi come eccellenti esecutori e abili architetti di un enorme corpus narrativo.

DUE PAROLE SULLA TRAMA:

Impossibile raccontare il film (ma sarebbe meglio dire l’Evento, come Evento fu quel primo Avengers di Joss Whedon nel 2012), senza anticipare niente che possa inficiarne la visione. In breve: tutti (o quasi) gli eroi dei film precedenti si alleano (e in diversi casi si incontrano per la prima volta) per contrastare la minaccia del terrificante Thanos, che mira a impadronirsi delle Gemme dell’Infinito e con esse dell’Universo. Tutto qui? Certo. L’Evento è tale? Eccome. Ce lo potevamo immaginare? Non così.

Il Film è un susseguirsi di scene madri, ma accostate con grande intelligenza e rispetto del lavoro effettuato in passato sui (tantissimi) personaggi, ha una durata “importante” (149 minuti) che viene percepita appena, ed è densissimo di emozioni che si accavallano incessanti, rendendoci la migliore magia dei fumetti Marvel sul grande – mai così grande – schermo.

Sarà che come spettatori siamo invecchiati anche noi con i personaggi in questi 10 anni, sarà che il lavoro di squadra e la complicità fra attori è esplosiva e trascinante (e già gestire tutto questo era cosa assai ardua se non impossibile), sarà che le risate e l’epica sono gestite al meglio e ci si sente parte di un rito collettivo (visione in sala obbligatoria!) ma i Russo e gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely si spingono oltre e fanno una cosa addirittura rischiosa per un’operazione di tale portata: rendono Thanos, il malvagio, il folle, il nemico ultimo, il vero protagonista assoluto del film.

Niente a che vedere con quello che gli ingannevoli, numerosi trailer preannunciavano – ovvero un enorme film assai più lineare e prevedibile (nelle dinamiche fra personaggi, nel loro probabile ruolo nella vicenda, nei possibili sviluppi), ma anzi abbracciando la materia fumettistica (in primis l’opera fondamentale di Jim Starlin) in tutta la sua complessità.

Un prologo sconcertante per durata e drammaticità, un finale amarissimo, in mezzo tanto, tantissimo altro. Qualcosa a livello narrativo scricchiola ma è poca cosa: il film non si risparmia nulla e prepara il terreno per il prossimo, inquietante futuro. E i Russo, con il  fidato direttore della fotografia Trent Opaloch, a questo giro si superano, imbastendo un sontuoso spettacolo visivo che stordisce e ammalia lo spettatore come mai prima d’ora.

DUE PAROLE SULLE PERFORMANCE ATTORIALI

Senza fare troppi distinguo, abbiamo una grande prova d’attori, un ensamble (ma sarebbe meglio dire “assemble”…) convincente di talenti, tutti consci di far parte di un Evento irripetibile in una mitologia ormai consolidata anche al Cinema.

Ma una menzione speciale va al vero protagonista, il personaggio più difficile, ambiguo e potente da rendere sullo schermo, da cui dipendeva la riuscita di tutto il film: Thanos, il matto Titano. Grazie alla strepitosa performance in motion capture di un superbo Josh Brolin, prende vita davanti ai nostri occhi un villain potentissimo, sfaccettato e soprattutto realmente terrorizzante.

Insomma, una scommessa vinta.

Un Evento appassionante per gli appassionati e intrigante per gli ultimi arrivati che vorranno innamorarsi di una cosmogonia illimitata e elettrizzante, quale è l’Universo Marvel.

IN DUE PAROLE, DAVVERO

Ammirazione Infinita.

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