Recensione Film: Searching, un thriller digitale

Regia Aneesh Chaganty
Paese – Anno – Durata Indonesia – 2018 – 102′
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura Aneesh Chaganty e Sev Ohanian
Produzione Timur Bekmambetov
Genere Thriller

Hi, I’m Margot, fifteen, student

Parlare di Searching non è facile: questo film, da pochi giorni nelle sale italiane, è un thriller ambientato ai giorni nostri e incentrato sulla scomparsa di una figlia (Margot – Michelle La) e di un padre che fa di tutto per ritrovarla (David Kim – John Cho) muovendosi nel mondo digitale di oggi. Una sfida che rivela tutti i suoi punti critici e porta a chiederci: quanti muri virtuali possiamo costruire intorno a noi? Quante chiavi d’accesso disseminiamo fuori dal nostro controllo?

IDILLI SPEZZATI

David e Pamela si amano moltissimo, e dal loro amore è nata la loro unica figlia Margot. Tutto viene documentato dal glorioso (e mai dimenticato) Windows XP, ogni singolo giorno di queste felice vita famigliare: fino al primo turning point della trama. A Pam viene diagnosticato il cancro e David si affanna per aiutare la moglie a combattere la tremenda malattia: dopo alcune momentanee vittorie, Pam cede al male. Gli anni passano e padre e figlia provare a mantenere insieme ciò che rimane del nido, frammenti inconsistenti che noi vediamo come foto, audio, video e messaggi. Poi, un giorno, Margot scompare.

POINT OF VIEW

Ecco che inizia una corsa contro il tempo. Un uomo di mezza età come David, immerso da anni nel mondo di internet e dei computer, può battere tutte le protezioni che la figlia ha creato intorno a sé stessa nello spazio del web? Osservando il film con attenzione, non si può non notare come il regista Aneesh Chaganty si concentri proprio su questo aspetto: in poche mosse è possibile risalire alle nostre identità digitali, capire chi siamo realmente e cosa nascondiamo. Il tutto viene reso con uno stratagemma visivo utilizzato in modo estremamente convincente: la camera non riprende mai direttamente gli attori, ma ogni scena è filtrata da uno schermo, soprattutto del computer ma anche del cellulare o altri devices del giorno d’oggi.

La soluzione adottata ricorda capisaldi cinematografici come the Blair Witch Project o Cloverfield: tuttavia Searching preferisce un point of view fisso (salvo rari casi) che si rivela vincente. Noi spettatori infatti restiamo agganciati alla videocamera di volta in volta scelta dal regista, senza poter uscire dallo spazio di ripresa e senza che alcuno degli attori lo cambi per noi. Le azioni che sappiamo accadere fuori dallo schermo creano sapientemente pathos in chi guarda, nella speranza che il file in riproduzione non “bufferi” interrompendo la visione proprio nel momento clou. Searching è quindi una piccola perla che va supportata, un thriller che sa regalare un’ora e quaranta di intrattenimento e riflessione.

C4 MATITE:

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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