Recensione Videogame: LISA The Painful, un RPG doloroso

You’re pretty tough for a whacked out, midlife crisis looking bald guy.

LISA, LE ORIGINI

È circa il 2012 quando Austin Jorgensen, programmatore indipendente noto in arte come “Dingaling”, in seguito all’ispirazione fornitagli dall’esperienza personale di una ragazza che frequenta, decide di rilasciare un gioco bizzarro chiamato semplicemente “Lisa” (poi sottotitolato “The First”).

Si tratta di una delle tante visual novel amatoriali fatti in RPG-Maker, con visuale dall’alto e uno storytelling criptico e inquietante, che parla delle vicissitudini di una sfortunata bambina che viene molestata dal padre, un uomo grasso e costantemente brillo chiamato Marty Armstrong. In questo titolo, disponibile gratis, e dalla durata assai breve, il giocatore si ritrova a vestire per l’appunto i panni di Lisa, e a tentare di fuggire di casa, scoprendo, un pezzo alla volta, una storia raccontata esclusivamente attraverso allusioni mai particolarmente chiare e nitide, ma la cui ingombrante presenza è costante.

Siamo perseguitati da visioni e allucinazioni, da personaggi fallici che si esprimono usando doppisensi, e aracnidi con la faccia di Marty. Un pizzico alla volta, esplorando quel che è una sorta di inquietante viaggio nel subconscio reso in maniera sottile e minimale, scopriremo che la realtà in cui ci ritroviamo è fittizia, e simulata dalla mente della bambina. L’obiettivo del giocatore sarà rivelare l’orrenda verità cercando delle videocassette reperibili alla fine di ogni zona esplorabile, alla fine della quale verranno rese chiare le circostanze che affliggono Lisa, e dalla quale purtroppo sarà impossibile fuggire realmente.

PAURA E DELIRIO A OLATHE

Passano quindi un paio di anni, e dopo un inatteso feedback positivo nei confronti di “Lisa: The First”, Dingaling decide di proporre un nuovo gioco, chiamato anch’esso “Lisa” (ma sottotitolato ufficiosamente “The Painful” dalla comunità, onde evitare confusione). In seguito a una campagna di crowdfunding su Kickstarter, il gioco viene realizzato e rilasciato nel 2014 su Steam, con un motore di gioco totalmente rinnovato, e una storia molto diversa. Legato infatti a grandi linee al primo titolo, ma estremamente diverso da esso al tempo stesso, “Lisa: The Painful” è un anomalo dramma post-apocalittico, intriso di humor demenziale, che racconta la vita di un uomo chiamato Bradley Armstrong. Com’è possibile intuire, Brad è effettivamente imparentato con Marty, essendo addirittura il figlio del terribile uomo presentatoci nel gioco precedente, nonché fratello di quella Lisa che da il nome al gioco. Stavolta la terribile personalità del padre è raccontata senza troppe sottigliezze: il gioco inizia con un flashback che mostra un giovane Brad, che, in seguito ad un pestaggio subito per difendere un amico in difficoltà, torna nella sua casa fatiscente con una maglietta squarciata, e viene accolto dal padre ubriaco con una sgridata, e una bottiglia di birra scagliata addosso con violenza.

In seguito a questa scena introduttiva ci ritroviamo nei panni di Brad anni più avanti, un uomo adulto con una folta barba, in mezzo a una landa desolata chiamata Olathe che non richiama più quella parvenza di civiltà che figurava nel flashback. Girovagando, Brad trova un bebè in fasce che piange, e dopo un fallimentare tentativo di acquietare l’infante, decide di portarlo nel suo rifugio. Tornato al suo accampamento, Brad, assieme ai suoi compagni, scopre, con grande stupore, che quel che ha trovato è una bambina. E qui ci viene rivelato che non esistono più femmine nel mondo post-apocalittico in cui ci troviamo. In seguito a un terribile evento noto solo come il “Flash”, tutte le donne infatti sono apparentemente morte nella regione di Olathe, che si è ridotta a una landa deserta e senza vita.

Brad, conscio dell’immensa responsabilità di cui si fa carico, prende l’importante decisione di proteggere e crescere la bambina, dandole il nome di “Buddy”, sia per compassione che per rimediare a qualcosa del suo passato.

Trascorrono altri anni, nei quali vediamo Buddy crescere con Brad e i suoi zii, e tra uno scorcio e l’altro, scopriamo che Brad è anche un tossicodipendente, e abusa di alcune pillole blu chiamate “Joy”. In una di queste occasioni in cui Brad va a farsi di Joy, Buddy scompare, e quando l’uomo rincasa nella sua dimora, trova solo dei cadaveri al suo interno. Disperato, Brad decide di incamminarsi per salvare sua figlia, dispersa in un mondo popolato da gang di motociclisti, drogati, uomini mascherati da pesci, e spaventosi mutanti.

UN RPG UNICO NEL SUO GENERE

A differenza del primo gioco, incentrato solo sulla sua componente narrativa, “Lisa: The Painful” è un RPG effettivo, con un solido gameplay, un bizzarro sistema di combattimento a turni, ed un’esplorazione basata sui platform a scorrimento. È un sapiente miscuglio dei topos più celebri del genere post-apocalittico, presi a piene mani in particolare da Ken il Guerriero, ma mescolati a un umorismo assai unico e singolare. “Lisa” sa essere a tratti un gioco ridicolo, che strappa più di una risata con i suoi incredibili personaggi, dai compagni di squadra che è possibile reclutare in giro per Olathe ai nemici che ostacolano Brad, ma al tempo stesso, è anche un gioco che sa dare un pugno nello stomaco, e inquietare profondamente con la sua disturbante iconografia, e soprattutto con le decisioni a cui costringe il giocatore, dal sacrificare i propri averi al farsi mozzare gli arti, o al fare ammazzare i propri compagni di squadra. Vale la pena sottolineare inoltre quanto la colonna sonora, composta da Dingaling, sia a sua volta un’altra perla particolare che rende questo gioco un’esperienza unica. La musica di Lisa: The Painful è qualcosa di totalmente bizzarro, a tratti orecchiabile e in altri casi alienante.

In termini di gameplay vanno decisamente menzionate le due difficoltà, dove la più elevata aggiunge un grado estremo di sfida, poiché i punti di salvataggio diventano monouso, aggiungendosi così ad un sistema di gioco che è già ingiusto, con i costanti rischi di essere aggrediti, rapinati, avvelenati, o abbandonati dai compagni quando di si riposa accanto a un falò, o di cadere giù da un burrone a causa della disattenzione del giocatore. Lisa è tutt’altro che un gioco semplice, e sebbene il suo aspetto minimalista a primo impatto possa non entusiasmare o ispirare, vale indubbiamente la pena recuperarlo per ciò che si nasconde sotto la sua facciata demenziale.

PRIMA DI COMPRARE

Unica nota che è opportuno considerare prima dell’acquisto è che la storia di questo gioco viene continuata in un DLC conclusivo chiamato “Lisa: The Joyful”, dove il giocatore si ritrova nei panni di Buddy. Che lo si voglia recuperare o meno, la scelta è a discrezione di chi avrà modo di giocare a “Lisa: The Painful”, il quale, pur essendo tecnicamente il secondo gioco di quella che in effetti è una trilogia, rimane indubbiamente il primo titolo che vale la pena recuperare, per poi giocare agli altri casomai si volesse approfondire la lore con “Lisa: The First”, o sapere come va a finire la storia di Buddy in caso si fosse rimasti affascinati dalla straordinaria, bizzarra e deprimente storia di Lisa: The Painful.

Ridam Rahman

Celebre scrittore di fama locale, nonché modesto megalomane. Attingendo alle forze dell'occulto ha ottenuto il titolo di dottore in Informatica alla Sapienza. Nel tempo libero adora leggere libri e fumetti, guardare film e serie tv, e giocare ai videogiochi. Ogni tanto si cimenta nella scrittura di racconti; ancor più di rado prova a dedicarsi allo sviluppo di videogiochi. La sua passione segreta è scrivere di sé in terza persona.

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