Recensione Cinecomic: Captain Marvel, inizia la santificazione degli anni ’90

Marvel Studios’ CAPTAIN MARVEL..Captain Marvel (Brie Larson)..Photo: Chuck Zlotnick..©Marvel Studios 2019

Era il lontano 1968 quando il personaggio di Carol Denvers faceva il suo esordio sulle pagine di Marvel Super Eroes n°13 come controparte femminile del primo capitan Marvel, ovvero l’ufficiale alieno Mar- Vell. Da oggi in sala il film dell’MCU dedicato al personaggio, interpretato dall’azzeccatissima Brie Larson, molto convincente nei panni della tosta new entry di casa Marvel.

 

La Trama

Diversi supereroi della Marvel Comics si sono succeduti sotto questa maschera, creata da Stan Lee e Gene Colan. Per questa pellicola è stato deciso di riprendere la prima Ms. Marvel, che assunse il ruolo ufficiale di capitan Marvel solo nel 2012, nella serie regolare scritta da Kelly Sue DeConnick. Nel film una smemorata Brie Larson sembra aver dimenticato le sue origini, tanto da essere chiamata Vers, e si trova a far parte dello Starforce, squadra d’assalto dei Kree nella guerra contro il popolo mutaforma degli Skrull. Nel ruolo di mentore della nostra eroina troviamo Jude Law che interpreta il personaggi che meglio si addice all’attore britannico, ovvero il classico affascinante spaccone, questa volta declinato in chiave intergalattica. Durante un scontro con gli Skrull, Vers arriva per caso sulla terra iniziando il percorso che la porterà a scoprire le sue origini, ma soprattutto il suo futuro. Senza voler svelare troppo la trama, tra gli elementi più interessanti troviamo un “giovane” Nick Fury, ancora con entrambi gli occhi, che sarà elemento chiave nello svolgimento dell’intreccio narrativo.

Marvel Studios’ CAPTAIN MARVEL..Left: Talos (Ben Mendelsohn)..Photo: Chuck Zlotnick..©Marvel Studios 2019

It’s 90’s bitch

Altro elemento fondamentale è il quando. Infatti gli eventi raccontati dal film si svolgono nell’ormai lontano 1995. Ed è proprio questa ambientazione che renderà questo film uno spartiacque nel cinema

Marvel Studios’ CAPTAIN MARVEL..Captain Marvel (Brie Larson)..Photo: Chuck Zlotnick..©Marvel Studios 2019

commerciale: finalmente è finita la santificazione dei maledetti anni ’80 e sta per arrivare prepotentemente quella degli anni ’90. Ormai i tempi sono maturi, visto che è stato il decennio d’oro per i trentenni di oggi. Preparatevi psicologicamente per un ritorno in quegli anni, che hanno sancito una definitiva rottura con il passato, essendo in tutto e per tutto il decennio di transizione tra vecchio e nuovo millennio. Ma soprattutto preparatevi a rivedere le insegne di Blockbuster, su cui la nostra eroina si schianta arrivando sulla terra, e a risentire le canzoni di Natalie Imbruglia. Il successo commerciale di questa pellicola sancirà o meno se gli anni ’90 saranno o no l’oggetto del contendere nelle produzioni dei prossimi anni.

21 Film Dopo

Con questa pellicola la Marvel aggiusta il tiro, cercando di correggere alcune criticità venute fuori nelle ultime pellicole, dimostrando ancora una volta di saper vendere molto bene il suo prodotto. La giusta dose di ironia viene finalmente ritrovata e come sempre il comparto tecnico è a dir poco perfetto, con l’aggiunta di interessanti easter egg creati ad hoc per i fan di lungo corso. Ma purtroppo il fatto che si tratti del ventunesimo capitolo di una saga, inizia a pesare come un macigno su una pellicola tecnicamente inappuntabile. In un universo in cui tutto deve essere raccontato, non viene più lasciato neanche un briciolo di spazio all’immaginazione dello spettatore. Ormai manca solo un film sulle origini di Jarvis, che inizi dagli scatoloni di RadioShack in cui erano contenute le prime schede di memoria da cui Stark inizò a costruire la sua IA, e finalmente avranno raccontato ogni singola storia dell’ MCU. La forza delle grandi saghe sarà sempre la capacità di stimolare la fantasia dei fan, lasciando doverosamente in sospeso alcuni elementi della trama in grado di far sognare il pubblico.

In conclusione si tratta di un bel intermezzo nell’attesa della conclusione di una saga, in cui si sente la necessità crescente di un finale che ponga una degna fine al bieco sfruttamento commerciale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

P.S. Attenti al gatto!

 

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento