Recensione Cinecomic: Gli incredibili 2 [CONTIENE SPOILER]

Passano 14 anni e niente è cambiato. Durante l’anteprima romana mi sono voltato sicuro di trovare mia madre con i pop corn in mano come in quell’ormai lontano 2004. L’azione ricomincia come se non fosse passato un minuto e questo pone il film al livello dei migliori sequel della storia del cinema. In casa Pixar d’altronde hanno già dimostrato di saperci fare con i sequel, visto il record americano di incassi per i film d’animazione, detenuto da Alla ficerca di Dory e battuto soltanto da questa pellicola, già in sala oltreoceano dal 15 giugno e in arrivo da noi il 19 settembre.

L’AVVENTURA CONTINUA

Ciò che rende perfetto questo sequel è la totale continuità narrativa con il primo capitolo, facendoci ritrovare la famiglia Parr esattamente dove l’avevamo lasciata. Viene mantenuta l’estetica anni ’50, che caratterizza l’intero impianto narrativo del film, dalle ambientazioni agli abiti, fino alla colonna sonora, che sembra uscire da uno dei capitoli della saga di James Bond. Questo secondo capitolo non è però solo una mera continuazione del precedente, ma una vera e propria versione 2.0 con più azione, più comicità e più Jack Jack! E’ proprio il piccolo della famiglia a far sorridere di più il pubblico, con la sua miriade di superpoteri che si attivano a caso, come svelatoci nel finale del primo film.

UN PROBLEMA TUTTO ITALIANO

Le prime scene del film sono raccontate dal compagno di scuola di Violetta, di cui lei è innamorata, interrogato da Rick Dicker, agente segreto già visto nel primo capitolo, che deve coprire le tracce della superfamiglia per proteggerne l’identità. Dopo aver affrontato il supercriminale,  la cui incursione chiudeva in maniera spettacolare la prima pellicola, la famiglia Parr affronta le conseguenze dell’aver indossato di nuovo le tute violando la legge che ha messo al bando i super. Ma nel momento peggiore, quando la famiglia si sta per rassegnare ad un ritorno alla vita normale, compaiono i fratelli Deavor, due ricchi benefattori che hanno un piano per far tornare legali i super. Già alla comparsa dei due fratelli era chiaro che ci sarebbe stato un plot twist finale che avrebbe movimentato l’intreccio. Ed è proprio a questo punto che si è presentato il classico problema italiano, riscontrabile tanto nei film doppiati che nelle fiction che hanno molte puntate: la guest star nel 90% dei casi è l’assassino/il supercriminale celato. In particolare nei film doppiati la guest star si differenziano in due categorie: chi attira pubblico e interpreta un ruolo secondario, e attori affermati che interpretano parti principali, quasi sempre si tratta del cattivo di turno, che se vogliamo è il ruolo più rilevante dopo quello dei protagonisti. Il nostro consiglio è quindi di visionare la pellicola in lingua originale per evitare di intuire il plot twist finale nei primi 20 minuti di film.

UN SEQUEL DA URLO

Da molto tempo non si vedeva un sequel fatto non solo per cavalcare il successo commerciale di un franchise, ma per fare un bel film. Intendiamoci, l’operazione nostalgia è innegabile e forse è il film Pixar meno rivolto ai bambini, mantenendo però sempre i molteplici livelli di lettura che hanno reso grandi i film della casa di produzione californiana. La storia riparte dallo scontro con il nemico che si apprestavano ad affrontare nel primo film, per poi continuare l’intreccio affrontando temi già trattati nel primo, come le dinamiche familiari sgangherate della famiglia Parr, e approfondendo fatti già accennati nel primo capitolo, come la messa al bando dei supereroi che non può non farci pensare a Watchmen.

E se non bastasse tutto questo, ricordatevi che c’è il corto prima dell’inizio del film. Questa volta chiaramente dedicato a mamme e figli che avevano visto la pellicola del 2004 e che ora tornano al cinema a distanza di anni. Il corto ha per protagonista una signora asiatica che combatte la solitudine preparando dei ravioli al vapore e sarà proprio uno dei suoi ravioli a diventare la cura per le sue pene. Ma non preoccupatevi a fine corto vi troverete comunque in lacrime.

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

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