Recensione Film: The Reunion

Regia Anna Odell
Paese – Anno – Durata Svezia – 2013 – 90′
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura Anna Odell
Produzione Mathilde Dedye
Genere Drammatico

Ci si ricorda ancora di quando si era giovani, innocenti, di quando la scuola era il nostro giardino, un luogo in cui formare sì la propria conoscenza ma anche dove plasmare la propria crescita, Molto spesso, quelli delle medie, sono ricordi segnanti, intangibili, poiché segnano un punto di svolta e ci riportano al nostro percorso di maturazione dall’infanzia all’adolescenza. Un passaggio che può essere ricco di stimoli oppure di drammi.

Questo ci racconta Anna Odell, regista svedese alla sua prima opera filmica che racconta, mescolando finzione e documentario, un problema insito in tutte le società: il bullismo e come se ne esce distrutti. Non importa la questione anagrafica, alcune solitudini provate in gioventù permangono e lasciano conti da saldare anche nell’età adulta.

La non-trama ha inizio con una festa organizzata per riunire tutti i vecchi compagni di classe. Tra i brindisi, i sorrisi e i ricordi dei vecchi tempi fa capolino anche Anna, lo sguardo stralunato, un’alone di riservatezza e disagio su di lei. Tutti sembrano accoglierla in maniera educata, secondo lo spirito della festa ma, proprio come in Festen di Lars Von Trier, Anna ha qualcosa da dire a tavola, davanti a tutti.

Una verità scomoda che racconta il suo passato con i compagni, una giovinezza vissuta tra l’allontanamento e lo scherno con l’illusione di poter far parte di un gruppo che non la vuole. Anna è cresciuta così, bislacca forse, ma con una crepa che non si è mai chiusa.

Mano a mano, il disagio dei commensali aumenta. Anna li incalza, uno per uno, fino allo sfinimento nervoso. Qualcosa si rompe, la festa si oscura. Anna viene allontanata nuovamente.

Ha inizio così la trama del film: Anna racconta di una festa che è avvenuta senza di lei. Ciò che abbiamo visto è una ricostruzione tutta sua, girata con degli attori. Sono pochi i veri compagni di scuola che vediamo sullo schermo, coloro i quali hanno accettato di confrontarsi con lei e le ferite che le sono state inferte.

Il tratto distintivo del film è questo: il filone del documentario che si intreccia con la finzione. Siamo distanti dal melodramma pacchiano della serie tv Netflix, quel 13 che ricostruisce il bullismo attraverso gli occhi di Anna Baker.

I dialoghi sono asciutti, la scenografia e le luci sono minimali, la recitazione è composta. Rievoca lo stile del Dogma, con una camera che segue l’azione in maniera distanziata, senza intervenire. Ciò che è accaduto ormai non può essere riparato, solo messo sotto una lente, indagato. Non c’è una risoluzione, solo cocci da raccogliere.

Una pellicola che tratta un argomento forte senza perdersi in un dramma spiattellato. Forse potrebbe arrivare di meno per qualcuno, ma l’argomento riesce a reggere bene, se non meglio proprio grazie al crudo realismo ed essenzialità con qui viene mostrato.

C4 MATITE:

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.