Recensione: Black Eyed Kids #1

Editore SaldaPress
Autori Joe Pruett e Szymon Kudransky
Prima pubblicazione 2017
Prima edizione italiana 2018
Formato
Numero pagine 120 a colori

Prezzo 14,90 euro

Se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te

LEGGENDE METROPOLITANE

Le leggende metropolitane sono storie insolite e inverosimili, nate nel contesto contemporaneo e inizialmente trasmesse per via orale che, ad un certo punto della loro diffusione, assumono una risonanza mediatica tale da entrare a far parte della cultura e dell’immaginario popolare. Questo calderone di narrazioni, immagini e suggestioni si presta a continui rimaneggiamenti e reinterpretazioni, fornendo un variegato bacino di spunti per il mondo della letteratura, del cinema, dei videogiochi e, ovviamente, anche dei fumetti. Proprio ad una di queste leggende metropolitane si ispira Black Eyed Kids, fumetto di Joe Pruett e Szymon Kudransky pubblicato negli U.S. A  da Aftershock Comics e portato in Italia da Saldapress.

La leggenda in questione, come suggerito dal titolo stesso, è quella dei “bambini dagli occhi neri”, fantomatiche creature dalle sembianze di bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni di carnagione chiara e occhi tutti neri che fanno l’autostop, chiedono l’elemosina e si presentano davanti alla porta delle persone chiedendo di poter entrare per poi fargli del male. Le voci riguardanti questi bambini sono iniziate negli anni novanta, diventando terreno fertile  per molti creepypasta e un paio di film horror indipendenti (Sunshine girl and the hunt for Black Eyed Kids, N.J. Hagen, 2012 e Black Eyed Children: let me in , J. Snyder, 2015).

LA TRAMA

Il fascino dei B.E.K. e del loro mistero non ha lasciato indifferenti Pruett e Kudransky che, nello scenario spettrale di una cittadina del midwest degli Stati Uniti, danno le loro sembianze ad un orrore che sembra essere improvvisamente uscito allo scoperto, iniziando a mietere vittime e a reclamare il potere sul  nostro mondo. Ecco, dunque, che ragazzini dagli occhi neri come l’abisso e una forza sovrumana iniziano ad aggirarsi tra le vie e gli edifici della cittadina: una famiglia viene sterminata dal suo stesso figlio, un commerciante e un cliente vengono uccisi a sangue freddo, un poliziotto scopre alcuni cadaveri massacrati, una scrittrice viene rapita. La città entra nel panico, ma c’è qualcuno che è deciso a combattere  per salvare la propria vita e quella dei suoi figli e saranno proprio loro i protagonisti della storia che in questo primo volume dà, sicuramente, più domande che risposte: chi sono i b.e.k? Qual è la lor origine? Quali sono le loro intenzioni?

L’ORRORE DAL VOLTO INNOCENTE

B.e.k è un fumetto dalle tinte fortemente horror, caratterizzato da dialoghi ben scritti e da un ritmo avvincente. La materia inverosimile della leggenda metropolitana viene inserita in un contesto fortemente realistico di una provincia americana apparentemente tranquilla, riuscendo da subito ad imprimere nel lettore un senso di sinistra inquietudine. I bambini, che di solito associamo ad un’immagine di innocenza  e sensibilità, nel fumetto assumono le caratteristiche di esseri  creati per uccidere, letali e privi di empatia, lasciando dietro di sé, in una manciata di poche pagine, una lunga scia di sangue.

L’intreccio del fumetto privilegia una dimensione corale, facendo intersecare  le vicende di vari personaggi e dandoci l’idea di qualcosa che sta lentamente, ma inesorabilmente, abbracciando tutta la cittadina, espandendosi come un virus mortale.  Pur non svelando molto sui possibili sviluppi della trama e lasciando grande spazio alla azione e al susseguirsi egli eventi, l’autore mette già in campo alcuni temi interessanti. Uno di questi è, certamente, il rapporto tra genitori e figli. Pruett, infatti,  ci fa entrare nelle vite di famiglie “normali”, fatte di serate afflosciate sul divano davanti alla tv, dove la distanza tra i genitori e i figli sembra immensa, storie finite, nuclei spezzati, patrigni menefreghisti, madri ansiose, uomini che non vedono l’ora di tornare per scolarsi un bicchiere e dimenticarsi della giornata. A rafforzare tutto questo c’è anche quello che sembra essere  il “rito di iniziazione” dei B.e.k, ovvero la distruzione dei legami di sangue più prossimi, segnando così un ulteriore distacco tra il mondo dei giovani e quello degli adulti e, in questo caso, anche tra cosa è umano e ciò che non lo è più. Altro tema degna di nota e appena accennato, è quello dei B.e.k come “rivoluzione sociale”, sembra infatti che l’intenzione dei bambini dagli occhi neri sia quella di rendere l’umanità propria schiava, dando vita ad una nuova era. Staremo a vedere cosa ci si riserveranno i prossimi numeri.

L’OSCURITÀ CHE AVVOLGE TUTTO

Dal punto di vista visivo il lavoro di Kudransky ai disegni  e Guj Major ai colori è davvero notevole. Lo stile è realistico, ma fortemente espressivo grazie ad uso sapiente dei chiaroscuri, del nero e dei contrasti cromatici. All’espressività contribuisce anche la grande attenzione per le espressioni facciali dei personaggi che vanno ad esaltare, di contrasto, l’inespressività terribile dei B.E.K, enfatizzata con dei primi piani altamente disturbanti. Gli ambienti notturni desolati, dai toni scuri e freddi e le inquadrature spesso oblique e instabili suscitano nel lettore un costante senso di inquietudine e ansia, pronto ad esplodere nelle scene di violenza, caratterizzate da una certa efferatezza e da una buona dose di sangue.

CONCLUSIONI

In conclusione, B.E.K. è un fumetto horror in grado di tenere il lettore incollato alle pagine con i brividi lungo la schiena. Il ritmo è incalzante e ci si trova immersi in una situazione in cui il male è ad ogni angolo di strada, pronto a dilagare e ad allungare la sua scia di morte. L’azione e la componente sanguinolenta non mancano di certo, tenendo alta la tensione e facendo la felicità degli amanti del genere. Le tavole di Kudransky esaltano la narrazione di Pruett, andando a creare un’atmosfera funzionale al senso di paura e inquietudine che vuole trasmettere. Date le premesse narrative e la qualità generale di questo primo volume, non vedo davvero l’ora di leggere il secondo.

PRO CONTRO
– Estremamente avvincente e scorrevole
– Ritmo incalzante e tanta azione
– Atmosfera cupa che riesce a mettere la giusta tensione
– Visivamente molto valido

– Non particolarmente originale

C4 MATITE:

Matteo Marchetti

Filosofo per formazione ed educatore per professione, cresce a Dragonball, Final Fantasy e calcio di strada nella campagna piacentina. Appassionato di fumetti, cinema, videogiochi, letteratura e arte è sempre a caccia di nuovi stimoli su cui riflettere, dialogare e scrivere.

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