Recensione Film: Non ci resta che il crimine

Cosa succede se si frullano insieme Non ci resta che piangere, Ritorno al futuro e Romanzo criminale? Otteniamo Non ci resta che il crimine, nuova pellicola di Massimiliano Bruno, distribuito a partire da giovedì 10 gennaio in 400 sale italiane. Mettere insieme ottimi ingredienti però non è sempre garanzia della buona riuscita di una ricetta.

All’incipit troviamo tre amici che guidati da Moreno, il più cialtrone, pensano di poter iniziare a “raccogliere i soldi con la pala” (formula usata più volte da Moreno/Giallini) organizzando dei tour in costume nei luoghi simbolo della Banda della Magliana. Un evento improbabile però li catapulterà nel 1982 durante i gloriosi mondiali di Spagna e anche durante uno dei momenti chiave nella storia della Banda, che più di tutte caratterizzò quegli anni. Massimiliano Bruno porta a casa il compito, realizzando una commedia che strizza l’occhio al grande pubblico, che come spesso accade finirà per risultare insignificante per i palati più allenati. L’importante cast della pellicola viene senza dubbio sprecato, con la scrittura di personaggi molto piatti: Giallini nel suo ormai consueto ruolo di simpatico cialtrone, Gassman e Tognazzi ad interpretare le due solite Teste di cocco e la Pastorelli nel ruolo della donna del boss, appiattita da un personaggio molto provocante ma privo dei tratti inediti che Guaglianone e Menotti le erano riusciti a regalare in Lo chiamavano Jeeg Robot e Bendetta follia. Unico elemento dissonante in positivo è Edoardo Leo, che interpreta magistralmente un credibilissimo Renatino, boss della Magliana.

La pellicola nasce come omaggio al cinema di genere dell’epoca con molti rimandi ai poliziotteschi, citati sia a livello registico che nella fotografia, talvolta anche troppo con un abuso degli split-screen, ovvero la suddivisone dello schermo in diverse inquadrature. Troviamo poi tanti i riferimenti alla cultura pop, con all’apice un product placement geniale con l’inserimento di uno storico spot di pennelli, che i più stagionati ricorderanno con un sorriso.

Tirando le somme si tratta di una commedia che vi intratterrà con circa 100 minuti di simpatici richiami ai gloriosi anni ’80, ormai innalzati a decennio delle meraviglie da tutta la cinematografia mondiale, e anche con qualche scena in cui si ride di gusto. Vista la squadra di grandi attori a disposizione, che lo rendono quasi un film corale, Bruno avrebbe potuto e dovuto osare di più. È un film divertente, senza dubbio obbiettivo principale da centrare in commedia. Purtroppo il suo essere così tanto nazionalpopolare e il finale decisamente aperto, che lascia intuire un sequel in caso di buoni risultati al botteghino, lo pone tra le commedie che hanno spadroneggiato nel periodo di crisi editoriale che pensavamo di esserci lasciati alle spalle con le recenti sorprese regalateci dal nostro cinema.

Non ci resta quindi sperare che gli incassi copiosi, che senza dubbio produrrà questa pellicola, consentiranno all’IIF dei Lucisano di produrre un nuovo progetto che ci faccia definitivamente mettere una croce sulla crisi editoriale in Italia.

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

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