Shazam!, il supereroismo è un gioco da ragazzi

CAPTAIN THUNDER, CAPTAIN MARVEL, SHAZAM

Captain Marvel (anche conosciuto col nome di Captain Thunder), nasce nel 1940 sulle pagine della rivista Whiz Comics pubblicata dalla Fawcett Comics (una delle tante divisioni incorporate dalla DC Comics nel corso della sua scalata nel mondo del comicdom). Proprio verso la metà del secolo l’eroe trova la sua massima esplosione di popolarità e la serie Shazam/Captain Marvel Adventures arriva a toccare tirature da più di un milione di copie al mese.

Le cause del suo immediato successo si possono ricercare in una serie di cause coincidenti:  C.C. Beck e Bill Parker riescono a racchiudere tutti i punti di forza della Golden Age, un’eroe dalle origini misteriose e dalla cosmogonia ampiamente esplorabile – come il nostro caro Sups – infarcito da tonnellate di coloratissime trovate e magia. Come se non bastasse viene offerta al pubblico la tanto amata componente psicologica, che proprio in quegli anni ha fatto la fortuna di Wonder Woman Plastic Man, tra gli altri: cosa succede quando la potenza di uno dei supereroi più forti dell’universo DC finisce nelle mani e sopratutto nella mente di un quindicenne? È proprio su questo quesito che la serie fonda la sua essenza.

Gli autori che con il tempo si sono avvicendati sulla pagine del personaggio si sono posti una sola regola: divertirsi e far divertire. Proprio da qui parte Shazam! l’ultima fatica di David F. Sandberg, che riesce a trovare una chiave umoristica unica per l’universo filmico in cui viene sviluppato e che come accaduto di recente in Teen Titans Go! – Il Film diviene parodia di se stessa.

LA PELLICOLA

Shazam! pellicola del 2019 diretta da David F. Sandberg arriva in uno dei periodi di maggior confusione dell’accoppiata DC ComicsWarner Bros. Se da una parte le ultime pellicole in ordine cronologico (Wonder Woman e Aquaman) hanno riscontrato un giudizio complessivo tutto sommato positivo da critica ed incassi al botteghino, dall’altra la totale confusione editoriale dietro la creazione di un universo cinematografico condiviso sembra diventare ogni volta una vetta sempre più alta ed impervia da scalare.

(Co)protagonista nel ruolo di Billy Batson è un giovanissimo Asher Dov Angel, attore sedicenne che dopo una gavetta alternata tra piccole produzioni televisive e recital teatrali trova qui il suo esordio vero e proprio sul grande schermo. Per il ruolo del suo alter-ego in calzamaglia troviamo Zachary Levi, attore amatissimo da una piccola e ristretta fascia nerd per il suo ruolo memorabile in Chuck, che incarna alla perfezione – con il suo viso da eterno bambinone – i canoni sui quali è stato fondato Shazam e la sua controparte filmica.

Nel ruolo di uno degli storici nemici del brand, il Dr. Sivana, viene scelto un Mark Strong in stato di grazie e perfettamente centrato nella parte.

THE BIG RED CHEESE

Le due anime in conflitto sono quelle di un (super)cattivo da una parte, che cerca ad ogni costo un riscatto nei confronti del padre e del fratello che lo hanno sempre vessato ed incolpato per ogni cosa, costruito sulla ricerca del potere assoluto; dall’altra quella di un ragazzo alla deriva dopo essere stato abbandonato dai genitori – con una madre che non vede dalla tenera età e con un padre che non ha mai conosciuto – e scaraventato dalla burocrazia tra i diversi genitori in affido dai quali cerca di scappare, alla costante ricerca di un punto fermo dal quale far ripartire la sua vita.

Proprio sulla dicotomia d’intenti sembra basarsi la sceneggiatura di Henry Gayden, che sembra spingere l’acceleratore proprio sui due binari paralleli che Shazam e Sivana sembrano intraprendere una volta venuti a contatto con questi interminabili poteri ancestrali. “A cosa servono i poteri se non puoi condividerli con chi ami?sentenzia la pellicola durante una delle sequenze più esaltanti e proprio su questa domanda viene costruita tutta la seconda metà della trama.

IN CONCLUSIONE

In definitiva Shazam è l’opera che più di tutte dimostra la voglia di ripartire per la DC Comics al cinema, alla quale sin dai tempi dell’uscita di Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno viene tacciata di troppa seriosità e di una troppo forte componente di quello che possiamo chiamare: “post-nolanismo”. Sandberg porta sul grande schermo un’opera che non si prende troppo sul serio, senza scadere nel ridicolo e banale, ricolma di citazionismo e momenti spassosi (su tutti la lunga sequenza di scoperta dei poteri).

132 minuti di pura azione e risate, quanto di più centrato per colpire al meglio due fasce di pubblico distinte: quella più infantile sulla quale i cinecomics stanno puntando per la loro fortuna e su quello “zoccolo duro” che verrà coinvolto dall’attento lavoro di ricerca sulla cosmogonia dell’opera (attenzione alla scena dopo i titoli di coda).

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento