Recensione film: Montparnasse femminile singolare

Regia Léonor Séraille
Paese – Anno – Durata Francia – 2017 – 97′
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura
Produzione Parthénos
Genere Commedia drammatica

Ma tu chi cazzo sei?

Non l’ho mai nascosto, sono un fan sfegatato di Parigi: adoro viverci, adoro la struttura della città e le sue possibilità. Tuttavia so che, come ogni grande metropoli, presenta problemi quotidiani, storie di insuccessi, affitti e bollette da pagare, esclusione sociale. Questa altra faccia della medaglia è ciò che mostra Montparnasse femminile singolare, film del 2017 per la regia di Léonor Séraille, uscito pochi giorni fa nelle sale italiane. L’abbiamo visto per voi, e siamo pronti a offrire alcune considerazioni.

CHI SEI, PAULA?

Non c’è luce né speranza, se non piccoli rimasugli sparsi qua e là. Paula, figlia ribelle staccatasi ormai completamente dalla famiglia, è tornata nella Ville Lumière dopo un lungo girovagare. Il suo ex-compagno, un fotografo messicano di profilo internazionale, la sbatte fuori di casa, chiudendo di fatto la loro relazione. Sola, con pochi spicci in tasca e un brutto caratteraccio, la nostra (anti)eroina cerca di sopravvivere come meglio può in un posto che detesta. Diciamolo francamente: Paula è insopportabile, isterica, arrogante, lavativa, senza alcuna esperienza di lavoro. Non è facile entrare in empatia con questo personaggio interpretato da Laetitia Dosch, anzi, i primi minuti di visione sono quasi irritanti. Eppure Paula a poco a poco impara, si adatta: figlia del mondo, girovaga per eccellenza, si crea una nicchia nella sua terra natale, una nicchia fragile, ricca di problemi, ma vera.

LA NARRAZIONE

Altro centro motore del lungometraggio è la costruzione dei rapporti interpersonali: sembra quasi che le persone più vicine siano quelle più lontane, più conflittuali, mentre gli estranei in metrò o negli uffici diventano quasi intimi, i confessori segreti di 31 di vita buttati, ma pronti a riscattarsi. Facciamo riferimento ad es. al caso della “Principessa Sara” (chi l’ha visto capirà) o del ragazzo della security del centro commerciale, il cui attore è Souleymane Seye Ndiae, o ancora la dottoressa, perché “In fondo, se parlassimo ancora un po’, sono certa che anche lei mi racconterebbe la sua vita”.

La narrazione predilige sequenze con salti temporali notevoli, come se la regia volesse mostrarci solo alcuni istanti della vita di Paula. Certo, vi è una progressione degli eventi, ma spesso si ha la sensazione che non vi sia un perfetto legame fra le scene, che qualcosa rimanga non detto o non mostrato. Inoltre alcuni punti rimangono piuttosto enigmatici e di libera interpretazione, così come alcune scelte della protagonista. Questo film non è dunque per tutti i palati.

C4 MATITE:

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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