Recensione Film: L’uomo che uccise Don Chisciotte

LA FOLLIA DI GILLIAM

Terry Gilliam ce l’ha fatta. Dopo vent’anni, ha finalmente portato al cinema il suo progetto sull’adattamento di Don Chisciotte, un progetto personale che non riportasse sullo schermo la (già vista) storia del celebre cavaliere senza macchia e del suo fedele, e paziente, scudiero. Terry Gilliam ce l’ha fatta. Ha portato sullo schermo un’opera autonoma, legata al romanzo ma capace di andare oltre il passato e sfociare nella contemporaneità.

La trama narra di un regista di nome Toby, interpretato da un Adam Driver ormai sulla cresta dell’onda, che ha mosso i primi passi della sua carriera carico di ambizione ed è invece finito a girare meri spot pubblicitari. La sua intenzione era riadattare il romanzo di Cervantes girandolo nel cuore della Spagna, ma il suo progetto è finito nel dimenticatoio. Tornato sui luoghi dell’impresa, si ritroverà ad affrontare una serie di situazioni a dir poco rocambolesche che lo porteranno in un’altra dimensione, quella del suo animo. Al suo fianco un ciabattino euforico, convinto di essere il vero Don Chisciotte e determinato a condurre il suo Toby-Sancho Panza nelle sue imprese cavalleresche.

Gilliam costruisce più piani narrativi, li interseca, li sovrappone e poi li dissolve senza soluzione di continuità. Disorientando, avvincendo e tenendo lo spettatore sulla stessa linea dei personaggi, in bilico tra realtà e follia.

È chiara l’intenzione di scindere le due cose. L’intento è contrapporre una grigia esistenza al colore acceso della vitalità, che sia convenzionale o scalmanata come quella di Don Chisciotte, così ingenuamente idealista da sembrare, ai nostri tempi, anacronistico.

CONTRO IL TEMPO

Gilliam non ne ha paura, fa parte del suo percorso. Dalla comicità dissacrante alla fantascienza intricata fino alle percezioni allucinate, in questo suo film riesce a fondere tutto questo. Non era una scommessa facile, non è detto che sia accessibile. Il film parte molto linearmente fino a esplodere nel terzo atto, in una pantomima di ruoli e di eccessi che destabilizzano lo spettatore. Ciò che avviene nell’anima del protagonista, accade sullo schermo.

Turbamento e ricerca, tendenza a realizzare i propri obiettivi per quanto impossibili sembrino. Nessuna retorica, solo immagini per raccontarlo. La regia di Gilliam accompagna i personaggi, la fotografia li satura con ondate di luce calda, afosa, dai tratti tipicamente “calienti“.

Il dramma di Don Chisciotte è la solitaria guerra, l’anelare a qualcosa di gigantesco, tanto da combattere contro veri e propri giganti, per restare con un pugno di sabbia in mano. Chi non è stato Chisciotte almeno una volta? Nel film, l’interpretazione di questo anziano scalmanato è affidata al versatile Jonathan Pryce che riesce a tenere in piedi ogni vezzo del personaggio, ogni suo eccesso, rendendolo dolce, ridicolo ma drammatico allo stesso tempo.

Chisciotte e Sancho combattono contro il tempo che passa. Per farlo, devono diventare qualcun altro.

LA FUGA

È un film d’autore perfettamente fruibile, ma non è intrattenimento puro. C’è introspezione, ma anche una certa pesantezza nel resto dei rapporti tra i comprimari. I due protagonisti funzionano bene insieme, ma tutto il resto è più farraginoso, meno facile da seguire. La Spagna come location è distante dai suoi cliché e affascina grazie alle atmosfere evocative.
Non si lesinano critiche al sistema hollywoodiano, con i suoi produttori cinici e abbrutiti nella morale.

Lo scopo di Gilliam è incitarci alla fuga, una fuga mentale che debba infine giungere a quella fisica. A costo di indossare una ridicola armatura e procedere a cavallo verso il sole che tramonta.

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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