Recensione Film: Il ragazzo più felice del mondo

AUTORI E APPASSIONATI

Sei un fumettista italiano e hai una certa notorietà. Certa. Hai all’attivo un passato sulle riviste, hai prodotto vignette, illustrazioni e graphic novel. Di una certa notorietà. Quando ti mettono un microfono in mano, la prima cosa che ammetti è l’ansia da prestazione che provi ogni volta che una tua opera viene “assorbita” dal pubblico. L’opera è un filamento dell’artista, una sua estensione, come una forza generata dalla spinta delle sue mani che si propaga nell’aria. Attraversa le persone, intercetta i loro cuori, il loro tempo, ti collega a loro. Questo è il tuo grande dilemma. Cosa ci troveranno in questa mia storia? È come gettarsi nudo in una vasca piena di cubetti di ghiaccio. Ma, tra quei brividi di ansia, basta anche un piccolo gesto per ripagarti del tuo lavoro. Una lettera. Un piccolo foglio di carta racchiuso in una busta. Quando la apri, ti colpisce fin da subito la grafia. È precisa, ben calcata, e reca parole rivolte a te. Parole di apprezzamento. È un giovane ragazzo a scrivertele.

Sei contento che il tuo lavoro abbia coinvolto qualcuno che nemmeno conosci. Quella lettera ti ha colpito. Ancor di più ti colpisce il fatto che, alcuni tra i tuoi colleghi, ne abbiano ricevuta una. Tutto normale, anche loro hanno dei fan. Se non fosse che, la lettera, è scritta nella stessa identica maniera dallo stesso identico, e misterioso, autore.

Ora sì che ha davvero la tua attenzione.

LA STORIA DI UN VIAGGIO

Questa è la trama del nuovo film di Gipi, autore che non ha bisogno di presentazioni e che ha prodotto con Fandango un documentario sul documentario, il racconto scandito tra realtà e fiction di un mistero da risolvere per il fumettista: scoprire l’identità che si cela dietro colui che invia le lettere, fingendosi un ragazzino.

Il motore è quello, il sasso è gettato, il viaggio ha inizio. A fianco dell’autore, che interpreta se stesso, c’è una troupe che ha un che di Brancaleone, un misto tra tragedia e farsa di cui lo stesso Gipi è condottiero, in bilico tra il piacere della scoperta e l’intima ricerca.

Perché se da una parte, a lui per primo, interessa svelare l’identità del suo lettore, la ricerca che attua è su di sé. Gipi è sempre combattuto tra la voglia estrema di fare un film attorno a questa storia e la consapevolezza di cosa significhi entrare nella vita di qualcuno, lui che di mestiere si trova inevitabilmente a fare quello.

Il documentario possiede gli stilemi del genere ma segue una precisa sceneggiatura, scandita dalle varie fasi del percorso: la scoperta, l’inizio del viaggio, il momento di crisi, la presa di coscienza. È il racconto corale di una visione, veicola il concetto della scoperta. La scoperta della vita.
Che cos’è un viaggio se non l’occasione per andare oltre il punto di partenza?

Gipi narra, attraverso il suo viaggio, la paura di restare allo scoperto, senza difese, di fronte agli altri. Così come lui si espone, riflette cosa voglia dire farlo per una persona che tiene a qualcosa.

Infine, il pretesto del viaggio, è un modo per raccontare la vita. Questo film trasmette tenerezza, fa sorridere e non annoia. Un piccolo inno alla gioia di vivere, nonostante i suoi dolori.

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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