Recensione: Aliens #8, e se l’Apocalisse fosse venuta dallo spazio profondo?

Editore SaldaPress
Autori Mark Schultz e Doug Wheatley
Prima pubblicazione 1999
Prima edizione italiana 2017
Formato 16,8 x 25,56 cm spillato
Numero pagine 48

Prezzo 3,20 euro

INDIETRO NELLO SPAZIO

La collana Aliens che SaldaPress ha portato in Italia raccoglie le migliori saghe dedicate all’universo degli Xenomorfi. In questo numero facciamo un salto indietro, nello spazio e nel tempo, all’epoca delle prime storie a fumetti che seguirono l’uscita di Alien di Ridley Scott. Questa mini serie è del 1999, s’intitola Aliens: Apocalypse ed è scritta da Mark Schultz e illustrata da Doug Wheatley, ambientata vent’anni dopo “l’incidente” della Nostromo e la scoperta della temibile razza aliena. La prospettiva degli autori affascina se letta al giorno d’oggi, quando, dopo l’uscita di Prometheus e Alien: Covenant, si è scoperto quasi tutto su ciò che all’epoca di Apocalypse era dannatamente affascinante.

Non fa male rileggere queste storie proprio per il fatto che esse si basavano su spunti di quelle che erano solo le origini di un universo fantascientifico capace ancora oggi di attirare migliaia di persone. Quando non c’erano schemi e canoni e l’esplorazione dello spazio e dell’ignoto erano un sotto testo evidente nella simbolizzazione di Alien.

ORIZZONTI INEDITI

Proprio la scoperta è il motore scoppiettante di Apocalypse che narra della spedizione del dottor Keitel, esploratore e scienziato per conto della Gehogold, verso un nuovo relitto della (allora) misteriosa civiltà che portava con sè le uova di Xenomorfo. Della spedizione si è persa ogni traccia e in avanscoperta viene inviata la squadra privata di militari guidata dalla statuaria Alecto. Non c’è bisogno di dirvi che qualcuno si farà male. Limiti e pregi dell’Alien Universe tornano ad insidiare anche questa produzione, ma l’elemento novità è rinforzato proprio dalla possibilità di spaziare come si vuole nella storia degli Xenomorfi.

 

La premessa degli autori è che la razza di alieni assassini abbia scatenato l’apocalisse biblica sulla Terra, milioni di anni prima della nuova civiltà, e che il nostro destino sia in qualche modo legato alla loro specie.

SOLO UN MORSO

La prima parte che possiamo leggere in Aliens #8 è cosparsa di parole che settano ciò che potremo leggere nel prossimo numero. Purtroppo risulta piuttosto piatta e priva di momenti che un appassionato di Alien non abbia imparato ad aspettarsi. Si tratta di un compromesso da accettare per una lettura vecchia di ormai vent’anni. Le aspettative per il finale sono però appetibili e vale la pena collezionare questa mini serie che punta il suo fascino sugli orizzonti inediti che allora era possibile esplorare.

Questa lettura è dunque solo un morso di tutto il piatto, ma rimane valida grazie alle tavole statiche ma dettagliate di Wheatley il quale ci regala degli Xenomorfi antropomorfi di impressionante precisione e plasticità, illuminati da tinte carnose che gli donano pigmenti inquietanti.

Se negli scorsi numeri, la collana Aliens ha dato ai lettori nuove storyline sull’universo alieno, questa mini serie è una buona riscoperta delle collane che allora furono di Dark Horse. Prelibatezze per collezionisti e appassionati.

PRO CONTRO
– È l'Alien Universe
– Gli Xenomorfi disegnati da Wheatley sono belli da vedere
– C'è tutta la fascinazione dell'universo ancora inesplorato nella saga di Alien
– Buon ritmo nella narrazione
– Per il lettore di Alien, in questa prima parte è tutto già visto
– Molti spiegoni

C4 MATITE:

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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