Big Baby, il grottesco tra i sobborghi statunitensi

Charles Burns è un autore venuto alla ribalta nel mercato nel fumetto underground statunitense con l’uscita di Black Hole, graphic novel dalle tinte horror-creepy dove si racconta di una malattia che si diffonde sessualmente tra i giovani attraverso i rapporti sessuali. Il volume Big Baby pubblicato da Oblomov Edizioni decide di partire proponendo nuovamente – dopo l’edizione Coconino Press del 2009 – le storie grottesche pubblicate alla corte di Art Spiegelman e Francoise Mouly per la rivista RAW, che vedono come protagonista assoluto lo studente Tony Delmonto che proprio per il suo bizzarro aspetto da il nome all’opera. Si tratta dell’ultimo tassello di una trilogia iniziata negli anni ’80 e che raccoglie oltre a questo i lavori su Skin Deep e El Borbah che vanno a racchiudere un lavoro di ricerca sulla piaga nell’uomo nella società moderna. A questi tre dovrebbe aggiungersi un quarto, intitolato Bad Vibes, che proprio a causa dei tempi biblici di produzione tarda ad arrivare.

TRA LE PIEGHE DELLA PERIFERIA AMERICANA

Burns ha fatto della crescita nella degradante periferia americana uno dei suoi topoi di riferimento e questa serie, culla dei lavori seminali che ne avrebbero contraddistinto la carriera, non fanno che trasportare questa visione attraverso lo sguardo di un recluso, di un creepy, di un ragazzo che per il suo aspetto alieno viene schernito e allontanato.

La maledizione degli uomini talpa (Curse of the molemen) è una storia che mette in gioco una domanda: quabnto delle visioni oniriche del nostro protagonista è quello che vive realmente? Un uomo mette in atto un assurdo piano per cercare di incastrare la moglie e verificare la sua fedeltà: costrurire una piscina per riempire di operai la casa e scoprire la sua reazione. Con l’inizio dei lavori Tony comincierà ad immaginare delle strane creature muoversi tra gli scavi, lasciandoci con il dubbio sulla loro effettiva esistenza.

Peste giovanile (Teen Plague) riprende i temi tanto amati dall’autore dell’b-movie a tinte horror: la trasformazione, la sessualità distorta e l’orrore, presentandoci un inquietante protagonista dalle forme uniche: un bulbo oculare con sembianze antropomorfe (quasi una visione demoniaca di Mike Wazowski della Pixar).  Blood Club mostra il fianco per il lato più sensibile ed emotivo della storia: ci viene raccontata infatti l’incontro tra il Big Baby ed un ragazzo fantasma durante la permenenza ad un campo estivo e del suo tentativo di liberare quest’ultimo dalla sua permenenza forzata sulla Terra.

CHARLES BURNS E IL SUO BIG BABY

Essere un big baby vuol dire non distaccarsi da una parte di sé che per convenzioni sociali siamo costretti ad abbanondare: quella più infantile ed instintiva. Riuscire a rimanere incantati verso la realtà che ci circonda, legandoci a quel filo sottile che collega la parte meno convenzionale della nostra realtà che spesso decidiamo di escludere e che ci lascia con il dubbio su quello che abbiamo appena visto. Tony attraverso la sua crescita rappresenta noi o quantomeno quello che potremmo e dovremmo essere più spesso.

Nelle interviste l’autore statunitense ha più volte raccontato quanto il suo vissuto personale abbia influito nella sua crescita culturale ed artistica: decadenza urbana, film e fumetti horror di seconda categoria e la fuga attraverso l’immaginazione. Tutti questi temi sono la colonna strutturante della sua poetica e del suo racconto e qui vengono messi in gioco, spesso parodizzati per la loro natura più goffa e ridicola ma traspare forte l’amore che c’è nei loro confronti.

UN MAESTRO DEL BIANCO E NERO

Lo stile di Burns è inconfondibile: con una struttura classica della tavola si lascia ampio spazio ad un disegno che fa dellì’utilizzo del bianco e nero e di una china unica nel suo genere la sua esplosione artistica massima. L’autore statunitense tratteggia attraverso l’arte della distorsione della realtà più biografica dei primi anni ’60 una realtà sommessa: quella dei sognatori ad occhi aperti che sono capaci di guardare ciò che li circonda attraverso un occhio diverso ma mai scontato e banale. Il suo è un universo, come poi dimostrato anche con le successive opere, grottesco ma allo stesso tempo seducente e imprevedibile.

CONCLUSIONI

Oblomov decide di racchiudere le storie giovanili di uno degli artisti più importanti e seminali della cosidetta scena underground. Il risultato è un volume cartonato dalle grandi dimensioni capace di esaltare al meglio il lato artistico, già di assoluto livello (al contrario di qualche scelta narrativa altalentante). Il lavoro di ricerca e diffusione di Igort e del suo staff è omnicomprensivo di generi e stili differenti, tutti con una profonda attenzione al lato cartotecnico, che sopratutto nelle opere che ne permettono l’esplosione, raggiungono l’estetica e la qualità assoluta delle migliori case editrici al mondo.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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